Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

domenica 26 marzo 2017

Quattro stagioni sui Tubers

Le viette di Poffabbro sono silenziose e deserte, ma dalle finestre aperte giungono suoni e rumori di vita quotidiana. Ne percorriamo alcuni tratti, dopo aver lasciato l'auto in un piccolo parcheggio tra le case. 



L'inizio del sentiero 973a attraversa un ponticello sul torrente Muiè e s'insinua in un bosco dove la primavera, ufficialmente arrivata da un paio di giorni, mostra i suoi magnifici colori con una moltitudine di fiori che tappezzano il terreno tutt'attorno. 



Grossi cuscini di erica ci accompagnano durante la salita, quando gli alberi si diradano e la calura di oggi fa sembrare di essere in piena estate....specie quando ci ritroviamo a percorrere un ampio tratto ghiaioso. 




Dietro di noi la pianura è avvolta da una densa foschia, che limita la visuale: nelle giornate limpide arriva fino al mare. Saliamo lentamente, fermandoci spesso: non abbiamo fretta e la salita in certi tratti richiede attenzione, specie più su, dove una volta abbandonato il vallone ghiaioso, iniziamo a percorrere strette cenge su ripidi pendii erbosi. 







La dorsale sopra di noi sembra spostarsi sempre più in là, ma non desistiamo e alla fine ne raggiungiamo l'apice. 




Ora c'è solo da decidere che direzione prendere: alla nostra sinistra c'è la cima del Rodolino, alla nostra destra una bella cavalcata sui dossi erbosi dei Tubers. Data la calda giornata, la stanchezza accumulata durante la settimana e il buon dislivello fatto per arrivare quassù, optiamo per i più tranquilli Tubers. Percorrendo la dorsale erbosa con lievi saliscendi, raggiungiamo il punto più alto e ci fermiamo a riposare e a pranzare. 







Una lieve brezzolina mitiga un po' la calura del sole, mentre addentiamo i nostri panini e ci godiamo il meritato riposo. Si sta bene quassù.... come sempre accade quando si raggiunge una cima, ma la prospettiva del lungo rientro che ci attende ci fa rimettere gli scarponi e valutare le due opzioni di discesa: o ripercorriamo a ritroso la via di salita o chiudiamo ad anello passando per la sella del Multrin. Il versante nord è innevato e boscoso.... il sentiero per la sella passa di lì, ma prima di decidere dobbiamo intercettarlo e valutarne la percorribilità. Dopo un po' di ricerche, individuiamo i segnavia sugli alberi e, affondando nella neve, iniziamo ad avanzare tra gli alberi. 


Alla fin fine il tratto innevato è più breve del previsto e, terminate le zone d'ombra, torniamo al sole e gli scarponi calpestano di nuovo terreno più sicuro. Ancora un po' di saliscendi lungo i successivi dossi e raggiungiamo sella del Multrin, immersa tra gli alberi. 




Poco più in là, sul successivo dosso erboso è stata posizionata una piccola croce di vetta: possiamo esimerci di andare a darle un occhiata? Assolutamente no! E così via, saliamo pure quello!



E poi giù, ripidamente, affondando nell'alto fogliame che ricopre il terreno: oggi ci siamo godute le quattro stagioni in un unica giornata, passando dalla primavera all'estate, dall'inverno all'autunno! 









Raggiungiamo le prime abitazioni della località Piel e, seguendo la strada asfaltata, arriviamo alle case di Prat della Zorza. 


Trovata la "traccia nera" riportata sulla cartina, la seguiamo costeggiando le acque del Rugo delle Mole e per sterrata le case di Lunghet. Non ci resta che percorrere il sentiero Frassati e ritornare al punto di partenza, chiudendo così un meraviglioso anello!






E pensare che la giornata era iniziata con un bel po' di intoppi ed eravamo stanche...
E' proprio vero, Diana lo dice sempre: la montagna sistema tutto e ti rigenera!

1 commento:

Luca De Ronch ha detto...

Bello! da fare ..... vediamo un po come butta !