Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

lunedì 12 maggio 2008

Tante piccole gocce a volte dan vita ad un fiume impetuoso

Girando per il web ho avuto modo di venire a conoscenza dell'iniziativa di Alberto Peruffo, chiamata Sad Smoky Mountains: questa è in sintesi l' idea:
"Accendere il cuore infranto delle montagne e degli uomini con il colore della vergogna-tristezza-indignazione e offrire alimento per chi resiste.
Cosa si chiede di fare può sembrare ancora una volta folle o di troppa effimera natura per avere effetti artistici e civili determinanti per lo scopo che noi tutti, autori e co-autori, ci prefiggiamo di raggiungere: lasciare un segno rosso nel cielo per esprimere il nostro dissenso contro i soprusi e le ipocrisie del nostro tempo. Un segno simbolicamente eruttato dalla Terra, dalle montagne, dalle nostre coscienze nel momento in cui si sta per accendere una fiamma olimpica che al posto di garantire gli alti principi a cui essa si ispira, riflette tragicamente le grandi contraddizioni della nostra epoca, diventata un mercato dove tutto si vende, perfino il destino dell’uomo e dell’ambiente in cui esso oramai miseramente vive. Sembra quasi che la fiamma olimpica che passerà sulla Cima dell’Everest sia destinata ad essere convogliata dentro le viscere della Terra, metabolizzata, rifiutata e rigurgitata sotto diversa forma sulle altre montagne del mondo (siano esse reali o artificiali, picchi rocciosi o coscienze assopite) per tingere il cielo con il colore del sangue, della vergogna, della tristezza e in ultima analisi, della ribellione, il nostro individuale atto di dissenso che nessuno può controllare perché è singolo e inafferrabile."
In contemporanea anche il mio amico "orso" Silvan mi portava a conoscenza dell'idea via e-mail e mi comunicava la sua adesione all'iniziativa, sarebbe salito con il gruppo di Luca Visentini sul Dosso Nadei, nelle Dolomiti Friulane.
Bene, deciso che avrei aderito anch'io all'iniziativa, consulto Nadia sulla cosa e raccolgo il suo entusiasmo e anche quello di Nicholas. "In montagna per liberare il Tibet dai cinesi? Allora vengo!!" Un bimbo partigiano! Beata innocenza direbbe qualcuno, ma intanto la cosa ha già un effetto positivo: quello di farlo venire in montagna un pò meno brontolante!
Che cima salire? Poichè c'è pure Nic serve un posto che non sia molto in alto, per evitare neve pesante e faticosa: visto che era già dà un pò nelle mire di Nadia decidiamo di salire a Casera Monte dei Buoi, una volta arrivati avremo modo di valutare le condizioni della neve e di optare per la Cima Ombladet o per la più bassa Cima Vas.
Bene! l'obbiettivo era individuato, ora ci mancava il mezzo per completare l'opera: i fumogeni. Dopo varie corse e peripezie siam riusciti a recuperarli in un negozietto suggerito da un'amico cacciapescaerapina!! (Grazie Mike! Tutto bene al raduno del Club della Beccaccia??)
Domenica mattina con un cielo non proprio invitante partiamo per Sigilletto, in compagnia di Denis, per compiere la nostra parte in questo grande disegno, la nostra piccola goccia in un fiume che ci auguriamo prenda forza, mano a mano che scende dalla montagna della coscenza.
Lasciata l'auto poco oltre Sigilletto imbocchiamo la mulattiera che sale alla casera attraversando un bel bosco di larici e abeti, nel silenzio rotto a tratti dal canto di qualche uccello e dal parlare fitto fitto di Nicholas.
Il sentiero sale piacevolmente ed in breve siamo nei pressi della casera. Guardiamo in su e la cima Ombladet è avvolta dalle nuvole, mentre il Monte Vas è libero, entriamo nell'ambito del ricovero accolti dai potenti fischi delle marmotte: c'è nè una dozzina che scorazzano nei pressi, pronte a rintanarsi al sicuro se ci avviciniamo nel tentativo, spesso vano, di fotografarle.
Una volta deciso di dirigere verso Monte Vas, ci concediamo una pausetta per ritemprare Nicholas, prima di continuare.
Dalla casera raggiungiamo velocemente il passo di Pizforchia, i bolli gialli che nei primi tratti indicavano abbondantemente la direzione son spariti e impieghiamo qualche momento a ritrovare la traccia tra i prati arati dai cinghiali (? che altro?) e il bosco. alla fine troviamo la bella traccia tra i mughi e iniziamo a salire verso la cima, ora con lunghi traversi, ora con ripidi strappi, fino al friabile cupolotto della cima.
Dopo aver intrapreso una decisa azione di disgaggio saliamo in cima e Nic compie, un pò impaurito la sua prima arrampicata in libera di 1° grado, raggiungendo la croce di vetta, un pò preoccupato per la discesa.
La cima ha un bellissimo panorama a 360°, peccato che diverse cime siano coperte dalle nuvole, se c'è qualche altro partecipante alla nostra iniziativa in giro avrà vita dura a farsi vedere.
Alle 13, ci guardiamo rapidamente intorno, e ci sentiamo un pò soli, fra tante cime immerse nelle nuvole, ma accendiamo i nostri fumogeni, e diamo il nostro piccolo contributo scarlatto per la libertà del Tibet.

