Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

domenica 31 gennaio 2010

Vallone di Enghe

Sabato, in compagnia di Robertone decidiamo di salire a Sappada per andare ad arrampicare nel Vallone di Enghe, una zona molto bella per le cascate che offre, ma poco frequentata rispetto alla zona del Piave. Anzi poco frequentata è dir poco. Per raggiungere le colate si deve mettere in preventivo un paio d'ore di avvicinamento, e poi l'ambiente è isolato e severo, quindi ottimo per tenere lontano la folla!
Partiamo alle sei da una  Codroipo che si sta risvegliando imbiancata da un sottile velo di neve e arriviamo a Sappada sotto un cielo azzurro, appena striato da leggere velature.
La temperatura è clemente, appena dieci gradi sotto lo zero! Preparativi rapidi e i due menhir che abbiamo per zaini son pronti, cjaspe comprese. Poiché la salita è in ambiente ci si deve portare dietro un pò di tutto, non si sa mai. Prova arva prima di partire e via verso i nostri cristalli.


La camminata di avvicinamento è un buon riscaldamento, e i passi scivolano leggeri sulla neve. Gli alberi tutt'intorno sono addobbati di bianco, come nelle fiabe.
Iniziano a vedere in fondo alla vallata le cascate, sembrano ad un tiro di schioppo, ma non arrivano mai!

Finalmente arriviamo alle prime colate: bisogna decidere il da farsi. Puntiamo decisi su una bella formazione con una partenza esile e delicata: chissà se la settimana prossima ci sarà ancora... meglio non aver rimpianti e provarci subito. La linea è "Un bel regalo", salita da Pezzolato e Tietz nel lontano 1994, e trovarla formata non è cosa di tutti i giorni.
Per andare all'attacco dobbiamo attraversare il rio Enghe e risalire il pendio opposto. Dopo aver lottato aspramente con la neve e i mughi per qualche decina di metri calziamo le cjaspe, ma l'effetto varia di poco. Anzi, si incastrano nei rami dei mughi e con lo zaino pesante uscirne è tutto da ridere. Forse è il caso di rispolverare le cognizioni sciistiche e salire con le pelli... Vedremo! Intanto arriviamo sotto uno sperone roccioso e li ci prepariamo per la salita. Il pendio è oltre i quaranta gradi e scaviamo una piccola piazzola per poterci preparare in sicurezza.

Iniziamo a risalire il canale e anche qui le distanze sono.. apparenti! Sembra non finire più ma arriviamo all'attacco della cascata... mmmh.... bene! Che si fa? Si sale? Stiamo un pò in contemplazione e valutiamo con calma la situazione. La candela di partenza è esile e lavorata, ma con una partenza in traverso si dovrebbe passare bene.

Per maggior sicurezza Roberto pianta un chiodo da roccia per la sosta, mentre io scavo una piazzola con la piccozza nel pendio ripido per far sicura in tutta comodità.
Roberto parte per il primo tiro di corda e il ghiaccio non è proprio dei migliori, a tratti una crosta spessa una decina di centimetri ricopre uno strato di neve che copre a sua volta in ghiaccio buono. Di tanto in tanto riecheggia nel canalone un rumore sordo di vuoto. "Roberto ci siamo?" "Si-i, abbi un pò di pazienza va..." mmmh...bene, pazientiamo.
Roberto scompare dietro le quinte ghiacciate e per un pò sento solo i colpi degli attrezzi sul ghiaccio, i suoni vuoti del ghiaccio e i festoni sopra di me vibrare in maniera sinistra.
"Roberto come siamo?"
"Spiete che i polsi..."
Ah bene, se Robertone si è stancato mi aspetta un gran bel tiro!!!
Finalmente arriva in sosta. E' arrivato anche il mio momento.
Recupero il materiale di sosta e parto, guardo le becche delle piccozze e mi raccomando che facciano il loro lavore per bene. La partenza è duretta, ghiaccio verticale, a tratti ottimo, a tratti con quella crosta di cui scrivevo prima, dove la becca arranca prima di trovare lo strato buono, tolgo il primo chiodo e mi aspetta un breve ma tosto traverso, da superare con molta delicatezza.

