Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

mercoledì 23 settembre 2015

Pramaggiore

A volte capita di sentirsi dentro a un film
(allora siamo a Casa Vianello)
A volte capita di discutere per poter compiacere qualcuno
(allora facciamo cosa vuoi tu)
A volte i desideri dell'uno coincidono con quelli dell'altra
(allora andiamo sul Pramaggiore)
A volte nessuno dei due ha salito quella montagna
(allora è ancora più bello)
A volte l'avventura la viviamo mano nella mano
(allora siamo sul sentiero giusto) 

I colori dell'autunno sono ancora timidi nel farsi vedere, ma il loro passaggio non passa inosservato. 
Inizia dal sottobosco, sale lungo gli steli d'erba, si arrampica sulle cortecce dei larici, mentre alcune foglie di faggio paiono grappoli maturi tra le loro ancora verdi sorelle.



Su tutto questo il silenzio.
Sospese le parole tra di noi, bastano le note dei passi a farci sentire vicino, stretti tra il bosco calmo e le crode ardite, che salgono a graffiare il cielo.


La montagna è là, si erge sopra il mare verde, con una prua maestosa che sembra solcarlo e domarlo. Un impeto grigio su chiome fluttuanti nel vento delle prime ore del giorno. L'aria è fredda. L'odore del bosco è forte, pungente. Selvatico.
Il silenzio ci accompagna, rare parole ci legano durante la salita, ci piace cosi. Poi, mano a mano che si sale verso il sole si sciolgono anche le parole, esprimendo stupore per quanto scopriamo.
La Val d'Inferno si apre al nostro andare, e, a dispetto del nome, è un piccolo paradiso: ripide le murate del vascello di pietra precipitano verso i prati dove pascolano sereni alcuni stambecchi. Ci guardano con indifferenza mentre saliamo lungo il sentiero verso forcella Pramaggiore.









In sella soffia, nuovamente, freddo, il vento. Una carezza violenta mentre guardiamo le ultime rocce che ci separano dalla cima. Il sentiero sale a perdersi tra le pietre che si riappropriano di una dimensione verticale: qualche passaggio semplice ed esposto ci porta su tracce più facili fino a guadagnare la cresta che porta alla piccola croce di vetta.




Come uscire dalle onde dopo un lungo trattenere il respiro. E' la sensazione che sa dare questo ultimo tratto di cammino, dove il silenzio è necessario per poter comprendere dove siamo, dove stiamo andando. Un silenzio che ti accompagna mentre ti siedi davanti alla distesa di cime che si fondono in un estatico anonimato. Cosa sono, quante sono. Non ha importanza, importante è essere li, assieme, per la prima volta.





Un respiro lungo un attimo ci riporta sulla strada del ritorno, mentre sembra che il cielo voglia chiudersi sopra di noi. Il silenzio continua ad essere la musica che ci accompagna oggi, rotto solo dall'eco lontana di voci su sentieri distanti dalla nostra solitudine. Le ghiaie di Pian Meluzzo si avvicinano poco alla volta, mentre il sole inizia a morire tra le cime.

2 commenti:

Luca De Ronch ha detto...

Bielisim, o scugni....... no sai ancimo', ma o scugni!

Nadia l'Alpingirl ha detto...

Sì,tu scugnis! E se posso consigliare il periodo...l'autunno è favoloso...anche se quando ci siamo stati noi aveva appena iniziato a mostrare i suoi colori!!
Non scappa...
Ti aspetta!!!