Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

martedì 24 ottobre 2017

Torre Grande di Falzarego

Salendo verso il passo Falzarego le tinte forti dei larici riscaldano il cuore, mentre un azzurro prepotente evidenzia il profilo delle crode che ancora profumano d'estate.
Il parcheggio brulica di persone, senza fretta prepariamo il materiale necessario. Leggiamo da lontano la parete. Dopo tanto tempo sto per accarezzare nuovamente quella roccia. Un esilio voluto, che viene cancellato dal desiderio di riscoprire angoli di pietra un tempo conosciuta e amata.
Si sale lievemente tra larici e abeti, tra forti contrasti di colore che spiazzano l'occhio per la loro intensità.



Il sentiero si fa faticosamente strada tra i mughi, mentre saliamo alla parete ovest della Grande, alle nostre spalle l'orizzonte è soggiogato dalla mole della Regina, bianca, lucente nella luce di metà mattino

Alla base siamo soli, una cordata è impegnata sulla Torre Piccola, a farci compagnia solo i gracchi che disegnano spirali invisibili nel cielo sopra di noi.
Saliamo la linea tracciata dagli Alpini negli anni 80, divertente ed aerea, senza pensieri ne difficoltà.







Saliamo mentre il sole continua ad abbracciarci, senza abbandonarci mai lungo il suo cammino. Sulla pelle il tepore dell'autunno aumenta il piacere della salita ed una volta in cima, l'erba morbida e calda che la incorona invita a fermarsi a godere appieno della giornata. In breve i propositi di scendere e risalire lungo lo spigolo  sud-ovest evaporano come la rugiada del mattino.






Il tempo scorre lento, la fretta non ci appartiene oggi. Guardo questo angolo di mondo con gli occhi curiosi di un bambino, cercando di riconoscerne le pieghe nascoste e cercandone i suoi tesori. Mille giochi per mille giorni futuri.



Un alito freddo ci rammenta che un attimo può essere un respiro, oppure una vita, e ci rimette in piedi, mentre il sole continua la sua parabola, incurante di noi e del nostro perdersi dentro la sua stretta. 
Scendiamo nell'ombra del canale a nord della torre, andando alla ricerca del sole che ci farà, di li a poco, nuovamente compagnia lungo il rientro.



I colori del pomeriggio si stemperano nel salire delle ombre, mentre il nostro piccolo viaggio volge al termine. Il cuore è leggero e felice: non so dove ma da qualche parte era nascosto un motivo per tornare su queste pareti e vederle con uno sguardo nuovo, per provare emozioni nuove che mi porto nel cuore da sempre.



4 commenti:

Anonimo ha detto...

Non vi seguivo da un pò...oggi ho provato forte il richiamo del vostro blog ed ecco che mi ritrovo immersa nelle meravigliose tinte arrugginite delle "mie" Dolomiti in livrea autunnale, che rendono più bella persino la roccia, se possibile...
Grazie, Nadia e Luca, per questa magnifica parentesi!

un carissimo saluto,
lauretta

Nadia l'Alpingirl ha detto...

Lauretta cara! Ti ho pensata poco tempo fa ed eccoti qua, a commentare il nostro blog! Non sai che piacere risentirti! Grazie per essere passata a rileggerci!!!
Un grande abbraccione!!!
Nadia

Luca De Ronch ha detto...

leggo questi commenti...... che bello che era Montagnaforum !

Nadia l'Alpingirl ha detto...

E' vero Luca...quante belle amicizie...è tanto che non passo di là....ma tanti amici li ho poi ritrovati su facebook.....manca la cara Lauretta però!!! L'aspetto sempre!!!