Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

lunedì 30 giugno 2008

Rilassante Bernone





Sarà il caldo, sarà lo stress, sarà il bisogno di ferie, ma sono stanca e per questo weekend decido di organizzare un'uscita rilassante, tranquilla...
Vista anche l'imminenza dell' escursione sul m.te Rosa...mica dovrò arrivarci gia stanca?
Il meteo anche per questo fine settimana mette tempo molto incerto... sai che novità!

Consulto subito il mio lungo elenco d'uscite e la scelta cade su c.ra Bernone a Sauris.

Un rapido giro di messaggi e le amiche son d'accordo. Nicholas si limita nelle proteste visto il limitato dislivello di soli 600metri e la possibilità di parlare a morte con le mie amiche!

Anche Luca si aggrega all'ultimo minuto.
Solito ritrovo al Fungo e via che si parte.
Giungiamo al lago di Sauris e attraversiamo la diga in direzione del Passo Pura. Imboccata la carrareccia subito dopo la galleria proseguiamo costeggiando il lago fino ad un piccolo guado dove parcheggiamo le auto. Zaini in spalla, partiamo che son passate da poco le 10 e ci avviamo su per la forestale che sale zigzagando silenziosa nel fitto bosco di Bernone.
La strada sterrata e la sua poca pendenza ci permettono di chiacchierare in tranquillità e di goderci la frescura dopo tanti giorni di afa cittadina!


In circa 2 ore giungiamo alla casera dove veniamo accolti da un gruppetto di ragazzi e ragazze che hanno pernottato qui. La casera è stata recentemente restaurata con tipologia locale ed è dotata di tutto! Una bella baita in legno e pietra!

Ci sediamo a mangiare nei tavoli all'esterno visto che il tempo regge a meraviglia, intrattenuti dalle canzoni goliardiche di uno dei ragazzi (un misto tra vasco rossi,claudio baglioni e sdrindule), che, steso sulla ringhiera in legno della veranda, strimpella (tormenta?) con la chitarra adattando a vecchie canzoni parole e scemenze che fanno ridere di gusto Nicholas e orripilare le nostre povere orecchie!!!

Ma l'atmosfera è divertente e dopo un po' i ragazzi si ritirano all'interno della casera per preparare il pranzo lasciandoci in beata e contemplativa pace.
Ilaria e Silvia decidono di proseguire verso il Brutto Passo mentre noi restiamo in attesa di Denis e di due amici del gruppetto che stanno arrivando.

Verso le due il cielo comincia ad annuvolarsi e piccole gocce a cadere. Silvia e Ilaria, vista la difficoltà nell'individuazione della giusta traccia, decidono di tornare indietro, giusto in tempo che la pioggia inizia a scrosciare abbondantemente.

Il pensiero va a Denis e agli altri due ragazzi che sono per strada! Arrivano poco dopo e, al riparo dell'ampia terrazza, li prendiamo in giro bonariamente: sono zuppi!
Attendiamo che il peggio del diluvio passi e che Denis si rifocilli e poco dopo, indossati k-way e copri zaini, sotto una leggera pioggerella,ci rimettiamo in cammino per il ritorno. Il bosco è lussureggiante e ricoperto da verdi felci. La pioggia smette di farci compagnia e il lago di Sauris fa di nuovo capolino tra gli alberi: siamo ormai giunti alle auto e io mi sento proprio rilassata!

mercoledì 25 giugno 2008

Suona il silenzio per il Sergente nella neve

"Sono tornato vivo da una guerra.

Ho avuto una buona moglie e bravi figli.

Ho scritto libri.

Ho fatto legna.

Me basta e vanza.

'Desso posso morir in pase"


Questo è l'epitaffio che ha lasciato per se andandosene Mario Rigoni Stern, la scorsa settimana.

Un mesto dolore mi tocca. Dopo aver letto il "Sergente nella neve", dopo aver ascoltato i ricordi di mio zio Ugo, caporale compagno di Mario in quell'inferno bianco, immortalato con lui in una foto del libro, mi manca quest'uomo, anche se lo conoscevo solo per aver sentito e letto la sua storia e i suoi libri.

Una mente come la sua probabilmente non ce la siamo meritata, vide prima di altri il degrado morale del paese e lo colpì con la sua saggezza.

