"Si narra che il Catinaccio fosse abitato da un popolo di nani che scavavano nelle sue viscere alla ricerca di cristalli, argento e oro. Talvolta essi venivano all'aperto e si arrampicavano sulle cime per guardare il sole che tramontava. Quando i pastori delle malghe sedevano davanti alle loro capanne e stavano con l'orecchio teso ad ascoltare, nel silenzio della sera si sentivano cadere dei sassi nei burroni ed altri strani rumori: erano i nani che comunicavano tra loro. Il loro Re si chiamava Laurino, era piccolo di statura ma valoroso. Cavalcava un cavallo non più grande di una capra e possedeva un'armatura dalle incomparabili qualità: il manto lo rendeva invisibile e la cintura gli dava la forza di dodici uomini. Di lui si innamorò segretamente la valchiria Sittlieb che era al suo servizio come cavaliere, e per lui creò un meraviglioso giardino davanti alle porte del suo castello, incastonato nella roccia, in cui tutto l'anno fiorivano innumerevoli stupende rose profumate".
Abbiamo avuto la fortuna, in questo principio d'autunno, di entrare nel giardino di rose ammantato d'ermellino: giornate dominate dall'azzurro del cielo, dal bianco della neve, e dal fuoco delle rose.
Dopo una levataccia antelucana lasciamo il Quadrivio alla volta della Val di Fassa: novelli Ulisse percorriamo le vie di terra che ci portano al cospetto di invitanti sirene: Civetta, Pelmo, Marmolada, Sella si fanno ammirare lungo la strada che ci porta alle porte del Catinaccio. L'appuntamento con Linda e Daniele è per le nove a Vigo di Fassa. Arriviamo alla funivia che sale a Ciampedie e li chiamiamo per vedere dove sono: stanno arrivando. Una Ford scura arriva con guida sportiva nel parcheggio: "eccoli qua" dico a Nadia "tipica guida da camionaro bergamasco!!!" e in effetti son loro! Finalmente di persona, dopo la conoscenza sullo "speis"!
Ci prepariamo velocemente e ci dirigiamo verso la funivia, al telefono, dal rifugio, ci avevano detto che c'erano un 30 centimetri di neve, ma sembra tutto pulito e lasciamo giù il peso dei ramponi, giusto la corda e qualche protezione.
L'idea è di arrivare al passo Santner passando per il passo delle Coronelle, e di seguito scendere al Vajolet e salire al Principe.
Sarà che la passione per la montagna accomuna, ma ci sentiamo subito a nostro agio con i ragazzi, e inbocchiamo il sentiero da Ciampedie a Gardeccia immersi nella conversazione, in breve arriviamo al rifugio Catinaccio e iniziamo la salita verso il Passo delle Coronelle. Il sentiero sale dolce e dopo un pò incontriamo le prime falde del bianco mantello. Man mano che saliamo il manto nevoso aumenta di consistenza, e il precedente passaggio di alpinisti ha reso la neve dura e ghiacciata. Arriviamo a qualche centinaio di metri dal passo e chi ci precede è un pò in difficoltà sulle roccette sopra di noi. Un ragazzo che scende ci dice che sull'altro versante il sentiero è ripido e ghiacciato, con molta neve. Il non avere i ramponi e il polso convalescente di Daniele (la prossima botta lo porta dritto in sala operatoria) ci inducono a tornare sui nostri passi, dirigendoci verso il Vajolet.
Arriviamo al rifugio in un atmosfera un pò surreale: da un lato della vallata la pietra è calda al sole, dall'altro immersa nel freddo manto cristallino; il rifugio sonnecchia e le moltitudini di villeggianti estivi sono un tenue ricordo. Entriamo a mangiare qualcosa nelle sale deserte, i gestori hanno le faccie rilassate di fine stagione e si lasciano volentieri andare, scambiando qualche battuta.
Usciamo nel tiepido sole di fine settembre: Daniele e Linda restano ad aspettarci al Vajolet, mentre io e Nadia saliamo,liberi dagli zaini, al Re Alberto, al cospetto delle Torri.
Saliamo leggeri lungo il sentiero, a tratti ghiacciato, e man mano che si sale la neve aumenta. Al rifugio ci saranno trenta centimetri! Tutto intorno a noi è coperto di bianco e le Torri svettano di fronte a noi. A dire il vero son più belle in foto che dal vero. Scendiamo velocemente lungo il sentiero e ritroviamo i nostri compagni infreddoliti all'ombra del Catinaccio.
Ci rimettiamo in cammino verso il Rifugio Passo Principe, le nuvole prendono il posto del cielo azzurro e l'atmosfera si fà sempre più invernale, mentre Daniele e Linda ingranano le ridotte, io e Nadia saliamo con calma godendoci le luci del giorno che cede il passo alla sera.
Arriviamo al rifugio, un piccolo gioiello di legno incastonato nella dolomia. Entriamo nel caldo tepore che profuma di legno e ci sistemiamo nelle piccole camerette del piano superiore.
Scendiamo e troviamo Linda e Daniele alle prese con il gestore, prodigo di parole e storie, con cui intrattiene a rotazione gli ospiti del rifugio.
Apprezziamo la cucina del cuoco, con qualche riserva, e ci diamo battaglia a briscola, confrontando la scuola bergamasca con la scuola friulana.
Alla fine vince il sonno e abbracciamo velocemente (almeno io) il regno di Morfeo, tra austriaci ronfanti e profumo di legno.