Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

martedì 15 settembre 2009

Duranno: grigi silenzi di fine estate

Era da un pò che ci pensavo quest'estate, ma, come spesso capita, ci sono mille cose a distogliere la mente dai progetti che si fanno. Certo che le mie "cose" non sono molte, anzi una, e per il momento ha la precedenza sul resto com'è ovvio che sia. Comunque dopo aver messo in saccoccia la Messner al Sasso delle Nove avevo focalizzato le mie brame alpinistiche sul Duranno. L'avevo salito già dieci anni fa per la via dei cacciatori ertani e questa volta puntavo alla Corona-Appi o alla Casara. Soprattutto la Casara. Vuoi per la simpatia che ho per la figura di Severino Casara e per la sua straordinaria salita agli strapiombi nord del Campanile; vuoi per l'antipatia a "pelle" per Carlesso e per il suo comportamento in occasione della salita al Campanile di Casara. Anni fa, ad un incontro a Pordenone gli chiesi il perchè di tutto quall'astio. Non mi rispose. Mi dissi in un primo momento: "cosa vuoi che risponda a te!". Poi invece sentendolo con altri mi parve di capire: una certa invidia! Sarà stata una mia impressione ma da li quel vecchio iniziò a starmi sulle balle, nonostante l'ammirazione per la sua attività alpinistica.
Domenica con me c'è Mauro e mentre saliamo verso Erto, il Duranno ci saluta stagliandosi contro un cielo azzurrissimo. Chissà che il meteo abbia toppato!
Toppato! Muoviamo i primi passi in Val Zemola e già qualche pecorella fa la sua comparsa in cielo. Raggiungiamo in un'oretta il rifugio Maniago e continuiamo subito verso forcella Duranno. Il sentiero sale prima tra mughi trasudanti umidità e poi tra grigie pietraie.
Sui primi salti rocciosi per salire alla forcella notiamo sopra di noi le prime sentinelle del Duranno si apprestano a scoprire chi sono gli intrusi che si avventurano nel loro regno.
In forcella splende il sole, e nel contempo sulla cima dei Preti si addensano grigi nuvoloni. Guardiamo le Centenere, come possibile ripiego: ma dopo la galoppata fin qua rappresentano un misero bottino! Duranno doveva essere e Duranno sarà!
Disturbiamo ancora le sentinelle che ci guardano sospettose e iniziamo a salire la cresta per il primo tratto della via di Napoleone Cozzi e Zanutti, fino a raggiungere la grande cengia. Iniziamo a seguirla verso sinistra, passando sotto la parete rossa dove sale la via Carlesso. Arrampichiamo in leggera discesa e raggiungiamo la larga cengia ghiaiosa. A perpendicolo sotto di noi il rifugio Maniago sonnecchia tranquillo, immerso nel verde.
Arriviamo all'attacco e, con la nebbia che cala improvvisamente, abbiamo qualche momento di disorientamento, Poi la nebbia dirada e attacchiamo diretti sulla verticale per la variante Di Bortolo. Saliamo per un pò fino ad un bel diedro articolato che ci ricongiunge alla via degli ertani.
Le nuvole vanno e vengono. ogni tanto fa capolino il sole mentre saliamo. Su uno dei camini della via comune, lisciato dall'acqua e dalle frequenti scariche di sassi, che qui convogliano, Mauro si blocca e mi chiede di fargli sicura. Peccato che la corda è nel suo zaino! Mi assicuro con un friend ed una fettuccia e mi sporgo all'esterno: cinque, sei metri sotto di me mauro inizia a cercare di lanciarmi il capo della corda. Al terzo tentativo ce la facciamo e in breve, una volta assicurato mi raggiunge.
Continuiamo a salire in ambiente grigio e sinistro. Opprimente e tetro sono le parole giuste. Non ci si sente a proprio agio in queste situazioni, c'è sempre un disturbo di fondo. Finchè un grido non rompe il silenzio: "cordaaa!". Ah, non siamo soli. Due ragazzi stanno scendendo. Gli passiamo a fianco, salendo il fianco occidentale del catino sotto la cima per evitare eventuali sassi che la corda può smuovere. Ci salutiamo con un "non è la giornata giusta per il Duranno!", e raggiungiamo la cima.
Con un pò di fantasia la vista dalla cima è magnifica, la cima dei Preti a portata di mano, Col Nudo, e in lontananza Pelmo e Tofane. Con la cruda realtà invece qualche pietra, nebbia e la Madonnina a fianco del libro di vetta.
La sosta è breve e subito iniziamo a calarci con le doppie in quell'abbraccio lattiginoso che ci avvolge freddo e umido. Che sia il respiro della montagna, come dice Corona? Forse sarebbe meglio consultare un medico se è davvero così!
Sulle ultime doppie, preceduta da un forte tuono che rimbomba tra le pareti del canalone, arriva anche la pioggia. Sottile e fredda.
Raggiungiamo la grande cengia e ci liberiamo di corde e imbraghi, che finiscono nello zaino. Il velo grigio a tratti si squarcia e ci lasci vedere il blu del cielo, ma solo per poco, ormai la giornata va così.
Raggiungiamo forcella Duranno e la Cima dei Frati appare eterea tra le nuvole. Qui troviamo i due ragazzi che stavano scendendo, che vedendoci scendere veloci ci aspettano per una stretta di mano.
Scendiamo al rifugio Maniago dove ci concediamo con piacere una birretta. Il sole esce di tanto in tanto per scaldarci, ma le striature bluastre in avvicinamento dal col Nudo non lasciano ben sperare. Salutiamo gli amici del rifugio e scendiamo verso le Gere.
Inizia a piovere mentre entriamo nel bosco, e la pioggia sulle foglie è una bella musica da ascoltare.

7 commenti:

Carlo de Ts ha detto...

cayo, ma con il tempo in moto far altro? certo che no! hai ragione, quella sfaticata solo per le centenere!
Chissà nadia cosa dice...
Ciaoooo

Nadia l'Alpingirl ha detto...

..eeeh Nadia che vuoi che dica...che se casca, sulla tomba gli pianto le ortiche al posto dei fiori!!!!

giovanni ha detto...

caspita il mio sogno sbattuto in faccia! nn e' che organizzi una spedizione per i comuni mortali :-)?

Luca l'Alpinauta ha detto...

Carlo, cosa vuoi? ormai che si è li! e comunque non mi piacciono le ortiche, se non nel risotto.

Giovanni, si può far tutto, basta mettersi d'accordo. Li in zona mi piacerebbe tornare sulla cima dei Preti lungo la cresta dei triestini, casomai ci si sente

Piero ha detto...

bello, anche con il grigiore di un giorno piovoso

andrea loi ha detto...

Ancora con stè pantegane?
Bastaaaaa!!!!
E' ora di mettere la testa a posto!
Altrimenti aiuto io Nadia con le ortiche!!!!(per il risotto s'intende!).
Tanto lo sai che sul Duranno devi tornarci l'anno prossimo...io non ci sono ancora stato!!!!
Mandi a ducju

Antonella ha detto...

bella cima, da invidiarti