Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

martedì 30 settembre 2008

Amici in rete, compagni sui monti

Che emozione quando delle semplici immagini sullo schermo prendono vita e calore umano.
Per mesi ci siamo scambiati commenti e mail e, dopo l'appuntamento mancato sul Rosa, eccoci, finalmente, in una fresca mattina trentina, a tu per tu con i bergamaschi di myspace!!
Si, sono proprio loro!


Linda e Daniele, come tante volte li avevamo visti in foto sul web! Ora in carne e ossa!
Ci guardiamo attentamente, mentre mani si stringono e baci si scambiano: wow! Dopo aver conosciuto Marco e Giovanna di "SuiMonti" è arrivata l'ora degli amici di Myspace!
E cosa c'è di meglio se non incontrarsi a metà strada, in un posto come il Catinaccio, nuovo per tutti noi? Due giorni per conoscerci di persona, scherzare e condividere questa grande passione che ci accomuna... dal vero questa volta!
E son stati due giorni di bellissimo sole, stupendi panorami, lunghe camminate e divertenti chiacchierate!
Che bello! Gli amici di myspace son diventati una realtà anche al tatto!

lunedì 29 settembre 2008

Impressioni di settembre

Un mattino silenzioso ci accoglie al Passo Principe. Il vallone del Vajolet e del rifugio Bergamo sono immersi nelle nebbie e il sole si tende timido sulle cime. Il freddo si fa sentire e la neve scricchiola gelata sotto i passi. Esco fuori dal rifugio e salgo nel silenzio all'attacco della ferrata Ovest del Catinaccio d'Antermoia, a pochi minuti dal passo. La neve è ghiacciata nel primo tratto non attrezzato e senza ramponi non è sicuro salire. Nella mia testa la cosa sarebbe fattibile, ma so che Nadia non si sente sicura sul misto in libera e Daniele è col tutore. Sono pochi metri, dopotutto, fino al cavo.
Mentre penso al da farsi faccio qualche foto in giro e mi suona in testa una canzone della PFM, cantata da Battiato, "Impressioni di settembre". Alla fine decido che è meglio non rischiare. La parete è ancora in ombra e lo sarà ancora per un pò, inutile perder tempo ad aspettare.
"No, cosa sono adesso non lo so,
sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso,
no, cosa sono adesso non lo so,
sono solo, solo il suono del mio passo,
e intanto il sole tra la nebbia filtra già,
il giorno come sempre sarà"

* * *
Lasciamo il rifugio e saliamo al Passo d'Antermoia, la neve è ancora ghiacciata e a tratti si scivola, guadagnamo velocemente una piccola cresta che domina tutto il vallone, con una meravigliosa vista sulla Roda di Vael, sul Catinaccio e sulle Torri del Vajolet che spuntano da un mare di nuvole.
Prima del passo deviamo sulla destra, calandoci in un valloncello, lungo una traccia che ci porta al passo de Scalieret, da dove parte la cresta che porta all'omonima cima. Dal passo un passaggio esposto consente di salire sull'ampia cresta che si restringe in prossimità della cima. Prima Nadia e poi Linda rinunciano a proseguire a causa di un passaggio da equilibristi reso un pò più infido dalla neve ghiacciata.Raggiungiamo la cima io e Daniele. Le Dolomiti si schiudono agli occhi del nostro amico, che per la prima volta le vede: Civetta, Marmolada, Antelao, Pelmo, il Sella, Sassolungo e Sassopiatto si ergono splendenti dalle nebbie del fondovalle nella luce del mattino. Foto di rito e torniamo indietro a raggiungere le nostre infreddolite compagne. Assieme raggiungiamo il Passo d'Antermoia. Ormai son le undici passate e scendiamo velocemente sul sentiero innevato verso il rifugio Antermoia, rasentando la Croda del Lago, lungo il Valon d'Antermoia, in un ambiente che ricorda le atmosfere dei spaghetti western, da un momento all'altro non ci stupirebbe vedere arrivare un cavallo che traina una cenciosa slitta con sopra il Terence Hill di Trinità!!
Arriviamo al lago d'Antermoia, con sullo sfondo la Regina che ci mostra le spalle mantate di ghiaccio, dietro a noi la mole massiccia del Catinaccio e della Croda dei Cirmei.
Nei pressi di un ormai deserto rifugio ci fermiamo a mangiare. Il sole ci scalda il viso e lo sguardo spazia sulle cime tutt'intorno, finchè giunge l'ora di rimetterci in cammino. Attraverso i Lastees d'Antermoia risaliamo verso il Pas de Lausa, un paesaggio reso ancor più lunare dalla neve caduta i giorni prima.
Scendiamo lungo la Val de Lausa e raggiungiamo il Passo delle Scalette, sul fianco del Larsech. Ora la discesa si fa ripida e con qualche tratto attrezzato, il vallone s'incunea tra la Pala da la Lacia e il Gran Cront. Il sentiero è in ambiente severo e solitario, e il silenzio ci accompagna. Finalmente una breve risalita su una paretina scura ci introduce ad un comodo sentiero che, attraversando un bosco odoroso di resina ci accompagna a Gardeccia. Le gambe sono provate dalla lunga discesa e la dolce risalita verso Ciampedie le rilassa un pò.
Mentre attraversiamo una delle piste da sci, pochi metri sotto di noi una coppia di caprioli pasteggia tranquilla con dell'erba grassa. Ci guardano incuriositi e quieti mentre li fotografiamo e poi all'improvviso, scattano verso il bosco.
Arriviamo a Ciampedie e ci sediamo su di una panchina. Mentre aspettiamo la funivia che ci riporterà a valle, l'occhio corre felice sulle cime arrossate dal tramonto.

