La Polizia allo stadio no. Anzi, la si può pure picchiare, tanto inizian sempre loro.
giovedì 31 luglio 2008
Parlare o sparlare, il problema almeno poniamocelo
La Polizia allo stadio no. Anzi, la si può pure picchiare, tanto inizian sempre loro.
lunedì 28 luglio 2008
La speranza è l'ultima a morire!
Inganno l'attesa dell'ora di partenza, sfogliando alcuni libretti di vie di arrampicata che ieri sera ho "fregato" all'Alpinauta: ebbene si, per suo sommo piacere comincio a prenderci gusto..purchè non si superi il mio limite del 5-!
Ci sentiamo al telefono e una preoccupata e speranzosa Ilaria mi chiede "Si va lo stesso vero?"
A questi punto le speranze di rimanere a casa del figliolo crollano! Con una madre e amiche così non c'è proprio speranza!
Sfoglio in fretta il mio elenco di itinerari alla ricerca di una meta alternativa: urge casera o rifugio come destinazione finale per eventuale riparo!
La scelta cade su c.ra Pizzul, raggiungibile addirittura in auto, e c.ra Paluchian, raggiungibile con un' ulteriore breve camminata. Meta approvata all'unanimità, per la prima volta butto in auto anche un paio d'ombrelli!
Raccolgo un'entusiasta Ilaria e via verso Paularo!
In circa 40min siamo a c.ra Pizzul e visto che il tempo tiene bene decidiamo di proseguire fino a c.ra Paluchian.
Socievoli mucche ci accolgono curiose alla casera che al momento è monticata e in piena attività. L'area è piuttosto fangosa viste le recenti piogge e le mucche che pascolano li in giro, così decidiamo di ritornare sui nostri passi e gustarci le vettovaglie ad un tavo
Prima di ripartire, visitiamo la piccola cappella dedicata agli alpini morti nella guerra 15-18 e ammiriamo il bellissimo fregio di un aquila, scolpito dal III Reggimento Alpini e posto sotto l'altarino esterno.
Per concludere in gloria, visto che siamo presto, facciamo anche una breve deviazione per visitare il ricovero c.ra Tamai che si trova sulla via del ritorno.
domenica 27 luglio 2008
Arrampicando nella leggenda
La volontà di Kugy di cercare nuovi itinerari, logici, ma difficili per quegli anni lo portò a pensare ad un itinerario che superasse il ghiacciaio, risalisse lo sperone centrale e portasse in cima attraverso le cenge sommitali.
La messa in pratica di queste teorie costrinse Herr Doctor e le sue guide a dare il meglio di se in parete.
Nel primo pomeriggio del 24 agosto 1902 Kugy, Oitzinger, Bolaffio e Komac uscivano sulla cresta del Montasio.
Era nata la diretta Nord.
"Andrea lino a fa la Kugy a la nord dal Montas?"
"Sino sigurs? a metin temporai par sabide dopomisdi"
"D'estat a metin simpri temporai dopomisdi!!!"
Alle quattro e mezzo del mattino la Freccia Nera raggiunge l'impero di Goricizza, carichiamo velocemente le mie cose e partiamo alla volta di Sella Somdogna. Per strada non c'è quasi nessuno e arriviamo in fondo alla Val Dogna alle sei. Inforchiamo gli zaini e ci incamminiamo verso il Rifugio Grego, proseguendo veloci verso il bivacco Stuparich. Erano diversi anni che non facevo questo sentiero e non mi ricordavo della repentina discesa del sentiero poco dopo il rifugio. Poca cosa, ma il pensiero andava già al ritorno, e non mi stava poi tanto simpatico risalire quel tratto.
Arriviamo al bivacco in un'oretta, e man mano che ci avviciniamo lo sguardo scruta la parete che si para davanti a noi, maestosa nella sua grandezza.
Imbocchiamo il sentiero che porta alla Via Amalia, e una volta giunti nei pressi della morena, lasciamo la traccia battuta e ci avventuriamo per le ghiaie fini che ci portano al ghiacciaio del Montasio.
Calzati i ramponi e impugnata la picozza iniziamo a risalire il relitto glaciale, che con una discreta pendenza, ci porta alla crepacciata terminale e all'attacco della via.
Calo il Signor Loi (anche oggi in veste cardinalizia) alla base della crepaccia e mi appresto a fargli sicura sul primo tiro di corda: sale di una cinquantina di metri fa sosta utilizzando le attrezzature presenti in parete. Mi cala dal bordo del crepaccio fino all'attacco della parete e, una volta tolti i ramponi, inizio a salire e in breve lo raggiungo. Proseguo per un altro tiro di corda e una volta recuperatolo siamo fuori dalla parte più difficoltosa della via, ci sleghiamo, riponiamo la corda e continuiamo a salire.
Superiamo alcuni passaggi delicati su cengette esili e arriviamo al famoso Passaggio Oitzinger, un tempo il passaggio più difficile della via, ora deturpato da ciò che resta delle attrezzature, più fastidiose che utili.
Ormai la cima si fà più vicina e in breve sbuchiamo, tra roccie rotte, in cresta nei pressi del Ricovero Garrone.
Mi avvio felice verso la cima, dopo aver ricevuto i complimenti di una coppia di austriaci che aveva seguito l'ultima parte della nostra arrampicata, mi giro un attimo per far parola con il Loi, e lo vedo seduto all'uscita. Rassicurato delle sue condizioni proseguo in cima, dove mi libero dallo zaino e guardo le cime circostanti soddisfatto.
