Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy
venerdì 27 novembre 2009
martedì 24 novembre 2009
Creta di Collina
Domenica scorsa la vista delle cime innevate risvegliava desideri sopiti: inverno, neve, ghiaccio.
Un modo diverso di vivere la montagna.
Più bello.
Con l'inverno la frequentazione delle cime cala e regala un isolamento in cui si può godere appieno delle emozioni. Un alpinismo certamente più faticoso, ma senz'altro più emozionante.
E così coinvolgo Mauro in un primo assaggio d'inverno, un antipastino, tanto per iniziare la stagione. E un antipasto deve essere leggero, serve a stuzzicare l'appetito.
Saliamo nuovamente a Passo Monte Croce Carnico e la nostra meta è la Creta di Collina. Salita facile: il giusto modo di iniziare.
Salendo al passo il cielo è coperto, e i dubbi si insinuano tra i pensieri rivolti alla salita. Chissà com'è il tempo in quota. Arriviamo a Timau che il cielo è di un grigio plumbeo, proseguiamo verso Monte Croce e man mano che saliamo, sbuchiamo sotto un cielo zaffiro!
Magnifico!
Ci prepariamo velocemente e partiamo.
Fino a Casera Collinetta il sentiero è pulito, arriviamo al bivio per la Cresta Verde e la prima neve ci si presenta scricchiolando sotto gli scarponi, risaliamo il crinale che ci separa dai ruderi di casera Monumenz e entriamo in paradiso.
Ai nostri piedi la valle del But è ricoperta di nuvole, uno spettacolo grandioso; volgiamo lo sguardo verso l'alto, verso la nostra meta. Non sembra esserci molta neve, comunque nello zaino ci sono ramponi e piccozza, e , seguendo il motto "pan e gaban stan ben dut l'an" proseguiamo tranquilli.
Risaliamo il sempre faticoso zig zag del sentiero sotto le pareti della Creta di Collina fino ad arrivare alle prime attrezzature nel canale che porta al crinale superiore. Il cielo è sempre più blu sopra di noi e ad ogni sguardo che lanciamo intorno la meraviglia ci coglie, stupendoci ad ogni passo.
Man a mano che saliamo la neve aumenta, a tratti il fondo è ghiacciato e i ramponi tornano utili, anche se la piccozza resta appesa sullo zaino. Mentre saliamo incrociamo tre ragazzi austriaci che scendono, si fermano a far quattro chiacchiere e ci avvisano che sopra c'è verglas, e un magnifico panorama: wunderbar!!
Tralasciamo la via estiva, per la presenza di un vistoso accumulo, e guadagniamo la cresta che ci porta in vetta.
La vista si apre d'improvviso, come un'esplosione. La fatica sparisce d'incanto e lascia spazio ad una compiaciuta contemplazione di quanto ci circonda.
Le parole non possono descrivere appieno lo spettacolo di cui ci è data la possibilità di godere. Kurt Diemberger dice che un anno vissuto in montagna vale molti anni, e in una giornata come questa è difficile non dargli ragione.
Iniziamo la discesa, un pò controvoglia, ma il tempo passa e le nuvole si stanno alzando velocemente dal fondovalle, è proprio ora di scendere! Peccato, la Chianevate è li, che ci guarda, d'estate in mezz'oretta arriveremmo in cima, ma oggi... oggi ci fermiamo all'antipasto!
Il sole inizia la sua parabola discendente verso ovest, andando a coricarsi dietro le creste del Crostis e le nuvole dal fondovalle corrono verso di noi ad abbracciarci.
Luci e ombre si confondono in un grigio abbraccio.
Non è il finale ideale per una giornata stupenda come quella che abbiamo passato, ma siamo capaci di accontentarci.
Un giorno come questo vale molti giorni.
martedì 17 novembre 2009
Festa!
Festa! Si, una festicciola per la stagione che sta finendo e che ci introduce alle gioie dell'inverno, per alcuni cjaspe, per altri sci e pelli e per altri ancora piccozze e ramponi! Festeggiare.. ma dove? Il progetto originale prevedeva le Piccole Dolomiti, poi la neve ci ha messo lo zampino. Poi via con il pensiero verso Arco, ma il meteo ci invitava a starcene a casa. E allora? Allora le care vechhie pareti di casa, quelle che conosci a memoria. Quelle che il piede li, la mano là, e il passaggio è risolto.Ok, niente avventura, niente novità, ma però c'è la compagnia, c'è il piacere di stare assieme e di fare quattro chiacchiere.E così domenica mattina muoviamo alla volta di Passo Monte Croce Carnico. Io, Robertone, Bepi, Alessandro, Federico, Raffaele, e, beata tra gli uomini, Lucilla.
Al passo c'è il sole e non tira un filo di vento. Va là che abbiamo una giornata stupenda sulla porta di casa!
