"Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti"
Julius Kugy

martedì 9 marzo 2010

Kobilja Glava...sulle orme di Orso Bruno

Da un paio di mesi frequento un forum di montagna ed è proprio da questo che traggo spunto per la gita di domenica con Silvia. Con la cartina e le indicazioni inviatemi dall'amico Orso Bruno, mi trovo con Silvia a Tavagnacco e puntiamo l'auto verso Cividale. Oltrepassato il valico di Stupizza ci dirigiamo verso Caporetto e Tolmino. Da qui, oltrepassiamo il paese di Poljubinj e, dopo un momento di titubanza, mancando le indicazioni, arriviamo al piccolo paesino di Liubinj da cui parte la stradina che sale alla Planina Stador e Razor. La imbocchiamo e dopo un po' di tornanti ci fermiamo e parcheggiamo, essendo la strada ghiacciata. Non è un problema che si pongono alcune auto slovene, che continuano imperterrite. Indossati scarponi e zaini ci avviamo a piedi e in mezz'ora arriviamo alla Koca na planini Stador. Poco prima di varcare il cancelletto del cortile, prendiamo il sentiero che parte sulla sinistra con le indicazioni per il Kobilja Glava.



Iniziamo a risalire il pendio innevato che sovrasta il rifugio e oltrepassato un tratto tra gli alberi, sbuchiamo su un costone da cui il panorama si apre verso sud. La salita continua con pendenza costante e con un po' di affanno arriviamo presso un grosso ometto: davanti a noi la nostra meta ci appare ammantata di bianco e la croce di vetta è ben visibile.

                                                                                  


Proseguiamo attraversando un tratto tra gli alberi e arriviamo finalmente alla base del pendio dove alcune persone sono impegnate in una lezione di sci. Il pendio è ghiacciato ma alcune vecchie tracce di ciaspole, appena visibili sotto il recente strato di neve, ci fanno fare il gioco delle piastrelle trabocchetto...se ne becchi una sprofondi fino al ginocchio! Evitando le insidiose trappole e sbuffando un po' per la ripidità, sotto sparuti fiocchi di neve che cadono nonostante ci sia il sole, raggiungiamo il crinale dove forti raffiche di vento ci danno il benvenuto creando turbini di neve! Sono talmente forti che a stento riesco a fare le foto del versante opposto, gelandomi per bene le mani!






Continuiamo risalendo il crinale fino alla croce di vetta dove il panorama spazia a 360°! Pultroppo so riconoscere solo il Matajur e il vicino monte Nero, ma le cime che ci circondano a nord appaiono tutte belle e imponenti nonostante le loro cime siano nascoste da bianchi nuvoloni. La zona m'incurioscisce molto, tanto che sicuramente ci tornerò in estate, essendo le stradine percorribili in auto fino alle varie Planine. Verso sud la vista spazia su molteplici cimette poco elevate attraversate dai riflessi della Soca e sulla verde vallata con l'abitato di Tolmino. Peccato per la foschia, che nonostante la Bora, alleggia su tutta la zona.



Nuvoloni grigi ci passano velocemente sulla testa alternando sole e ombra, calma di vento e raffiche gelate. La temperatura si aggira sui meno dieci e scattate le classiche foto con la croce optiamo per una veloce ritirata dispiaciute di non poter godere con calma di tanta bellezza. Gia sul pendio, riparate dal vento, si sta meglio ma per mangiare decidiamo di raggiungere il piccolo rifugio.



Indossati questa volta i ramponi, scendiamo velocemente ed entriamo nel silenzioso rifugio accolti da un signore anziano che l'italiano lo capisce poco poco. Stranamente non c'è nessuno a parte noi due e dopo aver fatto i timbri della vetta e del rifugio ci sediamo ad uno dei tavoli. Alla nostra richiesta di un dolce il gestore ci indica il formaggio e rassegnate ne ordiniamo una porzione, un caffè e una grappa. Arrivano due piatti di formaggio della zona, un cestino di pane morbidissimo, due bicchierini di grappa di fiori e un caffè turco per Silvia. Il gestore sorridente gesticolando ci fa capire che scenderemo volando! E sia! Festeggiamo in anticipo la festa della donna!


Salutato il gestore, riprendiamo la strada del ritorno. Tra gli alberi, il monte Nero, prima parzialmente coperto e ora libero dai nuvoloni e il Soca che riflette sotto il sole pomeridiano, sembrano salutarci mentre raggiungiamo l'auto. Ed è un arrivederci, perchè in questo posto ci torniamo sicuramente in autunno con cieli limpidi e colori dorati! 
   

lunedì 1 marzo 2010

Aggiornamento istruttori

Sul finire di febbraio arriva anche la giornata di aggiornamento per il gruppo istruttori degli Orsi. La giornata inizia grigia e all'appuntamento in piazza Giardini la discussione verte su dove andare: Cuargnui come da progetto? Trieste?  Scrutare il cielo non giova e non aiuta. Ok si va a Trieste. No! Andiamo ai Cuargnui!
Dopo qualche rassicurazione sulla meta definitiva partiamo.
La falesia dei Cuargnui è situata poco dopo Paludea, ed è molto "in ambiente" sebbene disti solo una decina di minuti dal parcheggio offre un ambiente isolato e selvaggio.
Ripulita ed attrezzata ad opera degli amici del Cai Spilimbergo si presta molto alla didattica per la roccia appigliata e le difficoltà non estreme.
Dopo una  breve introduzione sui nodi e sui materiali con cui vanno utilizzati, tenuta dal sottoscritto, ci siamo messi a lavorare sulle varie tipologie di soste.






