Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

martedì 29 giugno 2010

Studlgrat: sulla schiena del Campanaro

"Guido hai una relazione della Studlgrat?"
"No, ma se vuoi te la dico a memoria!"
E cosi, mentre lui se ne stava andando a guadagnare la pagnotta in Monte Bianco, io annotavo in testa le informazioni utili per il fine settimana che mi aspettava, in compagnia di Robertone, in Gross Glockner.
Arriviamo nel pomeriggio a Kals e imbocchiamo la Glocknerstrasse che, dopo avere pagato il pedaggio ad un orso (a chi altro potevamo?) ci porta alla Lucknerhaus, dove ci organizziamo per la salita.
A guardare in su qualche pensiero viene a far visita: il cielo è per metà grigio. Purtroppo è la metà verso il Glock a esser scura! Ma ormai che siamo qui... si sale!



Imbocchiamo il sentiero che porta alla Studlhutte e la tabella gialla mi fa sobbalzare: quattro ore e mezzo! Cavoli! arriveremo alle nove!
Iniziamo a salire e le streghe del Campanaro iniziano a pettinarsi: un misto di fitta e leggera pioggia e sole ci accompagna fino alla Lucknerhutte, per poi lasciarci in compagnia delle nuvole che si avvolgono intorno alla mole della cima, nascosta, davanti a noi.
Mentre salgo sento le gambe impallate, e la stessa sensazione attanaglia Roberto: vuoi il peso dello zaino, vuoi un mese di corso in cui si è camminato poco, fatto sta che le gambe son pesanti. Mentre cerchiamo qualche scusa per lo scarso allenamento arriviamo al rifugio. Guardo l'orologio, guardo Roberto: "900 metri di dislivello in un'ora e mezza! Non siamo proprio da buttar via va!".

Il rifugio è posizionato su di una selletta tra Luisenkopf e Fanotkogel, e offre a chi arriva lassù un panorama eccezionale. mentre guardiamo in giro il cielo si fa via via più chiaro e le nuvole lasciano spazio ad un intenso blu venato di arancio.
Entrati in rifugio ci accoglie il gestore che ci indica camera e letti. Dopo una sistemata veloce scendiamo in sala per la cena. A buffet! Mmmhh... Cucina austriaca d'alta quota! Fantastica! Una non meglio identificata massa gelatinosa e rossa mi sembra la cosa migliore tra altre due brodaglie scure, od oscure? Ci annego dentro una manciata di qualcosa e, con la consapevolezza di aver sbagliato qualcosa me la sorbisco. Poi all'improvviso la cameriera in un italiano stentato mi riprende dicendomi che ci dovevo mettere gli spaghetti nel ragù alla bolognese! Ragù alla bolognese??? Le rido in faccia e lei non se ne dispiace e ride con me! Dopo cena usciamo nel freddo della sera per rimirare ancora un pò il panorama che ci circonda, da sopra il Luisenkopf fa capolino il Gran Campanaro, il cielo è terso. Un buon auspicio per l'indomani.

Rientriamo in rifugio e Roberto sale dritto in camera, io mi fermo in sala a guardare le facce degli alpinisti, mentre mi auguro una bella giornata per l'indomani con una schnapps. Uno degli ospiti prende in mano un trombone e intona la "Montanara" ed io, sottovoce, ma forse poco "sotto", guardando il panorama intono le prime strofe e mi ritrovo al centro dell'attenzione con il trombone che mi soffia nelle orecchie. La memoria non va oltre la terza strofa, ma il trombone non demorde, al che vado avanti improvvisando, tanto non c'è nessuno che parla italiano, tanto meno friulano!
La sveglia suona poco prima delle cinque, una stiracchiata veloce, colazione in silenzio e siamo pronti.
Saliamo in direzione del Luisenkopf e proseguiamo sul ghiacciaio salendo paralleli alla Luisengrat: non siamo i soli a dirigerci verso l'attacco della Studlgrat.


In un'ora raggiungiamo l'attacco e ci prepariamo alla salita. Saliamo in conserva ed apro la via. Le protezioni sono in loco: qualche fittone e diversi anelli punteggiano la salita, abbiamo comunque un paio di friend e dadi, non si sa mai! La via è evidente e la salita è piacevole, con difficoltà continue attorno al terzo grado. In un paio d'ore arriviamo alla Fruhstuckplatz, dove un cartello giallo avverte che se sei arrivato a quel punto della salita in più di tre ore è meglio scendere! Beh, non è il nostro caso e proseguiamo veloci, piazzando le protezioni e alternandoci al comando della cordata.

