Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

martedì 20 maggio 2014

Quanta inciviltà al ricovero Francescutto!

Venerdì... giorno di decisioni importanti! Tipo: dove andare l'indomani?! 
Neve, non neve, a sud, a nord... son questioni importanti in questo periodo! Consulto la mia sempre lunghissima lista e dopo che l'Alpinauta mi scarta un paio di scelte, alle otto di sera riesco finalmente a interpellare Diana, la mia fedele compagna d'avventure!
E così sabato mattina, dopo il classico ritrovo con caffè a Gemona, partiamo alla volta di Forni di Sopra: la nostra meta sarà il ricovero Francescutto, sotto le pareti del Clapsavon e Bivera.
Neanche avessimo il tomtom integrato in testa, azzecchiamo al primo colpo la stradina giusta e, dopo aver chiesto il permesso ad un signore, parcheggiamo nei pressi delle case Tiviei.


Il cartello indica il sentiero 210 per malga Maggiore, che imbocchiamo risalendo all'interno di un bel bosco, incrociando di tanto in tanto la sterrata che sale dal centro di Forni e che più in alto termina, dove un nuovo sentiero inizia, il 222, che non ho in cartina. Noi proseguiamo, seguendo il nostro, che presso il fienile Duns attraversa un bel prato fiorito, tappezzato da tantissimi crocus e soldanelle.



Saliamo, costeggiando il torrente Agozza, passando un paio di volte da un lato all'altro, guadandolo saltellando tra qualche provvidenziale masso, passando su lunghe lingue di neve residua, per fortuna ancora dura da sostenere il nostro peso, cercando i segnavia, che nel fitto del bosco giocano a nascondino!!!



E poi ecco che gli alberi si diradano e sbuchiamo su un ampio pendio innevato, dove poco lontano ci appare il tetto e le stalle della malga Maggiore (o Mamaiou). Nel cielo azzurro si rincorrono nuvole bianche che ricordano il cartone animato di Heidi, mentre risaliamo direttamente il pendio immacolato, puntando alla croce posta davanti alla malga. 



Le cime del monte Lagna e Clapsavon chiudono a ventaglio il sipario davanti a noi, mentre alle nostre spalle si apre il panorama sui Monfalconi e Pramaggiore, con la Val di Suola in primo piano. Visitata la malga, forse in via di migliorie, puntiamo verso il vicino ricovero Francescutto, passando accanto ad una slavina, che trascinandosi dietro zoccoletti di prato, ha creato coreografici "alberi di neve" (Gabriele cit.). 



Un saluto al crocefisso poco lontano e raggiungiamo la bassa struttura divisa in due, di cui una parte è privata e l'altra aperta ai viandanti come noi. Apriamo la porta e già a finestre chiuse ci appare tutta la maleducazione di chi ci ha precedute! La luce che entra dalle finestre che Diana apre, illumina un pavimento tappezzato di sporcizia: palloncini esplosi, tappi di bottiglia, mozziconi, fazzoletti usati, sacchetti di plastica e cartine di caramelle! Bottiglie vuote sono infilate tra le travi e su tavola e panche, briciole e zucchero! Un indecenza, un affronto per chi ama la montagna e i suoi rifugi! Cerchiamo in giro, ma non trovando nulla con cui pulire usciamo al sole e ci tiriamo su il morale ammirando il panorama davanti a noi, mentre pranziamo e malediciamo tutta la gente incivile che non sa cos'è il rispetto delle cose altrui!!! 



Dove la neve si è finalmente sciolta, cuscinetti erbosi si riempiono di colorati crocus ed è proprio gironzolando per fotografarli che "scopro" il bagno, posto in una casetta di legno più in là: al suo interno giace una bella scopa nuova di zecca! Armata di ramazza, mi cimento in una bella e veloce ripulita del ricovero, scopando tutto l'ambiente e rifilando il tutto in un angolo! Se ci fosse stata una paletta, avremmo raccolto e infilato tutto in uno dei sacchetti di plastica, ma non c'è verso di trovarla! Firmiamo il libro (che non riporta tracce di festeggiamenti...i "furbi" non si sono firmati!!) e richiudiamo il ricovero, sperando che i prossimi ad usufruirne siano un po' più educati, notando che pure fuori è appesa una grossa borsa di plastica...piena di bottiglie vuote!!! Speriamo nella buona volontà e pazienza di chi fa la manutenzione a questo posto e iniziamo la discesa, ripercorrendo le tracce che abbiamo lasciato all'andata, fermandoci a lungo su una panca al sole presso i fienili Duns. Il meteo già da un po' sembra volgere al brutto e sul sentiero del ritorno, in mezzo al bosco, si sente cadere qualche goccia di pioggia. Infiliamo per sicurezza i giubbotti, ma saranno giusto quattro gocce e per quando raggiungiamo l'auto il sole si è di nuovo fatto spazio tra le nuvole. 


Grosse pozze sull'asfalto di Forni di Sopra ci dicono che in paese non son state proprio quattro gocce!!! Meglio così... è andata bene anche questa volta!!!

4 commenti:

Luca De Ronch ha detto...

Purtroppo c'è sempre più gente che utilizza i bivacchi per far festa, ma sono solo degli sporcaccioni .....

Nadia l'Alpingirl ha detto...

Appunto!...e lasciano tutto così,tanto se non si firmano e nessuno è testimone,chi vuoi che lo scopra!! grrr! tanto c'è chi pulisce dopo!!! Che tristezza!

Flavio Molinaro ha detto...

bisognerebbe studiare un sistema di monitoraggio, tipo le fototrappole che si usano per fotografare gli animali che si muovono nel loro areale - ma in questo caso si parla di altri "animali"... :-(
Brave e generose nel fare le pulizie! ;-)

Nadia l'Alpingirl ha detto...

Gli animali non sono così sporchi..e questi non sono amanti della montagna..se lo fossero,non si comporterebbero così! Per le pulizie..era il minimo che potessimo fare.
Ciao Flavio