Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

sabato 7 gennaio 2017

Creste e Gracchi, Torre Winkel e Clampil

Per creste è sempre un bell'andare. Alcune volte ne avevamo parlato, a cena, mangiando qualcosa tra amici, in compagnia di un bicchiere di rosso.
Al parcheggio, guardando il Gartnerkofel mi sei tornato in mente, e sapevo che ti avremmo incontrato, lungo passi che sono stati anche tuoi.
Imbocchiamo il sentiero sfiorando la folla  che si accalca sulle piste, cercando il silenzio. Seguiamo una traccia verso est, lontano dal rumore sgargiante degli impianti di Madrizze. Giunti ad una selletta verde ci si para davanti agli occhi la mole brizzolata del Cavallo, e, piccole e in disparte, la torre Winkel e Clampil





Scendiamo verso Sella Madrizze e proseguiamo verso l'attacco della ferrata, mentre un'ombra furtiva e silenziosa ci sfiora, come il vibrare di un baffo. Eccoti. Sapevo saresti venuto a curiosare.
Ci prepariamo nell'ombra, aspirando al primo tratto di cresta che ci regalerà il tepore del sole, mentre sopra di noi un gracchio volteggia, quasi a controllare che si faccia tutto per bene.
Sai che ogni tanto mi annoia il cavo d'acciaio.









In breve, sotto occhi vigili ed alati, raggiungiamo la cima della torre Winkel, spoglia di neve  e spazzata dal vento, senza molti convenevoli la salutiamo e proseguiamo verso la sorella maggiore. Scendiamo lungo l'intaglio che le separa, a precipizio sul vallone del Winkel. 
Un breve abbraccio d'ombra prima di risalire la cresta, gelida ed assolata della torre Clampil, 












Il vento che l'amico gracchio cavalca non invita a restare quassù. Quasi ad invitarci a non sprecare il tempo di una vita che va vissuta fino in fondo, godendone ogni piccola piega ed increspatura. Continuiamo ad andare, perdendolo di vista.







Scendiamo lungo il vallone del Winkel, rincorsi dall'eco degli impianti di Pramollo, cercando un silenzio che si fa sentire d'improvviso, come un batter d'ali sopra le nostre teste.
Il sentiero ricomincia a salire. Il bosco ci accoglie e ci prende per mano, raccontandoci di quella volta che vide due amici rincorrere creste e cime, poi ci saluta lasciandoci alla vita colorata dell'opposto versante.



E cosi, oggi ti abbiamo pensato e con piacere ti abbiamo sentito, annunciato dal tuo amico svolazzante

1 commento:

Luca De Ronch ha detto...

........ mentre son qui che leggo mi sembra ancora di cavalcare queste creste, mi sembra ancora di essere su quelle cime a stringersi soddisfatti la mano ....... orgoglioso di essere stato suo amico