Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

sabato 6 aprile 2013

Pasquetta, dalla grotta alla cima!

Dopo una Pasqua ultra piovosa, il giorno di Pasquetta si presenta "potabile" se non proprio soleggiato, e caricato un entusiasta Alpinfrut in auto, decidiamo di andare in "trasferta" in Veneto, a vedere le Grotte del Caglieron.
Puntata l'auto in direzione Vittorio Veneto, prendiamo per Fregona e seguiamo le indicazioni per le grotte, fino al piccolo paesino di Breda, dove, presso un ampio spiazzo privato, paghiamo due euro e parcheggiamo.
Oggi anche Gabriele ha il suo zainetto, pieno di trenini, e indossatolo parte pimpante verso la strada che scende al torrente Caglieron. 





Passati sotto il ponte stradale, seguiamo il percorso pedonale che ci porta, tra primaverili fioriture di Primule gialle ed Erba Trinità, al monumentale ingresso della prima grotta!



Gabriele ne è all'inizio intimorito, ma pian piano si fa coraggio e segue il suo papà fino all'interno dell'enorme antro: preso per mano ci addentriamo per visitarlo meglio e ammirare le enormi colonne lasciate apposta dagli estrattori di pietra arenaria a sostenere la volta. 




Usciti di nuovo all'aperto ci aspetta un bel percorso su traversine di legno che scende all'interno della forra scavata dalle impetuose acque del torrente, creando suggestive grotte, cascate e marmitte colorate! 







Oltrepassato un tratto "goccioloso" usciamo di nuovo all'aperto e abbassandoci ancora un po' con un sentierino, raggiungiamo un bel mulino dove due oche starnazzanti salutano i passanti. 








Seguita per un tratto la strada d'accesso al mulino/osteria, prendiamo un sentiero che in leggera salita ci porta a passare alti sulla forra appena percorsa e dopo aver oltrepassato alcune belle casette ristrutturate, risaliamo una strada sterrata che ci riporta al parcheggio. Ma prima, una breve visita anche alla vicina grotta della Madonna di Lourdes, dove Gabriele accende due candeline. 





E' ancora presto e siccome il meteo "regge" nonostante qualche scuro nuvolone, riempiamo lo zaino di cibarie e attraversato il ponte, imbocchiamo il sentiero che dall'altro lato della strada sale verso il monte Castello. 



Incitato dai numerosi e sonori "ciuf ciuf" del Trenino Thomas all'interno del suo piccolo zaino, Gabriele sale sbuffando, lamentandosi scherzosamente che lui "fa fatica perchè il suo zaino è moooolto pesante!". 



Alternando corsette e camminate, aggiriamo in lieve salita il boscoso monticello e poco dopo ne raggiungiamo la "cima" dove pietre, ruderi e un cartellone esplicativo ricordano che qui sorgeva il castello di Piai




Pranziamo seduti su ciò che rimane del mastio, cercando i "din don" tra le case dei piccoli borghi che sorgono sulle pendici del monte Pizzoc, la cui cima oggi è coperta dalle nuvole. E dopo un po' di saltelli tra fossi e pietre riprendiamo la discesa, optando ad un bivio, di rientrare per la strada che, passando per le case Piazzon, ci porta a scendere per prati e a sbucare sulla strada che porta a Breda. 



Da li al parcheggio ancora poca strada costeggiando il torrente Caglieron. 
Che dire, abbiamo "scoperto" nuovi bei posti...e abbiamo "salvato" la Pasquetta.