Sferzati da un fresco venticello iniziamo a scendere nel bosco in direzione di casera Vas, dove ci godiamo per un pò il panorama, senza l'assillo dell'orologio, anche se qualche nuvoletta dispettosa ora ci nega il bacio del sole, ora ci regala qualche spruzzo di pioggia che ci costringe a riparare sotto la tettoia-stalla.
Chiudiamo la giornata percorrendo la carrareccia che ci riporta all'auto, con in cuore la piccola gioia di aver provato a far sentire la propria voce.

sabato 3 maggio 2008

Gams Spitz

Come anticipato nel post sul Glemine, oggi andavo al seguito del Duca all'attacco del Gams Spitz. L'ultima volta ci andai ben 8 anni fa, con Luca (omonimo Orso) una luminosa giornata di febbraio, e vista la presenza di neve in parete, e in discesa pensammo bene di far la salita con gli scafi in plastica! Ce ains! Ce aventuris! E una volta ridiscesi, ci guardammo bene in faccia: mai più vie così lunghe. Ieri durante la salita ripensavo a queste parole, le stesse che dissi a Marco dopo la Don Quixote sulla sud della Marmolada, e ho pensato: eccoci di nuovo qua! Chissa quale sarà la prossima!


Son le sei che il Duca arriva in quel di Goricizza e io, assonnato, sono già in strada che lo aspetto, carico lo zaino e salgo in macchina, il non fare da autista concilia il sonno, ma conoscendo il Duca, resto desto, si sa mai che si appisoli al volante.


Arriviamo a Timau che il gigante è ancora in ombra, e parcheggiamo al suo cospetto, davanti alla taverna Mexico, preparativi veloci e uno sguardo all'insù, verso i 900 metri di parete che ci aspettano.


In breve siamo all'attacco della via attrezzata, e sul sentiro troviamo una scarpa asics taglia 45, la stessa del Duca... un buon auspicio? Vedremo. Intanto sono testimone della mutazione del Duca, che sfoggia una livrea rossa, che gli dà un'aria cardinalizia, tant'è che devotamente gli cedo il passo sul primo tiro.


Il primo tratto è facile, e visto che si arrampica in mezzo alla vegetazione, decidiamo di andar su con gli scarponi. La salita è facile e divertente, peccato che il fogliame e l'erba ricoprano gran parte del tracciato, più che i rinvii e la corda, sarebbero ben più utili un decespugliatore e uno di quei soffioni per le foglie.