Arriviamo oltre i 3600 metri  e la cordata che ci precede rallenta: salgono facendo sicura su ogni tiro e siamo in un punto dove superarli non è facile, quindi ci tocca aspettare. 
La cima è lassù, la croce è in vista e noi siamo fermi.





Saliamo ancora un pò mordendo il freno, finché riusciamo a forzare un pò e a superare la cordata che ci precede e raggiungere velocemente la cima.
Finalmente! Nel 1999 la mancai d'un soffio, rinunciando per il "traffico" che intasava il passaggio tra Kleine e Grosse Glockner.


Finalmente in cima, e salendo lungo una via che, attraverso i racconti di conoscenti, aveva un'aurea di maestosa bellezza. Un'aurea che, oggi, in compagnia di Roberto mi sono goduto appieno. Un pò meno lui.. forse a causa del ragù alla bolognese...
Mi guardo in giro e riconosco il Pelmo ed il massiccio del Coglians in lontananza. Un paio di foto in cima e inizia la discesa.
Passiamo velocemente la selletta tra cima ed anticima, dando un'occhiata all'intonsa neve del canale Pallavicini. Mentre aspetto che Roberto raggiunga il Kleine Glockner mi torna in mente la storia del Conte Pallavicini, a cui il canale è dedicato: un leggero strattone alla corda mi riporta alla realtà e risalgo anch'io fino all'anticima.
Scendiamo lungo la cresta e notiamo che alcuni buchi sulla neve danno sul vuoto e ci spostiamo d'un passo a valle.
La neve è ancora dura e arriviamo velocemente alla Johann Hutte.
Una breve sosta per mangiare qualcosa e continuiamo la discesa lungo il sentiero attrezzato che ci porta sul Kodnitzkees. La temperatura inizia a salire e il riverbero del ghiacciaio amplifica la sensazione di calore, scendiamo velocemente sulla neve, ma la Lucknerhaus ci sembra cosi lontana!


Ci fermiamo un pò a guardare il paesaggio ai margini del ghiacciao: dietro a noi il Campanaro ci abbraccia con il suo anfiteatro di creste. Ripercorro con gli occhi la salita del mattino e torno a gustarmi il piacere della salita.
Ci rialziamo, un ultimo sforzo e si siederemo davanti ad una bella birra per coronare la giornata.

10 commenti:

  ha detto...

sarà stato il luogo, sarà come lo hai raccontato sta di fatto che è uno dei migliori racconti da quando seguo l'alpinaita. grazie! mandi

Carlo de Ts ha detto...

bel giretto! mi pare di vedervi ad aspettare che gli altri salgano... quanti biip cayo?
Ciao ciao!

ps ho visto che andate sul Rutor, se combino posso aggregarmi? mi faccio trovare a la thuille. Ciao

Laura ha detto...

ma non sei salito dalla parte di quell'oribile rifugio pieno di moto no?
bellissima vallata, e gran bella escursione, dev'essere stata una bella soddisfazione

Piero ha detto...

bellissimo sogno (per me) il campanaro, primo o poi mi decidero a chiedere ad una guida di accompagnarmi. Bravo! Anche a cantare (e quello mi sarebbe piaciuto sentire)

Anonimo ha detto...

Ma più che biip, era da fare i conti con il sugo alla Bolognese...iiii, quella si che è stata una vera sfida.

Giovanni ha detto...

che voglia di tornare in montagna con queste foto, non ne posso più di vedere solo deserto!

guido ha detto...

Ottimo! E gran bella relazione. Di gente se ne trova sempre e i problemi grossi non sono aspettando di salire lungo la Sudlgrat ma scendendo lungo la normale: troppa gente che non sa neppure cosa ci fa in un posto così. Per fortuna che gli 'umani' non hanno la capacità di rovinare i fantastici attimi che la natura e la montagna ci offrono. Complimenti! Guido

Luca l'Alpinauta ha detto...

hai ragione Guido, per fortuna non riescon o a rovinarti le sensazioni e le emozioni chen la montagna sa regalare a chi ha voglia di coglierle.

frivoloamilano ha detto...

Sono belli questi "acuti". Mi sono immedesimato nei vostri passi, (metaforicamente parlando perchè 900 metri nel tempo che ci avete messo voi me li sogno) e sono salito anch'io. Grazie
Bravi. ;-)

Luca l'Alpinauta ha detto...

più che acuti sono sgranchimenti di gambe in vista di gitarelle future