Il ghiaccio sotto di me suona a vuoto e mi vengono in mente i miei amici "da bar" che mi chiedono che piacere si prova a prender rischi e freddo per niente. Penso che la risposta si trovi solo provando. Ricordo Massimo alla sua prima cascata: "mior di una taconade!".
Nel turbine di pensieri sono comunque concentrato sui miei movimenti e tra un sudore e un brivido esco dal casino. Sollevato dal vedere di nuovo il mio compagno riparto e  mi ritrovo su ghiaccio buono e verticale. la progressione è divertente anche se l'ambiente che ci circonda incute timore, grigio e bianco ci osserva, piccoli puntini sul fianco della montagna. Il senso di solitudine che questo angolo di Carniche offre è proporzionale alla bellezza di cui ci fa godere.
In sosta ci passiamo il materiale e Roberto riparte affrontando una bella candela a 85°, affrontando prima una placca appoggiato di ghiaccio e neve che si spacca ad ogni passo scaricando un pò di tutto nel canalone sottostante. Guardo il chiodo e lo spittino della sosta.. occhio eh?
Roberto è arrivato in sosta, e tocca di nuovo a me. Lascio il nido e parto, uso i buchetti delle becche e dei ramponi di Roberto per non spaccare troppo la zona fragile e arrivo alla candela, pianto deciso le piccozze e mi alzo sui piedi. Succede qualcosa che non capisco subito, sembra che lo scarpone non tenga. Guardo in basso e con rabbia e stupore vedo il rampone staccato, appeso alla scarpa solo con la fettuccia.... No.. No.. Non farlo... E invece lo fa. si lascia andare verso l'ignoto... Brutto figlio di siderurgia di second'ordine!
E ora? Urlo a Roberto di bloccare e lo informo della nuova situazione. Sgancio la corda dal chiodo e mi faccio calare qualche metro per poi iniziare a dondolarmi verso la sosta. Dopo un paio di pendoli riesco ad agganciare la sosta con la picozza e mi assicuro con la daisy chain. Libero le corde e aspetto scomodamente la discesa di Roberto.
Riattrezziamo la doppia e scendo verso il fondo del canalone e verso il rampone che mi guarda mogio mogio aggrappato alle neve con le punte abbassate..
Vabbè, per oggi ti perdono, ma una bella regolata a casa non te la toglie nessuno!

Arriva anche Roberto, e recuperate e riavvolte le corde ci incamminiamo verso Sappada. "Coraggio il meglio l'hai fatto!" mi consola Roberto. Guardo verso la cascata con un pò di rammarico. Ogni tanto si vince, ogni tanto si perde, a volte si pareggia.

lunedì 25 gennaio 2010

Casera di Casa Vecchia



Sono le sei e cinquanta e me ne sto in piedi al fresco davanti al portone di casa mia in attesa di Claudio ed Enrica. Per questa domenica mi sono lasciata convincere a partecipare all'uscita organizzata dalla nostra sezione Cai a Casera di Casa Vecchia. Per fortuna sono in orario e salgo in auto al calduccio scoprendo che sono riusciti a tirare giu dal letto anche Dario.
Il ritrovo è per tutti in Piazza Giardini a Codroipo e dopo l'appello si parte alla volta di Pierabech, con tappa a Osoppo per un veloce caffettino! Oggi siamo un bel gruppo di 26 persone: mica male come prima uscita sezionale dell'anno!
Arriviamo presso lo stabilimento della Goccia di Carnia e parcheggiate le auto ci cambiamo in fretta: la temperatura si aggira attorno ai meno sei gradi!!!
Capitanati dal sempre "caliente" Mauro e da Daniela che chiude la fila, imbocchiamo la strada per la comunità San Marco che con dolce ma costante salita ci porta ad attraversare un bosco immerso nella neve.


 

La traccia è gia battuta e gli alberi sono ammantati di bianco e più ci inoltriamo più sono carichi.





                                                                  
La salita è, dopo un po', abbastanza monotona non concedendo visuali aperte ma per fortuna alcuni angoli del tragitto sono davvero da favola e, sorpassando la fila indiana che si è creata tra i partecipanti, chiacchierando con un'amica e l'altra vado avanti.



                                               

Come al solito, il gruppo si divide in "velocissimi", "normali andanti" e "lenti" e con una serie di sorpassi tattici, per evitare di rimanere troppo intrappolata nel gruppo dell'ultima categoria, riesco a raggiungere il gruppetto intermedio.
Ma il più delle volte mi ritrovo a salire da sola, immersa nel silenzio del bosco, senza paura di sbagliare strada...le tracce di chi mi sta davanti sono belle evidenti! Molte anche le tracce degli abitanti del bosco sui pendii che ci circondano e le figure create dalla neve.





Dopo tre ore e mezza di incessante ciaspolare, raggiungo finalmente la radura della casera di Casa vecchia, assieme a un ansimante e grondante di sudore Bruno, vecchio socio della sezione. Ad aspettarci impazienti i "velocissimi", arrivati più di un'ora prima! E pensare che dietro a me, ben distante, c'è il gruppo dei "lenti".