Descrizione tratta dal cartello esplicativo:
E' un complesso di cavità che si trova nel comune di Fregona, in località Breda. Esse sono chiamate grotte anche se correttamente ci sono:

- alcune cave a cielo aperto;
- altre sono sotterranee, circa una trentina; 


-alcune cavità sotterranee naturali quali parte della forra e alcune grotte intersecate dall'ampliamento delle cave. 
Localmente vengono chiamate tutte grotte e nei tabelloni illustranti il percorso didattico per grotte si intendono le cave, mentre le poche altre vengono chiamate cavità o grotte naturali. 
Le grotte del Caglieron si trovano per la maggior parte in una profonda forra incisa dall'omonimo torrente negli strati di arenarie, di marne e di rari conglomerati calcarei del Miocene medio. 
Data la notevole pendenza del letto, le acque formano numerose cascate, alte parecchi metri, con alla base grandi marmitte. Nella parte più profonda della forra si notano sulle pareti estese concrezioni calcaree piuttosto impure che chiudono in parte la volta, dando all'insieme l'aspetto di una grotta vera e propria. Sulle pareti della forra si aprono delle grandi cavità artificiali (dette grotte), ottenute dall'estrazione dell'arenaria, meglio conosciuta come "Piera dolza" perché facilmente lavorabile. L'attività estrattiva, che risale al 1500 e forse anche prima, forniva il materiale per la costruzione degli stipiti, architravi, ecc., come si può ancora osservare sulle vecchie case di Vittorio Veneto e dintorni. 
Interessante il metodo di estrazione del materiale: essendo gli strati inclinati anche oltre i 45 gradi, lo stacco del materiale, praticato con particolari picconcini detti "magli", che hanno lasciato solchi ben visibili, avveniva in grossi blocchi o in parallelepipedi, con l'avvertenza però di lasciare delle colonne inclinate a sostegno della volta. Ne deriva un insieme così suggestivo di cavità, distribuite lungo l'orrido, e sul cui fondo scorre il vorticoso e rumoroso torrente, da essere fruito turisticamente. 
E' stato attrezzato un sentiero che prima scorre sospeso sopra cascate e marmitte, passa all'interno della grotta naturale, poi ritorna alla luce e arriva ad un antico e pittoresco mulino del XVI secolo, che sfruttava per l'appunto le acque del torrente, ora trasformato in caratteristica osteria. 
L'area ha un notevole interesse naturalistico. Vi si possono osservare infatti i già ricordati strati di conglomerato, di arenaria e di marna; notevole è la morfologia fluviale con forme di erosione con cascate e marmitte anche di dimensioni notevoli. All'interno delle grandi cavità spesso ci sono degli stillicidi e delle piccole venute d'acqua che, grazie al notevole contenuto di calcare, danno origine a delle belle concrezioni; inoltre si possono osservare depositi di travertino antico e in via di formazione. In queste acque freatiche non è raro trovare dei piccoli Niphargus che sono dei tipici crostacei ciechi e depigmentati che popolano le acque sotterranee. 
La vegetazione nella forra e nelle zone limitrofe è assai caratteristica perché, da un punto di vista climatico, si passa progressivamente da versanti esposti a Sud brulli ed aridi, a zone molto umide nel fondo della forra dove la luce diminuisce progressivamente. 
Pertanto i vari piani vegetazionali sono caratterizzati dalla progressiva scomparsa dapprima della fanerogame, poi delle felci, dei muschi, dei licheni e delle alghe unicellulari. Interessanti anche due piccole sorgenti di acque sulfuree. Notevole anche la valenza didattica che le grotte presentano per la concentrazione di aspetti, in così poca area, riguardanti la geomorfologia, la vegetazione, le forme legate alla fruizione dell'uomo nel tempo per lo sfruttamento della "Piera dolza".



4 commenti:

montagne sottosopra ha detto...

ottima scelta, Pasquetta salva !

frivoloamilano ha detto...

interessante questa escursione...un mondo fantastico per Gabriele, bello da vedere anche per noi.

ciao ;-)

Nadia ha detto...

Ciao Luca e Flavio,spero abbiate passato bene la vostra Pasqua...e abbiate approfittato anche voi della finestra di sole di Pasquetta!!un bel posticino sì,merita una visita..e già che si è da quelle parti, una anche alle cantine vinicole!!!
Ciaoooo

Luca l'Alpinauta ha detto...

e il bello è venuto dopo.. con gli acquisti in zona!