Lascia quel vuoto incolmabile (non è retorica) che i grandi vecchi lasciano.

lunedì 23 giugno 2008

A zonzo nel verde - Il mistero del Duca

Sabato sera mentre festeggiavamo il nipotonzolo Alessandro e i suoi 9 anni suona all’improvviso il telefono!
Quali oscuri presagi nascondo il sinistro trillo?
“Mandi luca, soi Gjovanni. Doman ce fatu?”
“Voi a cjaminà, pensi Bivera e Clapsavon. Seiso stâs là o sule Cridola”
“Si, sin stâ s là. Io e Andrea. Lei li libri e i noms da li firmis. Mandi”
Un ghigno riecheggia nell’etere come saluto…


Domenica la sveglia suona leggera alle 6.20, dopo un po’ di giri e rigiri tra le lenzuola mi alzo. C’è qualcuno che deve prepararsi alla giornata e ha bisogno del mio aiuto.
Apro la porta per portargli la colazione e schizza fuori in cortile correndo come un matto! Quasi si dimentica delle crocchette!!
Sente già l’odore dell’aria sottile!
Un vero alpin-dog!
Il ritrovo è nell’Impero di Goricizza alle 7.30 e con noi ci sono pure i Valops con pargolo al seguito, gita per famiglie: meta il Clapsavon ed il Bivera.
Il sole scalda già di prima mattina, la prima frescura si sente quando imbocchiamo la Val Pesarina: Prato, Sostasio, Pesariis, percorriamo la strada e ci immergiamo in un tripudio di verde sotto un cielo turchino e sgombro da nuvole.

Una giornata perfetta! Ma quella telefonata…
Era da un bel pezzo che non andavo a Sella Razzo e avevo vaghi ricordi, piuttosto sfocati, ma il panorama e lo smeraldo di prati e boschi che abbiamo davanti li ravvivano d’un colpo.
Indy scende dalla macchina battagliero, mentre gli altri due “cuccioli” non sembrano molto convinti.. Ma dopotutto è una gita tranquilla, con l’energia dei dodici anni dovrebbero essere già in cima.
La strada che porta a Casera Chiansaveit è un invito a godersi appieno l’ambiente circostante, con i suoi dolci saliscendi ci porta al cospetto della nostra meta, attraverso boschi e praterie in piena fioritura: rododendri, papaveri alpini e botton d’oro tingono di rosa, bianco e giallo i pascoli attorno alla casera.
Una volta alla malga la forestale cede il passo al sentiero che sale deciso verso la forcella e il gruppo, come in un tappone dolomitico della corsa rosa, inizia a sgranarsi.
I due pupi iniziano a “tufà” e a far la lagna, tant’è che si son guadagnati la qualificazione alle LagnOlimpiadi di Pechino nella specialità “Gran Fondo”. Claudio, Indy e Io precediamo il gruppo e aspettiamo sulla selletta prima dei ghiaioni sommitali l’arrivo degli aquilotti stanchi, che spronati dalle mamme, alla fin fine ci raggiungono distrutti!
Distrutti? Mah! Freschi come rose accettano di buon grado l’offerta di Nadia di aspettarci lì, mentre saliamo in cima. Enrica si ferma con loro, e noialtri proseguiamo, a questo punto solo per il Clapsavon, tralasciando il Bivera ed il mistero del Libro di Vetta.
Saliamo lungo la crestina che ci porta sui pendii ghiaiosi sotto la cima, e a Indy non par vero di trovare ampie distese di neve dove trovar refrigerio alla calura. Attraversiamo i nevai e arriviamo all’ultimo strappo che ci porta alla croce ed alla campana di vetta.
Il panorama dall’Amariana si spinge fin verso le Tre Cime, e di fronte a noi si stagliano le torri dei Monfalconi e della Cridola, Indy trova subito un suo pari con cui far amicizia: siamo in buona compagnia, almeno venti alpinisti dividono con noi la cima.
Ci sediamo a goderci il panorama e uno spuntino, aspettando che la cima diventi un po’ più silenziosa per godercela appieno.
Guardiamo in giù verso la forcelletta e scorgiamo i nostri compagni d’avventure, restiamo ancora un po’ sulla vetta silenziosa e guardiamo il vicino Bivera, ci tocca l’idea di far il giro e rientrare alla Chiansaveit dal Bivera, ma non riusciamo a comunicare con gli altri e lasciamo perdere.
Rimandiamo il mistero del Duca degli Abruzzi e di Giovanni a un’altra volta, con la sottile soddisfazione di avergli negato il piacere della lettura da parte nostra dei loro scritti (sottigliezze psicologiche d’alta quota), e iniziamo la veloce discesa lungo i ghiaioni, che Indy non pare apprezzare molto.
Il resto della truppa ha già intrapreso il rientro e noi scendiamo con calma verso Sella Razzo dove ci attendono alle auto.
Le giovani leve, grazie alle magiche virtù del game-boy hanno riacquistato le forze e scorazzano nelle praterie virtuali alla ricerca di rari pokemòn comodamente seduti sul sedile posteriore.
Il rientro pare d’obbligo via Sauris, dove poter degustare una buona Zahre e un buon panino con lo speck in onore dei nostri Andrea e Cristian, gli uomini-lupo..
Peccato che nel locale, sebbene nel cuore della Carnia, il ritmo sia di una calma sudamericana nel servizio, ma forse è perché le cose a lungo desiderate danno più soddisfazione… o forse perchè dalla cucina captiamo un "non c'è neanche pane"...

