Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

venerdì 6 luglio 2012

Il Gran Campanaro

Nonostante Caronte valichiamo il Passo di Monte croce Carnico e volgiamo la prua verso i Tauri, cercando riparo dal carico del traghettatore dell'Ade, senza riuscire a zittirlo come fece Virgilio nella Divina Commedia
"Caron, non ti crucciare:
Vuolsi così colà dove si puote
cioò che si vuole, e più non dimandare".


Il fiato caldo e umido del nocchiero ci accompagna fino alle falde del Campanaro.

Una notte calda e tormentata ci accompagna senza sonno alla partenza e uno alla volta lungo il cammino cediamo il passo
Io alla Studlhuette, Mauro allo Joannis Hutte e Raffaele e Stefano poco sotto l'affolattisima cima, nei pressi del Kleine GrossGlockner.



La rinuncia mi porta a scoprire il sentiero naturalistico che sale il lato sinistro della valle, che in diverse occasioni in cui ho frequentato la vallata di Kals, non ho mai percorso.












Sarà che sarebbe stata la terza volta in cima, sarà che quando sei stanco non hai voglia di niente, ma una passeggiata solitaria alle prime luci del giorno lungo un sentiero fiorito mi ha dato le stesse emozioni della cima, sciogliendo come neve al sole il fastidio della rinuncia.

2 commenti:

frivoloamilano ha detto...

Bella la considerazione finale Luca.

un saluto ;-)

Luca l'Alpinauta ha detto...

Flavio, vale sempre la constatazione che le montagne rimangono li e prim o poi ci torni, e che comunque una rinunci non è una sconfitta