Sullo Spigolo de Infanti c'è una cordata alle prese con il gelo e la roccia bagnata, ma noi preferiamo il sole che pare scaldare i contrafforti orientali del Cellon e andiamo a salutare una vecchia amica: la Bella Venexia.
Per alcuni si tratta di una nuova conoscenza, che non fa rimpiangere pareti lontane.
Parte Bepi, con Lucilla e Federico, dietro Ale e Raffaele e io e Robertone a chiudere. La roccia è fredda e l'aria pure. Siamo un pò intirizziti all'attacco e la voglia inizia a venir meno, Inizia pure a tirare un pò di vento e il sole si nasconde dietro le nuvole: un disco freddo che scalda ben poco.
Comunque partiamo. Robertone sale il primo tiro da primo e io parto da secondo con addosso i guanti. Mi piace il freddo, ma in questa giornata non ero mentalmente disposto a questo clima. Raggiungo Robertone in sosta intirizzito, aspetto che parta Raffaele e poi parto anch'io. Arrivo alla seconda sosta e aspetto che partano Lucilla e Federico per approntare la sosta. Intanto guardo in su: la parete è bagnata, la vede anche Robertone da sotto.
Che fare? si potrebbe salire sulla destra con qualche friend e traversare, ma non è il caso di andar in cerca di pericoli.
Gridiamo a Bepi di attrezzare una doppia alla terza sosta e di iniziare a scendere. Roberto raggiunge gli altri in sosta al terzo tiro, mentre io mi calerò da li. I piedi nelle scarpette sono freddi e il sole sta per scendere dietro le cime. Guardo la mole del Pal Piccolo alla ricerca dei due che salivano. mmmh.. ne hanno ancora un pò! Staranno freschi!
Scendo veloce lungo la doppia, e l'ultimo tratto è nel vuoto! Che bello!
Raggiungo gli altri e aspettiamo Robertone ed Alessandro. Quando ci raggiungono, siamo duri come "cuargnui"! Ci cambiamo e riponiamo l'attrezzatura poi andiamo a finire degnamente la giornata, comunque soddisfatti di quanto fatto, seppur poco per la voglia che avevamo!
Scendiamo a valle, ai laghetti è tutto chiuso e allora ci fermiamo in paese, da Otto. Entriamo e veniamo accolti amichevolmente: il locale palpita di emozioni, le carte accendono gli animi. Che bella la vita di osteria.
Ordiniamo e i generosi piatti di Otto ci scaldano il cuore: la festa continua. E che bella festa!
mercoledì 4 novembre 2009
Come ai vecchi tempi
"Simpri su, simpri su" è la frase che mi rimbalza nella testa mentre arranco su per il sentiero che non molla mai! "Simpri su" è la frase che ho fatto incidere sull'anello che ho regalato a Luca tre anni fa, un motto che mi piace e che va bene per tante situazioni, nella vita, nel morale...ma soprattutto in montagna.
Dopo tanto, finalmente questa domenica io e Luca riusciamo a fare un uscita assieme, soli soletti, come ai "vecchi tempi". L'itinerario che ho scelto non è lungo e non è lontano, visto che Luca ha un appuntamento serale con la Snaidero.
Così, dopo avere lasciato i pargoli alle amorevoli cure dei nonni imperiali, puntiamo l'auto verso Moggio. Per strada il deserto: incrociamo solo un paio d'auto e l'ora non è neanche delle più preste, ma evidentemente Halloween ha fatto le sue vittime ieri sera.
A Moggio puntiamo verso la Val Aupa e al bivio imbocchiamo la strada che si addentra nella Val Alba fino al parcheggio del rifugio Vualt. Indossati scarponi e zaini ci avviamo sul sentiero 450 che in falsopiano e dentro un coloratissimo bosco di faggio ci porta fino al greto del rio Alba. Lo attraversiamo e incominciamo la risalita nel bosco in pieno splendore autunnale.
Al suo ritorno facciamo un veloce spuntino e ritorniamo sui nostri passi seguendo però stavolta i pochi ometti che contrassegnano la labile e molto rovinata traccia che in ripida discesa ci riporta a pochi metri dalla forcella Chiavals.
E' ora di far ritorno e dopo un ultimo saluto al bivacco e un' ampio sguardo ai panorami, ripercorriamo la bellissima cengia e al bivio optiamo per un saluto veloce anche al rifugio Vualt, meta odierna di famigliole a giudicare dal vociare di bambini. Toccherà portarci anche Gabriele un giorno.



La contro salita da qui al parcheggio rimette in moto i miei stanchi polpacci ma la mano stretta in quella di Luca mi da forza: è stata una bella e intensa scarpinata, proprio come ai vecchi tempi!
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