giovedì 19 giugno 2008

The Sad Smoky Mountains & Skycrapers

Con il nostro modesto contributo dell'11 maggio scorso siamo entrati nel gruppo di "attori" di questa protesta che vuole essere sia un'azione civile sia un'opera d'arte. Ora sta giungendo l'ora dell'azione finale che vedrà impegnati gli "attori" della prima ora in compagnia di nuovi amici l'8 agosto in concomitanza con la cerimonia di apertura dei Giochi di Pechino.

Riporto qui di seguito quanto scritto da Alberto Peruffo a tal proposito.


L'AZIONE FINALE

Nella parte finale della nostra azione le Tristi Montagne Fumanti incontreranno le Città. È giunto il momento degli Urban Climbers, degli "alpinisti cittadini"! Insieme alle montagne, alle colline, accenderemo di colore rosso il cuore delle città e dei loro abitanti ritornando all’origine delle colonne di fumo che abbiamo scelto come simbolo invariabile della nostra opera. Quelle colonne sono infatti una manipolazione cromatica del fumo eruttato l’11 settembre del 2001 dalle Torri Gemelle e il loro colore manifesta la vergogna-tristezza-indignazione contro la violazione dei diritti umani.

Oggi in Tibet, Sudan, Birmania, Afghanistan, Iraq, Palestina; ieri in Africa, Europa e USA; domani chissà dove tra Oriente e Occidente, nel Sud o nel Nord del mondo.

Le Tristi Montagne Fumanti fumeranno insieme con i grattacieli delle Città per ristabilire una necessaria alleanza tra l’uomo e l’ambiente, tra l’uomo e l’altro da sé, tra l’uomo e i suoi simili. I monumenti, come vulcani assopiti da tempo e risvegliati dal dolore del mondo, torneranno a rendere esplicito la loro antica funzione: servire da monito, avviso a coloro che hanno dimenticato cosa si custodisce tra le loro architetture. Noi li faremo parlare con il linguaggio del fumo, «evanescenza colore del sangue», nel giorno in cui la torcia olimpica, simbolo bicefalo, di pace e ipocrisia, accenderà le Olimpiadi di Pechino. A sessant’anni esatti dalla stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo la repressione in Tibet, durante un evento di portata globale, è divenuta il simbolo del fallimento e del tradimento dei governi mondiali: i princìpi allora ratificati sono stati e continuano ad essere, più o meno diplomaticamente, rinnegati.Io e il mio gruppo di amici, insieme con attivisti francesi, agiremo nei pressi, a vista, sopra, sotto, di fianco, a lato... della Torre Eiffel, nel cuore della città in cui ha sede il Palazzo dell’UNESCO e che più di ogni altra ha consegnato cultura e intelligenza per le libertà fondamentali dell’uomo. Le altre città in giro per il mondo, montagne, colline, gli altri punti panoramici, naturali o urbani, saranno lì, nel loro immutabile posto, ad aspettare. Voi.Come per le montagne e le colline, basta poco: un fumogeno rosso, una dose di buona volontà e – nel caso mancasse l’ascensore o qualche possibilità creativa di scalata per vie esterne – alcuni piani di classiche e semplici scale per raggiungere le terrazze sommitali degli edifici.«Servirà, questa azione civile e artistica, a far muovere i governi?» - qualcuno ha chiesto. Non so e non è un problema. L’unica certezza che percepisco forte e reale, soprattutto dopo la straordinaria prima accensione, è che la nostra azione servirà, eccome, «per dare alimento a chi resiste», per non farlo sentire più solo ma circondato da una rete di umanità. Non è cosa da poco. Se noi ci muoviamo, qualcos’altro si muove. Le conseguenze non sono prevedibili, ma sono sempre conseguenze.Per dare inizio alla seconda fase dell’opera ho deciso di accendere in questi giorni un campanile, il monumento per eccellenza che già contiene in sé la capacità di parlare - le campane - ma che spesso tace perché manovrato dal potere. Inizierò dal mio paese con il Triste Campanile Fumante. Da un piccolo centro della provincia italiana un primo campanello d’allarme affinché la memoria torni definitivamente a parlare.Prendi un fumogeno e tingi il cielo di rosso!Io sarò con te.
"Alberto Peruffo - Fattoria Artistica Antersass"


Noi Alpinauti, e quanti più vorranno esser con noi, accenderemo di rosso il Monte Cimone in Val Raccolana e il campanile di Goricizza di Codroipo.

La prima volta gli Alpinauti erano quattro. Questa volta spero molti di più!