Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

martedì 30 giugno 2009

Torre Clampil: Via dell'Amicizia

In un fine settimana che non prometteva granchè dal punto di vista meteo, lancio l'esca a Giovanni e Marco sapendo di andare a colpo sicuro: "andiamo a vedere com'è la ferrata sulla Clampil?" a breve arriva la conferma e quindi la cosa è fatta!
Non so perchè ma dopo la bella stagione di ghiaccio stento a partire sulla roccia: fatto i corsi e accompagnati gli allievi lungo le ascensioni ho momentaneamente messo in stand by ferramenta e corda fino alla nascita dell'Alpinfrut.
Una specie di fioretto? Boh.Intanto però il richiamo del verticale ogni tanto si fà sentire e allora bisogna assecondarlo. E una ferratina (le tanto odiate ferrate ogni tanto tornano comode, devo riconoscerlo) è un buon compromesso.
Domenica mattina il ritrovo è sotto un cielo grigio. Saliamo a passo Pramollo e parcheggiamo la macchina vicino al lago. Mentre ci prepariamo inizia a piovigginare. Marco ha una faccia dubbiosa "tranquillo è di passaggio, in caso andiamo giusto a vedere dov'è l'attacco no?".
La rassicurazione sembra non essere troppo convincente ma comunque sia partiamo. Io, Giovanni e Marco verso la torre Clampil, mentre Nadia, Nik, Claudio, Enrica Giovanna ed Elena si inviano, dopo varie raccomandazioni al nostro indirizzo, verso la Tresdorfer Alm.
Imbocchiamo il sentiero 403 che in poco tempo ci porta in cima al monte Madrizze. O almeno a quello che ne resta: una decisa opera di spianamento (a vedere cosa è stato fatto quassù i progetti della Promotour sembrano fatti da Mountain Wilderness ) ne ha modificato la cima, a servizio di impianti di risalita e megabar panoramico. Individuiamo sulla parete nord della Clampil il tracciato e scendiamo verso il laghetto artificiale (con tanto di barca a vela... manca solo Jack Sparrow...) da cui parte il sentiero che porta all'attaco della ferrata.

Risaliamo il ghiaione fino all'attacco, dove ancora persiste una lingua di neve, a mò di crepaccia terminale.Indossiamo gli imbraghi e con l'elmo di Scipio ben calcato sulla capoccia andiamo all'attacco della ferrata "estremamente difficile". Parole pesanti! Sono proprio curioso di vedere cosa si sono inventati i cugini austriaci!
I primi 40-50 metri di salita sono piacevoli:il cavo ben tirato (efficienza asburgica!!) e la roccia articolata offrono una progressione divertente. Dopo si inizia a traversare in obliquo a destra, su staffe e placconate fino a raggiungere una piccola cengia a circa metà parete.Da qui la ferrata sale verticale su placche liscie e molto povere di appigli naturali: pura arte circense senza logica alpinistica. Si sale lungo strapiombi addomesticati da staffe e con passaggi atletici. Ma che divertimento...

A guardarsi in giro, tanto a destra che a sinistra della via, c'era ben qualche camino o parete più interessante da bardare con cavi di acciaio, ma gli ideatori della via hanno puntato su dritto seguendo qualche illuminazione di filosofia spicciola da superuomo (Nietzsche che dice? Boh!)
A pochi metri dall'uscita dalla parete si entra in uno stretto e breve camino che offre qualche metro di arrampicata interessante. A mio parere rovinato dai fittoni e dalle staffe.

Usciti dal camino il cavo ci accompagna lungo il pendio erboso verso la cima della torre.

La vista sul vallone del Winkel è magnifica e ripaga della mediocrità della salita.
Sulla parete del Cavallo "Gocce di Tempo" mi strizza l'occhio: è da un pò di tempo che non ci si vede, magari in breve tornerò sui tuoi calcari.
Ci giungono voci portate dal vento dalla cima del Cavallo, c'è traffico lassù. Guardo in basso verso il canalone che sale verso la Contin. a guardarlo da quassù sembra scendere a precipizio verso il fondovalle. Sorrido mentre mi torna in mente Nadia che mi dice "la prossima volta che mi vengono idee del genere mandami a quel paese" durante l'invernale sulla Contin di un paio d'anni fa.
Dopo una breve sosta scendiamo verso l'intaglio tra la Clampil e la Winkel e raggiungiamo la cima di quest'ultima, prima di proseguire la discesa verso il Madrizze attraverso l'altra via ferrata che sale sulla parete est, percorrendo ripidi verdi e roccette.
In breve siamo nei pressi del laghetto artificiale, dove togliamo imbraghi e caschetti. Risaliamo il fianco del Madrizze scendiamo lungo le piste da sci verso Pramollo dove ci aspettano gli altri.
Che dire della ferrata?
Boh! Boh!

martedì 23 giugno 2009

Il Dio delle piccole cose

Alla costante ricerca di itinerari facili ma remunerativi, tempo fa, scrutando attentamente la cartina delle Dolomiti di sinistra Piave,il mio sguardo fu catturato da un percorso circolare sopra l'abitato di Claut. Una veloce ricerca su internet rivelò l'itinerario adatto alla mia situazione: poco dislivello, corto, facile, ma sopratutto panoramico. Bene, alla prima occasione giusta ci sarei andata!
L'occasione si presenta domenica. Luca è via da venerdì in casera Pal Grande per i lavori di manutenzione, le amiche sono tutte impegnate, io sono sola con Nicholas e ho un impegno per il tardo pomeriggio. La cosa giusta al momento giusto!


Il meteo, dopo gli acquazzoni di sabato mattina, si preannuncia bello e preparo gli zaini con un misto di entusiasmo e ansia. Conscia che la data del lieto evento si avvicina ma incapace di stare lontana dalle amate montagne, cerco di non strafare e di limitarmi ad itinerari vicino alla civiltà, non si sa mai... specie se Luca non è nei paraggi.

Partenza alle 8.15 e via verso Claut! Il cielo è azzurro e offre allo sguardo un limpidissimo arco alpino! La strada si presenta deserta, tanto che la mia piccola Punto viaggia senza intoppi fino alla meta in tempo record. Perdo quasi più tempo a trovare l'imbocco della stretta e ripida stradina che ci porterà all'inizio del sentiero naturalistico del Col dei Piais.

Parcheggiata l'auto sul tornante indicato dalla relazione, mi avvio assieme a un tranquillo Nicholas fino all'imbocco del sentiero e iniziamo la salita su terreno gradinato e immerso nella boscaglia. Qua e là, la vista si apre per fugaci panoramiche sull'abitato di Claut, che lasciamo sotto di noi, e sui monti che lo circondano.
Salgo con calma, godendomi la fresca mattinata e ammirando i numerosi fiori che incontriamo sul sentiero: ognuno sembra ospitare uno specifico insetto, tanto che divertita ne approfitto per far pratica con il "macro" e li fotografo tutti!
Il sottobosco è tutto un cuscinetto uniforme di verdi eriche e passo dopo passo raggiungiamo la Stalla Piais e il suo prato, dove il mio sguardo viene catturato da un bellissimo e unico giglio rosso che merita una foto tutta sua!

Il sentiero, fino ad ora in leggera salita, si appiana e aggira il colle dal suo boscoso e ombroso lato nord. L'atmosfera silenziosa che regna in questo tratto è di quelle che ti fanno venire in mente le storie del bosco di Mauro Corona, tanto che mi aspetto la comparsa di qualche simpatico folletto o come minimo di qualche abitante del bosco.Tengo pronta la macchina fotografica per tale evenienza, purtroppo inutilmente, nonostante si odano solo i nostri passi tra le foglie e il mormorio del Rio Settimana che scorre sotto di noi.
Tutto il resto è silenzio!
Incredibile se penso che l'abitato di Claut è così vicino!

Arrivati al bivio,presso una vasca d'acqua seminascosta tra gli alberi, imbocchiamo il sentiero che ci porta verso la cima del colle, tralasciando quello che ci riporterà a Claut.
Poche svolte e gli alberi si diradano lasciandoci definitivamente al caldo sole e alla bella visuale che si apre in giro e sotto di noi.
Sopra il prato che decora la cima, sorge la piccola cappella dedicata a San Gualberto...che però oggi non troviamo in sede...visto che all'interno non troviamo altro che un piccolo Crocifisso, una Madonnina, alcuni vasetti di fiori finti e...il libro di vetta!!! Siamo a 876mt !!! Purtroppo anche qui, alcuni sconsiderati hanno abbandonato i loro rifiuti, due bottigliette d'acqua vuote, che infilo nello zaino per riportare a valle!


Sono solo le undici e ci sediamo sui gradini di cemento a goderci la visuale e a gustare i nostri panini. Sopra di noi bianche nuvolette alla Heidi si rincorrono e una leggera brezza rende la temperatura del sole perfetta.
Attendiamo il suono delle campane di Claut che annunciano il mezzogiorno per rimetterci in marcia. Ripercorrendo il sentiero della salita noto i segnavia biancorossi: in confronto a quelli che si incontrano regolarmente su altri sentieri, questi sono davvero piccolini, non disturbano, e mi viene in mente il titolo di un libro: il Dio delle piccole cose.
Nonostante non l'abbia mai letto, ho sempre avuto l'impressione che parlasse della capacità di apprezzare quelle piccole cose che, spesso per distrazione o offuscate da altre più appariscenti, non notiamo.
E queste piccole cose e di quanta soddisfazione possono dare, le noto oggi, più di qualsiasi altro giorno: le piccole striscioline biancorosse, i piccoli insetti sui fiori, questo piccolo colle che abbiamo così facilmente risalito ma che ci ha offerto un così bel panorama!
Devo ammettere che se non fosse stato per la gravidanza tutte queste piccole gite le avrei relegate alla mia vecchiaia, offuscata com'ero da mete più grandi e altezzose! Ma la vita ci offre le opportunità, se non per cambiare completamente, almeno per ridimensionare i nostri stili e apprezzarne le molte sfaccettature.



Con questa serena consapevolezza nella mia mente, raggiungo Nicholas che mi attende presso il bivio e cominciamo a scendere in direzione di Claut. Il sentiero scende tranquillo tra gli alberi, passando accanto a un bel casolare, per poi attraversare una zona rocciosa e immettersi nuovamente nel bosco: anche qui mi attende una piccola sorpresa, tante e buone fragoline rosse!!!


Il sentiero termina stranamente su una strada asfaltata! Ma come? Dovevamo incrociare il sentiero dell'andata e invece siamo..? Boh! La frase "quando i segnavia ti portano fuori via" passa per la mia mente mentre consulto la cartina: evidentemente il percorso è stato cambiato per ampliare il giro o per raccordarsi all'altro itinerario della zona, il Truoi de l'Arthith.
La mia cartina non è aggiornata evidentemente e dopo un attimo di smarrimento, prendiamo a scendere per la strada asfaltata e passando accanto a vecchie case rimesse a nuovo, raggiungiamo di nuovo la nostra auto.
Il cielo si è nel frattempo rannuvolato e mentre dirigo la Punto verso casa ripenso alle piccole cose di oggi, al loro prezioso valore e quando arrivo a casa ritrovo il sole!

venerdì 19 giugno 2009

Toh, chi si vede a c.ra Lavareit!

Per domenica il meteo prevede sole e cielo limpido...bisogna assolutamente approfittare e scegliere una meta panoramica.
Luca mi propone la casera Lavareit che avevo tralasciato domenica scorsa, visto i nuvoloni che aleggiavano su tutto il Friuli. Perfetto!
Partiamo con tranquillità e puntiamo, per l'ennesima volta per Luca, verso il Passo di Monte Croce Carnico e il piccolo borgo di Laipacco. Dopo un attimo ti incertezza sulla direzione giusta da prendere, imbocchiamo la stretta stradina, a tratti molto dissestata, che con vari tornanti ci porta a guadagnare in auto duecento metri di dislivello preziosi per me in questo periodo!

All'ennesimo tornante notiamo l'indicazione per casera Lavareit e imbocchiamo la deviazione non sapendo bene quanto proseguire, vista la mancanza di divieti. Luca decide di parcheggiare in un comodo spiazzo: "vorrai mica arrivarci in macchina vero?". L'idea mi tenta, ma ad essere sinceri, con una così bella giornata è davvero un peccato non camminare, visto anche che siamo riparati dal sole cocente dai verdi alberi che costeggiano tutta la strada.



E allora via che si parte, con Nicholas che ci precede immerso come al solito nei suoi innumerevoli pensieri. Tornante dopo tornante, procediamo, notando come qui la strada sia molto meglio tenuta che nel primo tratto. Immersa com'è tra gli alberi, la strada non concede molti panorami ma alcune fioriture meritano una foto. Poco prima del bivio con il sentiero che porta verso il monte e la casera Monte Terzo, Luca nota un'auto posteggiata dal colore blu familiare: sarà mica quella di Giovanni e Elena? Chi lo sa?


Il tratto che segue, passando in alto sulla Val Grande, è un susseguirsi di saliscendi che mi stroncano per bene e che al solo pensiero di ritrovarli al ritorno mi scoraggiano! Per fortuna che almeno la vista in questo tratto si fa interessante, spaziando sull'intera catena che va dal Pal Piccolo alla Creta di Timau, passando per Freikofel e Pal Grande, con un limpidissimo Polinik che fa da sfondo!



Il sole di mezzogiorno la fa da padrone adesso e picchia sulle nostre teste inclemente ma alcuni tratti della strada che presentano ancora residui di valanghe ci offrono momentaneo refrigerio! A giudicare dalla candida e alta parete che costeggia la strada è ovvio che ne è scesa di neve questo inverno con tutte le conseguenze a giudicare dalla distesa di alberi spazzata via!


Ancora una curva e finalmente Nicholas ci annuncia che è in vista della casera: finalmente, cominciavo ad essere stanca e Gabriele affamato!




Arriviamo alla casera in contemporanea con due visi familiari che giungono dal lato opposto: sono proprio Giovanni, Elena e il loro cagnolone Boom, che hanno fatto il giro per il Monte Terzo! Che bello incontrarsi!!!

Visto che alla casera sono in atto lavori di manutenzione, pranziamo assieme li vicino, all'ombra di alcuni alberi e con bellissimo panorama che ora si apre anche verso Cellon, Creta di Collina e zona Coglians.

Un goloso Boom, con scatto fulmineo, riesce anche a dare una leccatina al secondo panino al prosciutto di Nicholas, che schifato glielo cede volentieri!


Si sta davvero bene ma visto che abbiamo gli amici Marco e Sara a cena ci tocca rientrare in anticipo: un autoscatto alla bella compagnia e ripercorriamo tutti assieme la strada dell'andata. I saliscendi si rifanno sentire, ma piano piano arriviamo all'auto di Giovanni e Elena che dopo essersi cambiati, ci raggiungono dandoci un comodo strappo fino all'auto di Luca.

Birretta e gelato in compagnia per non salutarsi come "cjans" e via alla volta di casa dove Luca ci delizierà con tagliatelle al "radic di mont" e gamberi con salsina "alla Chiarcos"! Mica male avere un uomo a cui piace andare in mont e cucinare!!!