Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

domenica 1 settembre 2013

Anello dello Jof di Somdogna

Dopo che Silvia, venerdì, mi avverte che causa lavoro, non può tenermi più compagnia sabato, la decisione è presa: salirò da sola allo Jof di Somdogna, già salito in un nebbioso luglio del 2002 con mio fratello e mio cugino.  
Era nella lista delle eventuali "solitarie" ma per scherzo chiedo a Nicholas se mi accompagna: naturalmente la prima risposta è negativa! Seguita però subito da una positiva, quando dico che ci andrò lo stesso, anche da sola! E non c'è verso di farlo desistere! Che tesoro!



E così per sua "enorme felicità" alle 7:30 di mattina lo butto giù dal letto e lo informo che alle otto si parte!
Preparati i panini indispensabili per "tirarlo su di morale" durante le grosse fatiche montane odierne e caricati zaini e scarponi in auto, partiamo alla volta di Dogna. I diciotto chilometri di strada tortuosa che portano alla Sella di Somdogna sono interminabili, ma una volta raggiunta e parcheggiato, alle dieci siamo in cammino verso il sovrastante "laghetto" che tralasciamo per seguire una ripida traccia che taglia il pendio boscato, zigzagando tra postazioni camuffate nelle rocce e nella boscaglia. Qua e là si aprono visuali sulla catena montuosa che collega lo Jof di Miezegnot ai Due Pizzi e quando ci ricolleghiamo al sentiero 610 il tenore della salita prende una svolta più tranquilla, passando in falsopiano tra larici, massi e resti di casermette. Cespugli di mirtilli e ribes "nutrono" il nostro passaggio, mentre la nostra meta finale ci appare con la sua croce di vetta. 


Entrati nel regno dei mughi e delle ghiaie, risaliamo il sentiero che, portandoci ad una prima selletta, ci presenta la parete nord del Montasio in tutto il suo splendore mattutino! 


Trincee e resti di postazioni sono presenti tutt'attorno e dopo una veloce visita risaliamo l'ultimo tratto di sentiero, lievemente esposto che ci porta presso dei resti di baraccamenti, dove è stato ripristinato un piccolo ricovero chiamato "Kopfach". 


Al suo interno un tavolo, una stufetta, viveri di prima necessità, una Madonnina e un bellissimo fregio! Due finestrelle munite di vetro permettono una bella visuale su Jof di Miezegnot e Mangart.




Seguendo la retrostante trincea arriviamo in vetta dove troviamo un papà con suo figlio e ci facciamo scattare la foto di vetta, poco prima che essa si riempia di vari escursionisti, saliti dietro a noi.


Lasciamo la vetta affollata e dopo un paio di visite a vicine gallerie, mangiamo il nostro pranzo nella trincea che porta alla famosa "Tomba del Mago" che rivisito con dovuta serie di contorsionismi! 



Me la ricordavo bene, solo che oggi la vista da quassù è diversa: si vede il panorama!!! 





L'incombente e verticale parete nord del Montasio domina e attrae la visuale e ci terrà compagnia durante tutta la discesa. 


Aliti freschi provenienti dal suo ghiacciaio mitigano qua è la la calura dei mughi mentre scendiamo verso la sottostante Fossa di Carnizza e iniziamo a percorrere i suoi pendii, che ci porteranno tra scorpacciate di ribes, con lievi saliscendi, fino al bivacco Stuparich, di cui avevamo scorto il tetto rosso già dalla cima dello Jof di Somdogna. 





Lo troviamo deserto e dall'interno carino come da molte descrizioni ricevute. Una foto, il timbro e poi via, in ripida discesa con il sentiero 611 verso il greto bianco alla base della Fossa della Carnizza e poi su dall'altro lato, prima con lievi saliscendi sui pendii dello Jof di Somdogna, poi nella fitta faggeta, in risalita verso il rifugio Grego che sembra non arrivare mai! E poi eccolo, finalmente, al sole e con i suoi tavoli affollati di gitanti ed escursionisti: e una Coca Cola a testa  per ricaricarci ci sta proprio! 



Percorriamo i dieci minuti di strada che ci riportano all'auto e poi di nuovo i tortuosi chilometri di strada per arrivare a Dogna e alle diciotto e quindici siamo a casa, giusti giusti per una bella doccia e per gustarci la costa del nostro bravissimo cuoco: lo chef Alpinauta!

3 commenti:

PaoloVE ha detto...

Fatto l'anno scorso in senso inverso dalla Val Saisera: bellissimo.

Mi era piaciuto un sacco muovermi nella mugaia sotto la cima.

http://acutocomeunapalla.blogspot.it/2012/08/escursionismo-giuliano3-val-saisera-biv.html

Sabato ho preferito Sella Nevea Passo Scalini Corsi (un sacco di stambecchi: se riesco domani posto sul mio blog)

Se continuiamo così prima o poi ci si incontra...

Ciao

Paolo

frivoloamilano ha detto...

Sempre un bel giro che merita di essere ripetuto...in solitaria o in compagnia. La nuova struttura mi ha incuriosito.

ciao e una saluto anche a Nicholas
;-)

Nadia l'Alpingirl ha detto...

Ciao Paolo,ti ho risposto sul tuo post...arrivederci per monti allora!!!
Ciao Flavio,il piccolo ricovero ha una bellissima stufetta..di quelle con i piedini!!!molto particolare!Per me quassù è stata come essere salita per la prima volta..dato che la scorsa volta,causa la nebbia,non si vedeva a più di tre metri!!!
Salutoni!!!