Andrea mi raggiunge, stanco ma soddisfatto della salita. Iniziamo a studiare la discesa e a guardare il cielo: nuvole nere si rincorrono sopra di noi, il Fuart e il Canin ne sono avvolti. Per una attimo ci balena l'idea di scendere ai Piani e chiamare Nadia a recuperarci, ma è un attimo. Proseguiamo come da programma. Una coppia di sloveni ci ragguaglia sulle condizioni della neve sull' Amalia e insieme a loro e a qualche stambecco iniziamo la discesa lungo il Findenegg, in direzione del Suringar. In discesa il canalone non è certo piacevole, ricoperto com'è di detriti. A ogni passo se ne smuove qualcuno, che a sua volta ne smuove altri e così via.
venerdì 25 luglio 2008
8 agosto 2008: l'ora si avvicina
martedì 22 luglio 2008
Mandi Memè

Sauris e dintorni
per poi regalarti di nuovo il cielo.
Torre? No! Cima? No! Spigolo? Si!
lunedì 14 luglio 2008
Climbers on the storm
martedì 8 luglio 2008
Le frontiere della comunicazione
Turisti per caso: Varallo
Piramide Vincent
La Montagna delle Winx (Elena docet)
Finalmente è giunto il momento: si parte per la Val Sesia ed il Monte Rosa.
Venerdì la sveglia è alle cinque e la partenza... ...appena pronti.
Scarponi, piccozze, corda e zaini sono già in auto ad aspettarci ed alle sei ci mettiamo in viaggio in direzione di Alagna.
Il temuto traffico non è tanto pesante e passiamo indenni sia la tangenziale di Mestre che il Far West di Milano, per poi percorrere tranquillamente le campagne del vercellese alla volta della Val Sesia, che ci accoglie con i suoi boschi, i suoi paesi walser e i suoi ghiacciai, che per il momento sono nascosti dalle nuvole che cupe si rincorrono nel cielo.
Dopo una breve sosta a Scopello, arriviamo in una sonnacchiosa Alagna, dove l'atmosfera è più da villaggio di peones messicani che da rinomata stazione turistica delle Alpi.
Per la piazzetta della funivia ci aggiriamo solitari: gli impianti aprono alle due e un quarto è abbiamo davanti un pò di tempo da aspettare. Finalmente lo sportello apre, prendiamo i biglietti "alpinistici" (2 salite e ritorno gratuito per 25 € cadauno...) e scopriamo che gli impianti di Punta Indren sono chiusi e che dobbiamo salire al Passo dei Salati e da questo per lo Stolemberg a Punta Indren. Un'oretta in più di cammino per il rifugio!
Torniamo alla macchina e ci prepariamo: via i pantalon corti e su i Montura invernali, un'ultima controllatina ai materiali... c'è tutto! Andiamo!
Andiamo: facile a dirsi! Gli zaini sembrano pesare un quintale, ed entrare nella telecabina è già un'impresa.
Con due tratti di impianti saliamo in mezz'oretta al Passo dei Salati, a quota 2980, quasi duemila metri sopra Alagna! Usciamo dalla stazione di arrivo e imbocchiamo la traccia tra gli sfasciumi che ci porta a salire lo Stolemberg, 3202m, per ridiscendere di un centinaio di metri prima di risalire a Punta Indren, 3260m.
Ora iniziamo la traversata del ghiacciaio d'Indren, lungo la traccia che lo percorre in un lungo falsopiano, fino a raggiungere il costone roccioso dove si trova il rifugio Mantova, a 3470m. Davanti a noi tante piccole figure si snocciolano in processione lungo la traccia precedendoci lungo il percorso.
Camminiamo senza fretta sul ghiacciaio, godendo il panorama gelato che ci abbraccia e arriviamo finalmente al rifugio. Lungo il costone che ci separa dalla Val Sesia le nuvole che salgono dal fondovalle litigano con il vento freddo del ghiacciaio, creando acrobazie sfilacciate nel cielo azzurro.
Davanti al rifugio un Cristo stilizzato alza le braccia verso le cime circostanti, quasi a esultare per la bellezza selvaggia che ci circonda.
E' strano ritrovarsi a pensare che un simbolo di sacrificio e di pace possa godere pure lui di quel sottile egoismo che pervade gli alpinisti quando vedono l'oggetto della loro cupidigia a portata di mano, tutto per loro, e per il loro piacere.
Il rifugio palpita di vita, sul terrazzo che guarda sull'Alpe d'Indren, alcune decine di alpinisti parlano dei loro progetti per i giorni seguenti, entriamo a"sbrigare" le formalità per il pernottamento, e il gestore ci avvisa che ceneremo con il secondo turno, verso le otto. Poco a poco il terrazzo si svuota e resta tutto per noi, un messaggio a casa per rassicurare le mamme, e lo sguardo si perde tutt'intorno, estasiato.
Tutto d'un tratto si è fatto silenzio, il grosso degli ospiti sta cenando all'interno e fuori siamo rimasti noi due e due ragazzi francesi, i nostri compagni di stanza.
Ci godiamo gli ultimi scampoli di sole prima di cena, mentre il pensiero corre già al giorno dopo.