Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

domenica 15 marzo 2015

Avventurando sul Belepeit Padovan

Eravamo andate a destra; eravamo andate a sinistra; mancava di andare al centro!
E così, dopo il giro sul Belepeit e il giro su a Punta Furce Diame, arriva il turno del Piccolo Belepeit, anche chiamato Belepeit Padovan!
Non lo neghiamo, questa zona ha catturato la nostra attenzione: dal basso questi monti sono così poco attraenti, boscosi. Ma appena ci si addentra, lungo i tanti e solitari sentieri, l'aspetto cambia di brutto: perchè i sentieri son ben curati dalle persone del luogo, da chi ancora ha stavoli quassù, da chi non vuole che i ricordi della vita passata vadano perduti.



Luoghi solitari e selvaggi, percorsi per lo più dai cacciatori che forse poco amano il girovagare degli escursionisti... lo dimostra l' "abbattimento" del piccolo ometto che avevamo eretto ad indicazione della traccia per il Belepeit.
Poco male: come dice l'amico "Sottosopra", sono posti da lasciare così, wild style! Se tutto è segnalato si perde lo spirito dell'avventura!
E oggi ne assaggeremo un po', lasciando i "sicuri" sentieri Cai per percorrere quelle tracce "nere" segnate sulle cartine Tabacco.
E così, parcheggiate le auto presso il ponte sul Rio Simon a Roveredo, imbocchiamo il sentiero 425a che, a strette serpentine, ci porta a guadagnare velocemente quota e a raggiungere prima gli stavoli Sterpèit e poi il Polizza di la. 


Qui iniziamo la nostra avventura, abbandonando il segnavia Cai per salire a sinistra dello stavolo. Seguiamo una bella traccia, che immersa in un luminoso bosco, tra eriche in fiore e le praterie sulla sommità del Cuel Scjefin, ci porta al bivio (non segnalato) per gli stavoli Bedepeit Padovan. 


Passando sopra l'estesa frana del Riu di Cueste Spicade,dopo aver salutato una bella Madonnina nella roccia, arriviamo finalmente nella balconata erbosa che ospita i bei stavoli, di cui uno aperto agli escursionisti di passaggio.




E' un posto bucolico, solitario, soleggiato e panoramico, che osservavamo lo scorso sabato da Furce Diame. Ci fermiamo qui, sull'erba, a goderci il sole e a mangiucchiare qualcosa, felici e sorridenti: pure Barbara, che qui ci deve abbandonare per impegni "a valle". 



Torniamo indietro al bivio precedente e ci salutiamo: io e Diana proseguiremo verso la cima del Belepeit Padovan, continuando le nostre esplorazioni dei dintorni. Saliamo ripidamente la traccia lungo un costone, seguendo dei radi e preziosi bolli rossi che ci indicano la via quando il sentiero tende a scomparire nella lescje. 


Bisogna osservare bene, qualche volta usare le mani per tirarsi su in qualche tratto rovinato; e soprattutto, puntare alla dorsale che pian piano ci conduce alla vetta, segnalata da un ometto di pietre presso due alberi scheletriti. Dal pianoro la vista spazia verso est, sul vicino Belepeit, Naurazis e Plananizza. Più in la, la dorsale Sart-Canin oggi è un po' tra le nuvole, ma ugualmente attira l'attenzione, così come la Val Resia e la zona Lavara-Plauris. 



Per fare una foto all'ometto, scopro che sotto i sassi c'è pure il libro di vetta all'interno di un barattolo di vetro!!! Firmiamo sotto l'unica altra firma che c'è e rimettiamo tutto al suo posto, prima di proseguire "a vista" lungo tutta la dorsale, con lievi sali scendi, cercando di puntare alla selletta dove sappiamo che incroceremo il sentiero Cai 425. 



All'interno del bosco bisogna cercare la giusta direzione, la giusta discesa, ma dopo un po' ritroviamo quei rari bolli rossi che ci avevano guidato in precedenza e che ad un tratto avevamo perso. E alla fine eccoli, dopo una breve discesa, i "rassicuranti" segnavia del Cai: tiro un leggero sospiro di sollievo, anche se devo ammettere che è stato divertente "cercare la via giusta": alla peggio si tornava indietro!!!
Ma dovevamo andare a esplorare la zona Conturate e il sentiero Cai ci guida ora tranquillamente in discesa, verso quel pianoro erboso che si intravede tra gli alberi. 


Lo raggiungiamo e sembra di essere sospesi e fuori dal mondo! La lunga dorsale che dal Pisimoni si estende fino allo Zuc dal Bor, domina dall'alto questo pianoro a picco sulla sottostante forra del Rio Simon. E noi siamo qui per dare un occhiata a quel sentiero che sappiamo scende giù verso la forra e che poi risale sul versante opposto, per raccordarsi con il 424. Il Troi da le Seate, così recita il titolo sul bellissimo libretto "Troìs" che Barbara mi ha regalato!!! 


Da quassù, con tutta la lescje che c'è è di difficile intuizione e a dir la verità non perdiamo nemmeno tempo a cercarlo: torneremo, percorrendolo come dice il libretto, in senso inverso, completando l'anello per il 424. Ci godiamo il posto e il silenzio che abita questi luoghi, progettando, fantasticando, calcolando tempistiche e immaginandoci già li a percorrere i sentieri in lungo e in largo. 


Data l'ora, optiamo di rientrare ripercorrendo il sentiero 425, scendendo verso il Rio Agar de lis Tais, passando sotto il Belepeit fino agli stavoli Polizza, quest'ultimo tratto già percorso due settimane fa. 





Il 425a che ci riporterà agli stavoli Polizza di la e al punto di partenza, ci riserverà un ultima bella sorpresa: il sentiero infatti percorre una larga cengia, a tratti erbosa, a tratti scavata nella roccia e ci porta ad attraversare il rio Cuestis presso una presa dell'acquedotto. 




Qui l'acqua ha scavato vasche nella roccia bianca, formando bellissime cascatelle! E chi se lo aspettava! 



Con un lungo traverso in salita, lungo il fianco boscoso del Belepeit Padovan, ritorniamo agli stavoli dove stamattina avevamo abbandonato il sentiero Cai. Non ci resta che ripercorrere i tornantini in discesa, ammirando il sole che tramonta, sopra una giornata davvero emozionante!!!



Ps. Le informazioni di questa zona, le trovate sul libretto "Troìs" (edizioni La Chiusa) e sul loro bel sito web!

4 commenti:

Luca De Ronch ha detto...

Bella anche questa ravanata ! I monti di Chiusaforte stanno diventando famosi .......

Nadia l'Alpingirl ha detto...

Portiamo visibilità a questi luoghi,così sottovalutati da tutti noi.E quante belle sorprese ci riservano!!!
Ciao Luca

Flavio Molinaro ha detto...

Belepeit , Belepeit Padovan. Fuarce Diame....qualcosa di sicuro ancora trovate! Bisogna prendersi proprio questo libretto "Troìs"

salutoni ;-)

Nadia l'Alpingirl ha detto...

Il libretto è davvero interessante Flavio,ma molti dei toponimi che vengono citati all'interno non si trovano sulla Tabacco e bisogna aguzzare la vista e l'intuito!Per il resto bei posti,solitudine e avventura!