Nell'attesa che arrivino, mangiamo e con l'aiuto di Fabrizio facciamo un ripassino veloce di soccorso con Arva. 





Il sole, seppur splendente, non scalda e arrivati anche i ritardatari e fatto alcune foto, riprendiamo la lunga via del ritorno. In discesa si sa, è più facile e ciaspolando veloci sulla neve farinosa raggiungiamo le auto in un'ora e mezza.


Nonostante la stanchezza immane che mi assale mentre facciamo ritorno a casa sono felice: era da un bel po' che non partecipavo alle uscite della nostra sezione e mi ha fatto molto piacere esserci oggi!      

domenica 24 gennaio 2010

Cristalli in Raccolana

Una volta imboccata la Val Raccolana il fatto di aver dimenticato la macchina fotografica iniziava a darmi meno fastidio: i piani erano cambiati. Poiché c'erano Claudia e Alessandro, Orsi fidanzati alla prima esperienza su cascata, con Fabrizio si decide di rimandare un  nuovo progetto e di andare a fare un pò di "scuola" alla cascate del forte, al lago del Predil. Avendola salita in tutte le salse (con il sole, con il gelo polare, con la neve, in notturna con la luna piena), alla fin fine, non documentarla non mi dispiaceva più di tanto, in caso, le foto le farà Fabrizio.
Mentre saliamo verso Nevea gli occhi sono rapiti dagli anfratti delle pareti, dove si annidano i cristalli che cerchiamo, a volte neanche si nascondono, mostrandosi evidenti e sfrontati al centro della parete. Lanciando la sfida, e condendola con avvicinamenti mica da ridere! Ma non ci fan certo paura! Fatica si, paura no, la paura la lasciamo al ghiaccio, come termometro della salita.
Paura. Spesso penso mi abbia salvato la pelle in un paio di occasioni, e ne sono orgoglioso.
Saliamo ancora verso Nevea e i pensieri volano verso Luca. Ah! Il destino! Ci eravamo conosciuti l'anno scorso, dopo che , assieme a Roberto, avevo aperto una via nuova di misto accanto alle due cascate che Luca aveva aperto nella conca di Fusine. Una birra in compagnia, due consigli e i sogni condivisi di tanti progetti realizzabili nelle Giulie. 
Raggiungiamo il forte e c'è già una cordata di sloveni che si prepara a salire. Il mondo continua a girare! Mentre ci prepariamo, gli sloveni sono già di ritorno: poco ghiaccio. Boh! Andiamo a vedere.
In effetti la cascata non è formata del tutto, ma per fare un pò di didattica il settore sinistro, verso la strada è sufficiente. Sfruttando le catene sulla cengia superiore si può fare un po di moulinette per spiegare i fondamenti dell'arrampicata su ghiaccio a Claudia ed Alessandro. E così passiamo qualche ora nel tiepido gelo del Predil, e del suo lago ghiacciato... per fortuna che avevo portato via le moffolone di piuma!!!
Il ghiaccio è a tratti bello, a tratti esplosivo, ma salendo in moulinette il pericolo si azzera e si può giocare in tutta sicurezza, azzardando un paso doble in parete! Ah Ah Ah, non posso nemmeno ridere tanto per il mal di gola che mi sconquassa anche la testa. Forse era meglio restare a letto, ma visto la giornata divertente forse no!

domenica 17 gennaio 2010

Rispolveriamo gli imbraghi!

Gia da una decina di giorni tengo sotto controllo il meteo e per questo sabato il sole è garantito! Con un giro di sms alle "girls" organizzo un uscita per rispolverare gli imbraghi dopo mesi e mesi (nel mio caso un anno e mezzo!) di inutilizzo.
Seppiù che uno non scelga qualche falesia per arrampicare, le ferrate a bassa quota scarseggiano. L'unica fattibile è la B.Biondi in Val Rosandra, gia percorsa tre volte e ottima per allenarsi.
Così sabato mattina, dopo avere prelevato Enrica, puntiamo l'auto verso il casello di Palmanova, dove ad attenderci c'è Silvia. Imboccata l'autostrada in direzione Trieste, puntiamo alla volta di Basovizza e imboccata la stradina per il monumento alle foibe, raggiungiamo poco dopo il paesino di San Lorenzo e il parcheggio per il belvedere sulla Val Rosandra. 
Aperte le portiere dell'auto un vento patagonico che nel meteo su internet definivano moderato borino, ci assale: beh, se non altro l'imbrago servirà a non farsi spazzare via dalla ferrata!
Indossati berretti e guanti imbocchiamo il sent.1 e al bivio il 49a e passata la grotta con panca e tavolo raggiungiamo l'attacco della ferrata. Qui fortunatamente siamo al riparo dal vento e indossati gli imbraghi mandiamo avanti Silvia per il suo "battesimo" della ferrata.



