Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

martedì 17 febbraio 2009

Toh! Chi si rivede!

E già! Era da un pò che i nostri sentieri si erano divisi! Da una parte il richiamo del ghiaccio verticale e delle salite invernali, dall'altra la maternità che avanza, sta di fatto che era da Natale che io e l'Alpingirl non andavamo in montagna assieme.

E così, dopo aver festeggiato il compleanno di Nic con i nonni sabato sera, ci risvegliamo soli soletti la domenica mattina: destinazione? Boh. Intanto andiamo a Gemona e vediamo se c'è qualcuno degli amici a farci compagnia. Appena partiti Denis ci avvisa che non è della compagnia e quindi siamo io e lei. Un regalo di San Valentino?

Le idee sono due: ricovero di Ciurciule nel vallone di Malborghetto, o il monte Consavont da Tugliezzo. In auto c'è tutto: cjaspe, arva, pala sonda... ma l'Alpinmamma non ha tanta voglia di neve, anche se mi offro di pestar per bene la traccia! Le lascio la decisione.

Tugliezzo!
Arriviamo a Carnia e svoltiamo sulla destra in direzione della piccola borgata. La strada sale dolce fino alla sella dove sorgono le casette di Tugliezzo e parcheggiamo l'auto in prossimita della cappella dedicata a Sant'Ubaldo da parte dei cacciatori di Carnia.

Tutt'intorno a noi il deserto, non c'è nessuno!

Un'altro regalo?
Fa freddo e ci prepariamo alla svelta. Raggiungo un'intabbarata Nadia sulla finire della sella e iniziamo la nostra gita.


E la gita inizia subito in discesa, lungo la strada che scende lungo il vallone del rio Lavarie. Il sole si nasconde dietro il monte Ciuicis e l'aria pizzica la pelle scoperta. Il cielo è terso e ci ragala una bella vista sul gruppo del Sernio e della Grauzaria, che si ergono poderosi alla nostra sinistra. La strada fa un lungo tratto in falsopiano e poi inizia a salire con qualche tornante, ma senza grosse difficoltà ne pendenze. Raggiungiamo in silenzio gli Stavoli Cuel Lung basso da dove si gode un magnifico panorama su Amariana e Verzegnis.



Proseguiamo oltre, il sentiero sale calmo verso l'insellatura di Stavoli Cuel Lung alto. Il borgo è immerso nel freddo e silenzioso abbraccio dell'inverno. Pare tutto fermo. Come se la vita si fosse fermata di colpo per riprendere all'improvviso. Le case hanno la porta aperta, come se il proprietario dovesse ritornara da un momento all'altro. Sbirciamo dentro: gli zoccoli sull'uscio, la dispensa piena, qualche pentola sul lavello e la tavoglia sul tavolo. Frammenti di vita fermati come in un fotogramma.



Lasciamo la borgata percorrendo un vialetto tra le siepi, quando il sentiero inizia a scendere verso il rio Chiampeit, prendiamo a sinistra risalendo il pendio, verso il sole, in direzione del bosco che veste le pendici del Consavont. Nadia si ricorda di aver letto da qualche parte che è una cima molto panoramica. Iniziamo a salire nel bosco e qualche dubbio sulla sua panoramicità inizia a manifestarsi nelle nostre teste.


Infatti, il panorama c'è! Ma è imprigionato tra i rami degli alberi!
Un pò delusi dalla cima boscosa andiamo in cerca di un posticino dove mangiare qualcosa al riparo dal vento che inizia a farsi sentire tra i rami. L'AlpinMamma e l'AlpinFrut hanno bisogno di energie!
In una piccola radura troviamo riparo dal vento fastidioso e in balia di un caldo sole ci lasciamo conquistare da un panino al formaggio e dalla splendida maestà dell'Amariana che sbuca tra le chiome degli alberi.

Ci sarà pure il sole, si starà pure bene, ma la noia di un panorama chiuso ci coglie su queste cimette e decidiamo di proseguire lungo la strada del rientro. Scendiamo alla selletta degli stavoli Cuel Lung alto, accolti da luci e ombre che giocano sulla neve.



Con l'amaro in bocca per aver sprecato una così bella giornata per una meta cosi blanda e insignificante, non piangiamo sul latte versato e scrutiamo l'orizzonte cercando nuove mete, nuovi sentieri da percorrere assieme.


La cima è stata una delusione, ma viene comunque messa in secondo piano dalla vista sulla Val Resia e sulla valle del Tagliamento che godiamo dai prati degli stavoli: il "nostro" Sart domina la vista a ovest, mentre il gruppo del Plauris si mostra imponente con la sua mole da sud.


Dopotutto la giornata non è da buttare via del tutto. Sulla strada del ritorno l'Amariana è ancora generosa di grandiosi scorci, e un cielo azzurro ci accompagna di nuovo alla macchina.


Ritorniamo a Tugliezzo baciati in fronte dal sole e la sella solitaria che ci ha accolto al mattino riecheggia di voci lontane, ci sono una decina d'auto a far compagnia alla nostra: chissa dove sono andate tutte queste persone. Al Franz?

Un altro regalo.

3 commenti:

Roberta Mi ha detto...

eeh si fa i piccioncini per i monti? dai su! anche se la cima era un delusione almeno vi siete goduti una giornata in santa pace... tra un pò non sarà più cosi!!!!!

Carlo de Ts ha detto...

eh caio! era ora che stassi un po con ela, sempre in giro con gli orsi!! peccato per la cima dai, almeno adesso sappiamo che non dobbiamo andarci!

Sofia 77 ha detto...

ma dai.. la cima non sarà stata eccelsa, ma begli scorci li avete avuti!
sti alpinauti sofisticati!!!
ah ah ha
ma Nadia ancora non molli eh?
Brava!|