Arriviamo, tra erbe e arbusti alla prima uscita, dove c'è il primo libro di via, firmiamo e scopriamo che siamo i primi della stagione (anche con Luca aprimmo la stagione nel 2000). proseguiamo oltre, e arrivati nel bosco sopra lo zoccolo, ci sleghiamo per procedere più velovemente verso il paretone. Mangiamo qualcosa e calziamo le scarpette, visto che la parete ora è più pulita e compatta. Saliamo in pieno sole, e un pensiero di ringraziamento va all'inventore della camel-bag, fantastica in queste situazioni. Intanto le ore passano e inizia lo smonamento da via lunga, le difficolta non sono elevate e l'interesse pian piano cala, lasciando il posto alla noia e alla voglia di tornar giù! Ma il Cardinale è deciso e allora lo seguo. Poco prima della seconda uscita, accanto alla cassettina con il libro di via troviamo la seconda scarpa Asics taglia 45 appesa ad un fittone... il mistero si infittisce!!


Arriviamo alla seconda uscita che sono le quattro del pomeriggio e guardo mesto il sentiero di discesa, ma sua eminenza sbotta "No varin migo di lassà stà?"


Quasi quasi.... Vabbe dai, ormai mancano un centinaio di metri di via e la cresta finale. Ok! Eminenza prosegua! E sù! Per le ultime e faticose (Mazzilis lo scrive) placche: 100 metri di liscio e gripposo calcare (non esente dalle solite erbacce, una via d'ambiente direbbe l'amico De Rovere), l'unico tratto bello di via secondo me, peccato che venga adesso, quando l'unico desiderio è quello di scendere!


L'ultimo tiro tocca e me, ed arrivare in sosta è una sorta di liberazione. Il Cardinal Loi mi raggiunge, togliamo le scarpette per mettere i piedi in qualcosa di più comodo, riponiamo il materiale negli zaini, facciam su la corda e guardiamo in su, verso l'ultimo strappo (erboso... che sorpresa!!) che ci separa dalla cima. Sono le 17.30.


Saliamo l'ultimo tratto di cresta e finalmente siamo in cima, sono le 18. Una rapido sguardo intorno, un paio di foto in cima (la piccola croce reca inciso "Dio con Noi".. speriamo abbia l'udito debole..) e il dispiacere di non poter stare a godere un pò di più il panorama. La guida riporta che ci sono due ore e mezza di cammino fino alla macchina.


Scendiamo velocemente (quanto il buon senso consente) per la neve pesante e sull'erba scivolosa della via normale e ci inoltriamo nel bosco che ci riserva qualche bella salita (ma non è una discesa?) prima di scendere ripidamente verso Timau, una volta in vista dei prati di Casera Pramosio, nel bosco il sentiero è tutto ricoperto di foglie e bisogna stare attenti per evitare scavigliature poco simpatiche, ma l'idea di essere sorpresi al buio ci mette le ali (altro che red bull) e filiamo comunque spediti.


Son le 19.30 che arriviamo alla barriera parasassi appena sopra il paese. Per le vie di Timau incontriamo solo un cane che ci guarda con aria incuriosita e passa oltre. Dalle case ci giunge il rumore dei preparativi per la cena, i discorsi attorno alla tavola sono un debole sottofondo. Arriviamo alla macchina e guardiamo verso l'alto, il Gam Spitz ci sovrasta con tutta la sua mole e noi: TIE'.


Il Duca torna nei suoi panni e mi dice "la prossime volte i sai di no domandati di vigni!".


Son proprio curioso di vedere se ci sarà un'altra volta Signor Duca! Per me no, sicuramente.


Però il mio pensiero vola verso le Nord del Montasio e del Mangart, ma anche alla Civetta. Per una sorta di scaramanzia dico anche oggi "basta vie lunghe!!"


Chissà quale sarà la prossima.


