Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

lunedì 5 marzo 2018

Ghiaccio in Reintal

A volte capita di cadere in letargo, la voglia di scoprire o riscoprire vien meno, ci si adatta a quello che si conosce bene. Poi d'improvviso riesplode la voglia di conoscere, di vedere cosa c'è dietro l'angolo, e oltre ancora, coinvolgendo chi ti sta vicino, cercandone l'appoggio, la spinta decisiva.
"Andiamo? No, Andiamo!"
Rimandato un viaggio molto desiderato per i problemi di un amico, la voglia resta. La voglia di uscire dal solito, di riscoprire luoghi visitati anni fa, talmente tanti da non ricordare nulla, se non qualche nome. E cosi mi ritrovo a coinvolgere gli amici, che prontamente seguono. E per trovare aria nuova, alla fin fine, non serve molto, basta far qualche chilometro in più. Basta aver voglia di scoprire quello che raccontano le pagine di un libro.
Così ci si ritrova di buon ora al solito parcheggio,si caricano le auto e si parte, rompendo la routine che si era creata anche nel gruppo degli amici. Si parte alla volta di Riva di Tures per passare un fine settimana tra le verticalità effimere che offre la valle.


Risalendo la valle le cascate fanno bella mostra di se, corteggiate da molti pretendenti. Puntiamo dove essa ha fine, dove ci dividiamo in due gruppi: uno si ferma nella "falesia" Angerer, mentre noi altri puntiamo alla vicina Tristenbach.


Saliamo la prima simpatica goulotte e poi aspettiamo che si sbrogli la chiassosa matassa di amici della Scuola Emilio Comici di Trieste. Dopo saliamo pure noi, su ghiaccio in condizione, con tratti lavorati, ma mai difficile. Salgo godendomi ogni metro e compiacendomi di vedere Nadia sempre più a suo agio con le picche in mano.







Un bel viaggio dura sempre poco e questo è stato fin troppo breve. Il tempo di fermarsi a pensare alla bella giornata trascorsa e si fa subito mattino. Il vento scende ululando verso il fondovalle, portando con se il grigio della bufera. Un cielo lattiginoso stende un velo sulla valle nel primo mattino. Abbandoniamo l'idea di salire Ursprung, nascosta lassù, tra nubi e nevischio, e scendiamo verso Campo Tures per salire Jahrzahlwand.
Piazzola sul tornante deserta, quattro chiacchiere in mezzo alla strada con gli amici di Trieste e poi veloci verso la cascata, timorosi di un affollamento che non c'è, sebbene l'avvicinamento sia molto easy.
Tutta per noi.

















Nella ripida solitudine bianca, sotto un cielo che si fa man mano più azzuro e limpido, abbiamo salito questa bella cascata, concedendoci per metà pure il bis, prima di scendere di nuovo alla auto per riunirci con gli altri, impegnati su Tristenbach.
Lungo il rientro, in auto,  tra una parola e l'altra, frullano in testa i progetti per la stagione, la voglia di andare, di cercare angoli nuovi, di riscoprirne altri caduti nell'oblio è tornata. Ed è questa la soddisfazione più grande.

Nessun commento: