Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

lunedì 8 aprile 2019

Tra le nebbie dello Jouf di Maniago

Barbara finalmente decide di varcare il "confine Tagliamento" e visitare un po' dei monti a ovest!
Dopo aver acquistato la cartina Tabacco 28 e essersi accorta che "di là" ho girato quasi tutta la zona che si affaccia sulla pianura, inizia timidamente a propormi uscite a cui acconsento, pur di salire per vie che non ho già percorso. E' così che ci accordiamo di salire sul Jouf di Maniago da "ovest", parte che mi manca, avendolo già salito precedentemente altre due volte, ma sempre da est. Fissato per sabato il ritrovo a San Daniele, puntiamo verso Maniago e parcheggiamo in via del Castello, poco prima del divieto di transito posto sulla strada che appunto, porta alle rovine del castello. 

martedì 2 aprile 2019

Assieme, su Cima Tulsti

Gabriele ce la farà?
Mi chiedo questo, quando Barbara ci propone per sabato la Cima Tulsti in Val Resia.
Deciso che al massimo, se sarà stanco, ci fermiamo tutti a Sella Sagata, ci accordiamo per l'orario di partenza e l'indomani raggiungiamo Prato di Resia, dove parcheggiamo dietro la chiesa. Oggi assieme a noi ci sono anche Luca, Silvia e Renato: conto su questi ultimi due, entrambi nella "simpaty list" di Gabriele, per "alleggerirgli" il dislivello chiacchierando. 


lunedì 1 aprile 2019

Un mercoledì sul Col Maior

L'anello del Col Maior era nella lista di Gabriele, ma complice il fatto che con noi c'è Elena in "dolce attesa", mercoledì decidiamo di fare assieme una "pregita". 
Raggiunto Navarons, ne percorriamo le anguste viette e seguiamo le indicazioni per Clausina, parcheggiando subito dopo le ultime case di Navarons. 


martedì 26 marzo 2019

L'inverno in un soffio

La stagione che amo di più, mi è scivolata addosso senza lasciare graffi, ne sulla pelle , ne nell'anima. Me ne accorgo senza rammarico, con il cuore e gli occhi che già immaginano la roccia che viene accarezzata dalle mani e dalla primavera.
In questi giorni in cui l'inverno muore, la bora gelida da nord mi avvolge mentre esco, quasi un ultimo tentativo di portarmi verso venature bianco azzurre che pian piano si ritirano verso l'alto, inesorabilmente arrese al sole sempre più forte sull'orizzonte.
Un inverno trascorso con esperienze nuove, tentativi finiti in vuote cavalcate e giornate grandi con amici sinceri.
Giornate leggere in cui vedevi germogliare il fiore bianco di una cristallina pazzia  nei compagni di cordata, giornate di grassa gioia mentre vedi gli amici avventurarsi dove meno te lo aspetti, e ti compiaci dei loro errori come esperienza utile a rafforzare la gioia.
Ma nonostante tutto, quest'inverno è volato via in un soffio, leggero.
Il profumo della roccia scaldata dal sole mi ha conquistato già da un po' durante questo inverno camuffato. 
Il desiderio delle mani che stringono le rughe del calcare e della dolomia mi ha pervaso lo spirito inquieto. 
Quell' inquietudine  che in fondo sa che, comunque il tempo scorre veloce, e presto si ripresenterà con quel desiderio di effimero.
Un effimero che saprà riconquistarmi e tormentarmi, quando verrà il momento dei larici dorati.