Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

martedì 20 giugno 2017

Punta Dallago

Torniamo nuovamente a far visita a questo angolo appartato di Dolomiti. L'avvicinarsi della fine del corso di alpinismo è la scusa buona per vedere se è "tutto a posto", e cosi uno sparuto gruppo tra amici e istruttori si inerpica sui sentieri che salgono alla Croda Negra ed alla Punta Dallago.
Questo inizio di giugno dal meteo incerto eleva la solitudine di queste crode, nessuno oltre a noi si prepara alla base di queste pareti. 




L'aria fresca che sale dal fondovalle mi fa presagire i temporali promessi nel pomeriggio, ma distratto dai miei pensieri e tratto in inganno da un chiodo, attacco più a sinistra e finisco su simpatiche friabilità che mi regalano un voletto fuori programma, prima di dare ascolto a Nadia che trova il punto giusto per attaccare la parete.


Salgo veloce, sfiorando con piacere la roccia ottima e raggiungendo presto la prima sosta. La Via della Vipera sale agilmente la parete sud della Punta Dallago con difficoltà contenute. Aperta da Franz Dallago nel 1969, è una via che regala un'arrampicata divertente, con un panorama magnifico sulle cime regine delle Dolomiti: Marmolada, Civetta, Pelmo e Pordoi.



Mentre saliamo sentiamo voci provenire dal basso, dopo pochi minuti vediamo sbucare Paolo, Roberto e Massimo che, persa la retta via, decidono di salire lungo la linea della Vipera anche loro.
Intanto il cielo inizia a ingrigire mentre siamo impegnati sugli ultimi tiri. L'aria si fa fredda e inizia a piovere. 
Gocce sottili e decise, che, d'un tratto, prima macchiano, poi riempiono la parete ruvida. 
Salgo con attenzione la parete bagnata ma, all'improvviso, irrompe nuovamente il sole che ci regala una breve tregua, permettendoci di salire gli ultimi tiri asciutti, o quasi.





Quasi... Esco in cima sotto una fitta grandinata, giusto il tempo di mettermi in sicura e indossare il guscio che già le mani perdono sensibilità mentre recupero la corda, Nadia mi raggiunge veloce e così pure gli altri. La grandine si tramuta in fitta e fredda pioggia.






Raggruppiamo velocemente l'attrezzatura e imbocchiamo la via di discesa. 
Il panorama si chiude, nubi scure si addensano sui nostri passi mentre rientriamo al parcheggio.


Scendendo lungo il sentiero affiorano ricordi lontani, i tempi delle scorribande frequenti in Dolomiti di Luca Ploe e Davide Tempieste. Ricordi divertenti di fragorose inzuppate.

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