Il sole scalda la parete che percorriamo ma i nostri muscoli da tanto inutilizzati sono "durs come cuargniui"!!!! Arrivate a un canalino verticale abbiamo l'onore di sentire Silvia imprecare alle prese con la dura risalita! Ma come? Silvia che va su dappertutto che impreca e arranca? Io ed Enrica quasi la prendiamo in giro ma quando arriva il nostro turno smettiamo subito e abbiamo il nostro bel da fare a risalire l'infido e ripido canalino! Ma come avevamo fatto le altre tre volte????


Le difficoltà sembrano enormi senza il dovuto allenamento e depresse quasi decidiamo di abbandonare l'impresa ma sostenendoci a vicenda andiamo avanti riposandoci nei tratti più semplici.


  



                                                                
Il vento sul pianoro sommitale continua a soffiare forte ma dove ci troviamo siamo riparate e nonostante la foschia che alleggia sul mare ci godiamo il tepore del sole e il panorama.


A tre quarti della ferrata, dopo uno spigolo difficile, Enrica ci lascia:la sua ernia reclama attenzione e approfittando di una via d'uscita dalla ferrata decide di aspettarci alla fine del percorso. Guardo Silvia che osserva la scappatoia con mal celato interesse: "non vorrai mica mollare adesso che siamo quasi alla fine e i muscoli si sono appena scaldati?" le dico. Ridacchiando rassegnata prosegue, i tratti difficili sono ormai alle nostre spalle e poco dopo raggiungiamo tranquille la fine della ferrata. Enrica ci aspetta un po' dolorante sul pianoro sommitale. Doloranti lo siamo anche noi dopo tutto quel tirare di braccia e gambe ma nonostante la stanchezza e lo sconforto iniziale possiamo far rientro soddisfatte della nostra impresa! La prossima volta, ne siamo fiduciose, andrà sicuramente meglio e appena i muscoletti si saranno ripresi c'è un'altra ferrata a bassa quota che mi è stata suggerita: la "Furlanova" in Slovenia ci aspetta! 

domenica 10 gennaio 2010

Congratulazioni Chiara e Gianni !!!!

Sabato 9 gennaio, nel Santuario di Castelmonte, si sono uniti in matrimonio i nostri amici Chiara e Gianni.
Congratulazioni e felicitazioni !!! 


mercoledì 6 gennaio 2010

Carpe Diem

La testardaggine di domenica ha i suoi strascichi già in serata, e, nonostante qualche rimedio "dell'ultimo minuto" lunedì mattina la schiena è dolorante. Mi alzo dal letto prima delle sei e dopo un paio di fitte, vedo che la baracca va comunque avanti, quindi niente paura! Oggi si batte di picozza!
Robertone è già pronto, carichiamo velocemente lo zaino e partiamo alla volta di Sappada. L'idea iniziale è di andare a salire le colate solitarie sotto le Terze. Intanto scendiamo lungo il Piave a vedere la condizione delle cascate dopo l'Orrido e strada facendo ci viene la curiosità di vedere se si è formata la lunga cascata all'ingresso della Val Visdende.
Saliamo i primi tornanti e vediamo il ghiaccio bello gonfio! E non c'è nessuno!
Carpe Diem! Un nome appropriato!

Il termometro segna -16° e prepararsi per la salita non è il massimo: se l'imbrago si può regolare con i guanti, allacciare gli scarponi risulta un pochino più difficile. Un lungo respiro e via i guanti, quasi in apnea per allacciare le stringhe e le mani già non si sentono.
Imbacuccati per bene andiamo all'attacco.

Se non altro il freddo anestetizza il mal di schiena, almeno mi sembra avere quell'effetto, o forse a placare il dolore è solo la voglia di salire. Intanto ci raggiungono altri due viandanti del gelo! Un saluto da sotto il passamontagna e ripassiamo le corde prima di salire.
Roberto parte per il tiro e io mi godo il tepore del piumino. Che bello il freddo! Basta essere attrezzati!
Il primo tiro è abbastanza verticale su ghiaccio gonfio e morbido, a dispetto della temperatura.
La vista inizia ad aprirsi sulle cime che costellano l'alta Val Visdende, cariche di neve e splendenti.

