Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

mercoledì 4 novembre 2009

Come ai vecchi tempi

"Simpri su, simpri su" è la frase che mi rimbalza nella testa mentre arranco su per il sentiero che non molla mai! "Simpri su" è la frase che ho fatto incidere sull'anello che ho regalato a Luca tre anni fa, un motto che mi piace e che va bene per tante situazioni, nella vita, nel morale...ma soprattutto in montagna.

Dopo tanto, finalmente questa domenica io e Luca riusciamo a fare un uscita assieme, soli soletti, come ai "vecchi tempi". L'itinerario che ho scelto non è lungo e non è lontano, visto che Luca ha un appuntamento serale con la Snaidero.

Così, dopo avere lasciato i pargoli alle amorevoli cure dei nonni imperiali, puntiamo l'auto verso Moggio. Per strada il deserto: incrociamo solo un paio d'auto e l'ora non è neanche delle più preste, ma evidentemente Halloween ha fatto le sue vittime ieri sera.

A Moggio puntiamo verso la Val Aupa e al bivio imbocchiamo la strada che si addentra nella Val Alba fino al parcheggio del rifugio Vualt. Indossati scarponi e zaini ci avviamo sul sentiero 450 che in falsopiano e dentro un coloratissimo bosco di faggio ci porta fino al greto del rio Alba. Lo attraversiamo e incominciamo la risalita nel bosco in pieno splendore autunnale.

Il sentiero, in costante salita, ci porta ad incrociare i due bivi per il rifugio Vualt e ad imboccare la bella mulattiera con segnavia 428 che dopo essere uscita dal bosco risale un tratto roccioso con alcuni tornantini gradinati e arriva al tratto più spettacolare del percorso: una bella cengia intagliata nella roccia dove è stata posta la Madonnina in legno che si trovava sulla cima dello Zuc dal Bor.

La giornata è splendida e la visuale si apre sui colorati boschi sottostanti che racchiudono il piccolo rifugio Vualt, sulla maestosa Grauzaria dietro la quale sbuca il "dentone" del Sernio, sull'abitato di Moggio e sulle velature che ricoprono Prealpi e pianura.

Fatto il pieno di scatti, finiamo di percorrere l'aerea cengia e con un'altra serie di tornanti, raggiungiamo i prati dove sorge il rosso bivacco Bianchi.

Il sole ci scalda mentre mangiucchiamo qualche dolcetto e ci guardiamo in giro: il Chiavals, Zuc dal Bor e Crostis fanno da contorno roccioso a questo pianoro punteggiato di massi, bassi mughi e qualche sparuto larice. Sono solo le undici e decidiamo di raggiungere anche la forcella Chiavals dove vicino s'intravedono i resti di un fortino. La raggiungiamo in poco tempo e dopo un'occhiata dall'altra scoscesa parte siamo indecisi se fermarci qui o puntare alla cima del monte Chiavals.

Intanto imbocchiamo il sentiero 425 diretto alla forcella della Pecora per vedere dove parte il sentiero ma non lo troviamo. La cima appare veramente vicina e il pendio che ci separa da essa breve. Scelto un punto facile cominciamo a risalirlo ma dopo diversi metri faccio lo sbaglio di guardare indietro e il pendio sotto di me appare veramente ripido: se scivolo chi mi ferma più? L'alpinauta sopra di me continua imperterrito la salita senza problemi mentre io comincio a imprecare mentalmente: è mai possibile che vado sempre a cacciarmi in queste infide situazioni ? Faccio presente al mio caro compagno che i miei capelli si stanno tingendo di bianco dalla tensione ma lui, con la sua solita e irritante sicurezza mi sprona ad andare avanti! Rifiutandomi di buttare di nuovo lo sguardo alle mie spalle salgo a fatica fino alla cresta del Chiavals dove "ritenendomi soddisfatta di essere gia giunta fino a li" mi siedo e non mi schiodo più! La cima vera e propria dista ancora pochi metri e l'Alpinauta decide di raggiungerla mentre io mi godo il panorama e calmo i miei shakeranti nervi!

Al suo ritorno facciamo un veloce spuntino e ritorniamo sui nostri passi seguendo però stavolta i pochi ometti che contrassegnano la labile e molto rovinata traccia che in ripida discesa ci riporta a pochi metri dalla forcella Chiavals.

E' ora di far ritorno e dopo un ultimo saluto al bivacco e un' ampio sguardo ai panorami, ripercorriamo la bellissima cengia e al bivio optiamo per un saluto veloce anche al rifugio Vualt, meta odierna di famigliole a giudicare dal vociare di bambini. Toccherà portarci anche Gabriele un giorno.

La contro salita da qui al parcheggio rimette in moto i miei stanchi polpacci ma la mano stretta in quella di Luca mi da forza: è stata una bella e intensa scarpinata, proprio come ai vecchi tempi!

7 commenti:

frivoloamilano ha detto...

...ma tu regali a Luca un anello con inciso "simpri su" e poi cosa pretendi!!! :-)

Bello rivedere questi posti con il sole.

un saluto, ciao, a prestissimo.

Carlo de Ts ha detto...

al alpininauta te ga da meter na cavessa!
mi piace la sua "irritante sicurezza" magnifica!
siete fatti l'una per l'altro!

A ha detto...

che bello rileggere le vostre avventure "come una volta"!!
ah ah
saluti al alpinfrut!

Antonella ha detto...

ah! gli uomini! almeno ti aspetta dai! e ti darà una mano si spera. certo che la fotina di te sulla cresta fa impressione

Piero ha detto...

una defaillance passeggera alpingirl. ne sono certo ! Posti bellissimi! siamo fortunati a poterne godere

Ilenia Zigaina ha detto...

quoto Piero! un giorno no capita a tutti!

Ty ha detto...

Che bei luoghi....e splendidi colori...ciao