Dopo la pausa per mangiar qualcosa, abbiamo lavorato sulle manovre di svincolamento dalla sosta in caso di colo del primo di cordata e sui paranchi.
Una giornata tranquilla e produttiva, che ha generato molti spunti di discussione, e che soprattutto ha rappresentato un momento di lavoro comune e di aggregazione. fondamentale per la crescita di un gruppo.

lunedì 22 febbraio 2010

Un monte per Gabriele

Domenica mattina il brutto tempo ci concede una tregua e un accenno di sole, tra qualche residua nuvoletta, ci fa ben sperare per la giornata. Raggiunti da Enrica e caricati i bimbi in auto, partiamo alla volta di Palmanova dove ad attenderci ci sono Ilaria e Matteo. Oggi si va in Slovenia, sopra Nova Gorica, a testare uno dei tanti percorsi descritti sull'ultima guida che ho acquistato e visto che oggi Gabriele compie sette mesi, perchè non festeggiare sul monte San Gabriele (Skabrijel)? La guida che ho preso è recentissima e descrive l'escursione ad anello come facile e ben segnalata: ottima per portare Gabriele per la prima volta nello zaino! Raggiungiamo Nova Gorica e seguiamo le indicazioni della guida che però gia si scontra con i rinnovamenti stradali, visto che i due semafori che dobbiamo passare sono stati sostituiti da altrettante rotonde (ma non era recentissima? boh!). Poco male, dopo qualche titubanza raggiungiamo il punto di partenza rappresentato dal rifugio-gostilna Planinski dom Kekec. Parcheggiate le auto ci prepariamo: Luca si carica un interessato Gabriele sulle spalle e, dopo un momento d'incertezza sulla giusta stradina da imboccare ci mettiamo in marcia.

          

       
        

Arivati ad un bivio con una presa d'acqua prendiamo il ramo di sinistra, lasciando quello di destra per il ritorno e poco dopo svoltiamo a destra iniziando la risalita del fianco occidentale del San Gabriele. Il sentiero sale ripido nel bosco gocciolante per lo sciogliersi della neve caduta negli ultimi giorni e man mano che saliamo si fa viscido e melmoso: beh, per fortuna che non dobbiamo scendere da qui!





In poco tempo raggiungiamo la cima che si presenta boscosa e segnalata da un cippo ai caduti della guerra 1915/18.


Un alta torretta metallica di quindici metri è stata eretta li vicino, un'obrobrio se non fosse che, risalite le molteplici scale, dal pianerottolo sommitale si gode di un ottimo panorama dalle Alpi al mare!




                                                                
Ridiscesi, firmiamo il libro di  vetta e pranziamo. Gabriele che si era addormentato sulle spalle del suo papà, si sveglia e reclama subito una sgambettata sulla sua cima!


Altri escursionisti ci raggiungono, tra cui due signore che hanno con loro la mia stessa guida: sorridiamo mentre entrambe la consultiamo per capire da che parte scendere essendoci più di un sentiero che si stacca dalla cima. Individuato, ci rimettiamo tutti in marcia e tra una chiacchiera e l'altra percorriamo un bel po' di strada prima di cominciare ad avere dubbi sulla via intrapresa.



Anche le due signore non sono tanto convinte e ripresa la guida rileggiamo l'itinerario: "costeggiato il gran trincerone austriaco scavato nella roccia si scende al valico di Vratca". Quale gran trincerone? Qui ci sono solo fianchi boscosi e qualche pietra qua e là! Porca loca...proseguire o ritornare sui nostri passi? Decidiamo di andare avanti ancora un po' ma i dubbi ci attanagliano, dove abbiamo sbagliato? Riconsulto le due signore e alla fine, loro decidono di proseguire e noi di ritornare sui nostri passi. Ritornati alla selletta sotto la cima, Luca scorge una traccia laterale da cui sta giungendo una ragazza con il suo cane: interpellatala ci rassicuriamo e scendiamo da dove è salita lei. Scendiamo e scendiamo sul sentiero viscido stando attenti a non ruzzolare sul pantano che ci appesantisce gli scarponi. Arrivati ad una strada asfaltata fatichiamo non poco con le indicazioni date dalla guida, non avendo con noi una cartina dettagliata della zona..non che fosse di grande utilità quella 1:50.000 vista in mano alle due signore di prima! Il provvidenziale incontro con una coppietta ci salva dalla nostra indecisione dandoci in uno stentato italiano indicazioni per il rientro al rifugio-gostilna. Meno male che l'itinerario era facile e ben segnalato! Irritati per la totale assenza di qualsiasi indicazione procediamo arrivando ad un piccolo borgo di case e incontrando altre deviazioni che ci creano ancora insicurezze sulla giusta direzione da prendere. Pultroppo le case sono al momento disabitate e ancora una volta ci tocca decidere sulla giusta direzione da prendere! Per fortuna quella che prendiamo risulta essere quella giusta, conferma che ci viene anche data dal proprietario di una casa che incontriamo sulla nostra strada. Arriviamo così finalmente al bivio presso la presa d'acqua incontrato all'andata e da li in breve al rifugio. Tolti dalle spalle gli zaini e il pesante Alpinfrut non ci resta che riprenderci dall'irritazione con una birra ed una bella palacinka!

 
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