Continuiamo a salire e il freddo si attenua, vuoi per l'avanzar del giorno, vuoi per il movimento, inizio a sentirmi a mio agio. E' una sensazione divertente e strana quella di sentirsi bene, come a casa, seppure appesi ad un qualcosa che ha un'esistenza breve e fragile, un'essenza fredda e trasparente.

Strano. Piacevole. Intrigante. Attraente. Come le sirene di Ulisse, lo dico sempre del ghiaccio e delle sue forme. Un'attrazione fatale. Un rapporto delicato, si deve salire leggeri, con movimenti sicuri, calibrati. Una danza.



Arriviamo al quinto tiro, la chiave di accesso alle placche finali, e il ghiaccio non è eccelso. La colata non è del tutto formata, formazioni a cavolfiore, grosse ed instabili non danno possibilità di proteggere la salita. Belle da vedere, ma deboli e precarie da salire.

Attrezzo la doppia per scendere, mentre Roberto si prepara alla discesa. Con tre calate raggiungiamo la base della cascata. La temperatura è gradevole, meno sei! Mentre scendevo mi proiettavo nel futuro, pensando a quando farò vedere i giardini di ghiaccio a Gabriele: chissà se si lascerà rapire! O se preferirà Lignano?
BRRR!!! Rabbrividisco al pensiero!!

M.te Craguenza

Dopo tanto freddo, pioggia e neve, finalmente una giornata limpida, piccolo regalo tra una perturbazione in partenza ed una in arrivo. E così, domenica mattina, preparati zaini e pargoli e raggiunti dai "Valops", puntiamo l'auto verso il Cividalese e San Giovanni d'Antro. La nostra meta odierna è il monte Craguenza...mai sentito prima...ma uscito a caso aprendo l'ultimo libro che ho acquistato, dopo un cambio di programma all'ultimo momento. A dire il vero questo monte l'avevamo gia scorto anni fa durante un uscita sul Joanaz ma non sapevamo come si chiamava e col passare del tempo era caduto nel dimenticatoio.
Per strada notiamo come le Prealpi siano bene imbiancate: lo zaino per portare Gabriele è rimasto a casa essendo l'alpinfrut ancora un po' piccolo e questa sarà l'occasione per testare il passeggino sulla neve...sperin ben!
 Passate le borgate che sovrastano San Giovanni d'Antro la strada oltre che stretta a tratti si fa sporca di neve e ghiaccio e arrivati ad uno slargo in prossimità del punto di partenza, parcheggiamo. Non siamo soli: un gruppo di ragazzi in mimetica si preparano alla guerra armati di mitra, fucili e pallottole finte! Speriamo di non essere fatti prigionieri..o peggio, di non diventare i loro bersagli!




Con l'Alpinfrut-Yeti nel passeggino, ci incamminiamo sulla strada ghiacciata denominata sentiero naturalistico Antro-Spignon-Pegliano e l'Alpinauta si diverte a far sgommare e derrapare il passeggino sulle pozze ghiacciate.





Man mano che saliamo la vista si apre ampiamente su tutta la pianura fino al mare che sotto lo splendido sole di oggi risplende lontano.

Il passeggino che prima scivolava velocemente sul fondo ghiacciato e con poca neve, comincia ad affondare e spingerlo diventa faticoso. Propongo a Luca di parcheggiarlo dietro qualche arbusto e proseguire con Gabriele in braccio visto che non manca tanto alla cima, ma si sa, la testardaggine dei maschi ogni tanto non ha limiti e girato il passeggino, prima l'Alpinauta e poi il "Valopat" si danno il cambio per trainarlo su per il pendio fino in cima!






Con il sole che batte sulle nostre teste il freddo non si sente, anzi, sembra di essere in primavera e i maschietti arrivano in cima in un bagno di sudore!



L'Alpinfrut invece ha dormito tranquillamente tutto il tempo e mentre veniva sballottato su per il pendio si beffava delle fatiche dei suoi trainatori ronfando rumorosamente! 
Arriviamo in cima che suona mezzogiorno e con vista da una parte sul Matajur e dall'altra sulla pianura friulana mangiamo il nostro pranzo.






Anche l'Alpinfrut reclama il suo latte e si sgranchisce le gambette sulla neve, guardandosi intorno meravigliato da tanto bianco bagliore.





Saziato pance e vista e fatto le foto di rito ci rimettiamo riluttanti in marcia, lungo il sentiero di ritorno.      


Una fermata in pasticceria a San Pietro al Natisone è d'obbligo: c'è da festeggiare la prima invernale di Gabriele e i due bollini sulla sua tessera Cai! Mica male per un bimbo di cinque mesi e mezzo!