Piccoli Everest


Alcune settimane fa, Marietto, un amico di myspace, commentando una mia foto in cui mi cimentavo nell'arrampicata, mi scriveva: <"io sono dell'idea che ognuno trova il suo "Everest" dove vuole e come può, oggi può essere una ferrata, domani una via difficile, l'importante è divertirsi e poter dire a fine giornata "wow, che bello!">.
Ebbene, in questi anni ci son stati per me, tanti "piccoli Everest"...posti che volevo assolutamente raggiungere e conquistare: uno di questi è stato il m.te Coglians, la cima più alta del Friuli (alle medie, la mia classe ha dovuto scrivere 100 volte questa frase!) e grazie a Luca, ne ho raggiunta la cima per la difficile (per me) ferrata nord austriaca. Poi c'è stato il fatto di raggiungere quota 3000mt, sul Petzeck in Austria (ma non della vetta...200mt più su!) E poi il mio primo 4000....il Gran Paradiso, sempre con Luca; e poi ieri il Glemine, per la via dello spigolo, una via semplice di 2°-3° e 3°+, la mia prima via di roccia...con soste e tiri di corda!!! Facile, divertente e panoramica!! Piccoli Everest a confronto delle grandi imprese alpinistiche...ma di egual soddisfazione per me che a fine giornata, tutta entusiasta, ho potuto dire sinceramente "wow, che bello!!!". E si, Marietto, concordo pienamente!!!

venerdì 2 maggio 2008

La prima cordata di Nadia

In una giornata luminosa ho portato la mia Alpin-Girl a cimentarsi con la sua prima via alpinistica. La scelta è caduta su di una vietta facile, divertente e panoramica, una classica dei corsi di alpinismo: lo spigolo del Glemine. Qualche nebbiolina di preoccupazione e tensione si levava questa mattina, ma col sole che scaldava sono subito evaporate lasciando spazio solo al sorriso e alla voglia di divertirsi.


Accompagnato il Nicolino a scuola (Eh si! Niente ponte per gli studenti di Codroipo!!) e sbrigate alcune commissioni, caricavamo ferramenta varia, corda e scarpette in macchina, e via alla volta di Gemona.


Parcheggiata l'auto a Stalis, esauriamo velocemente i preparativi e ci incamminiamo per il sentierino, a ridosso degli orti, che in pochi minuti ci porta all'attacco.


Un rapido ripasso su nodi, uso dell'assicurazione ventrale e soste e siam pronti. Nel frattempo un'altra cordata ci raggiunge all'attacco e... SORPRESA! Un'altro neofita alla sue prima esperienza in cordata!!


Bene, siamo pronti: sosta su di un albero, stringiamo le scarpette e via veloci fino alla prima sosta.


NAAADIAAAA MOLLLAA TUTTOOO CHE RECUPEEROOO!!!


VIEEENIIIII!!!!


E via!, la corda cade molle ai miei piedi mentre la recupero. Nadia smonta velocemente la sosta e in breve mi raggiunge. Passaggio di materiali, controllo della sosta e via per una altro tiro, gettando di tanto in tanto uno sguardo ai tetti di Gemona e alla vita che scorre lungo le sue vie. Mano a mano che i tiri si susseguono, il panorama si apre e spazia su tutta la pianura friulana. Si vede anche il mare! Il tepore di primavera, e i begli appigli fanno divertire Nadia e l'altro ragazzo che sale entusiasta.


Ci alziamo veloci e in breve siamo a ridosso della cima del Glemine, la pendenza dello spigolo si abbatte, trasformandosi in un canalino erboso che porta alla croce di vetta. Da qui il panorama è molto bello, complice il sole e l'aria tersa.

Foto di rito con la croce di vetta per la prima via di Nadia, e giù di nuovo verso Stalis, per il sentiero sdrucciolevole, che forse è ben più pericoloso della salita. In breve scendiamo verso i prati alle falde del Cuarnan e del Chiampon, che svettano sopra di noi, e raggiungiamo la macchina a Stalis.


Dopo camminate, ferrate, cime, ghiacciai d'alta quota e arrampicate in falesia, Nadia mi è compagna anche in cordata. E già si parla dello Spigolo de Infanti e delle Placche di Val di Collina... Chissà!


Intanto domani il Duca degli Abruzzi mi ha convocato per il Gamspitz... visto la bella giornata di oggi il menù di domani prevede Climbers alla piastra!