Rose d'inverno

"Si narra che il Catinaccio fosse abitato da un popolo di nani che scavavano nelle sue viscere alla ricerca di cristalli, argento e oro. Talvolta essi venivano all'aperto e si arrampicavano sulle cime per guardare il sole che tramontava. Quando i pastori delle malghe sedevano davanti alle loro capanne e stavano con l'orecchio teso ad ascoltare, nel silenzio della sera si sentivano cadere dei sassi nei burroni ed altri strani rumori: erano i nani che comunicavano tra loro. Il loro Re si chiamava Laurino, era piccolo di statura ma valoroso. Cavalcava un cavallo non più grande di una capra e possedeva un'armatura dalle incomparabili qualità: il manto lo rendeva invisibile e la cintura gli dava la forza di dodici uomini. Di lui si innamorò segretamente la valchiria Sittlieb che era al suo servizio come cavaliere, e per lui creò un meraviglioso giardino davanti alle porte del suo castello, incastonato nella roccia, in cui tutto l'anno fiorivano innumerevoli stupende rose profumate".
Abbiamo avuto la fortuna, in questo principio d'autunno, di entrare nel giardino di rose ammantato d'ermellino: giornate dominate dall'azzurro del cielo, dal bianco della neve, e dal fuoco delle rose.



Dopo una levataccia antelucana lasciamo il Quadrivio alla volta della Val di Fassa: novelli Ulisse percorriamo le vie di terra che ci portano al cospetto di invitanti sirene: Civetta, Pelmo, Marmolada, Sella si fanno ammirare lungo la strada che ci porta alle porte del Catinaccio. L'appuntamento con Linda e Daniele è per le nove a Vigo di Fassa. Arriviamo alla funivia che sale a Ciampedie e li chiamiamo per vedere dove sono: stanno arrivando. Una Ford scura arriva con guida sportiva nel parcheggio: "eccoli qua" dico a Nadia "tipica guida da camionaro bergamasco!!!" e in effetti son loro! Finalmente di persona, dopo la conoscenza sullo "speis"!


Ci prepariamo velocemente e ci dirigiamo verso la funivia, al telefono, dal rifugio, ci avevano detto che c'erano un 30 centimetri di neve, ma sembra tutto pulito e lasciamo giù il peso dei ramponi, giusto la corda e qualche protezione.


L'idea è di arrivare al passo Santner passando per il passo delle Coronelle, e di seguito scendere al Vajolet e salire al Principe.

Sarà che la passione per la montagna accomuna, ma ci sentiamo subito a nostro agio con i ragazzi, e inbocchiamo il sentiero da Ciampedie a Gardeccia immersi nella conversazione, in breve arriviamo al rifugio Catinaccio e iniziamo la salita verso il Passo delle Coronelle. Il sentiero sale dolce e dopo un pò incontriamo le prime falde del bianco mantello. Man mano che saliamo il manto nevoso aumenta di consistenza, e il precedente passaggio di alpinisti ha reso la neve dura e ghiacciata. Arriviamo a qualche centinaio di metri dal passo e chi ci precede è un pò in difficoltà sulle roccette sopra di noi. Un ragazzo che scende ci dice che sull'altro versante il sentiero è ripido e ghiacciato, con molta neve. Il non avere i ramponi e il polso convalescente di Daniele (la prossima botta lo porta dritto in sala operatoria) ci inducono a tornare sui nostri passi, dirigendoci verso il Vajolet.

Arriviamo al rifugio in un atmosfera un pò surreale: da un lato della vallata la pietra è calda al sole, dall'altro immersa nel freddo manto cristallino; il rifugio sonnecchia e le moltitudini di villeggianti estivi sono un tenue ricordo. Entriamo a mangiare qualcosa nelle sale deserte, i gestori hanno le faccie rilassate di fine stagione e si lasciano volentieri andare, scambiando qualche battuta.

Usciamo nel tiepido sole di fine settembre: Daniele e Linda restano ad aspettarci al Vajolet, mentre io e Nadia saliamo,liberi dagli zaini, al Re Alberto, al cospetto delle Torri.

Saliamo leggeri lungo il sentiero, a tratti ghiacciato, e man mano che si sale la neve aumenta. Al rifugio ci saranno trenta centimetri! Tutto intorno a noi è coperto di bianco e le Torri svettano di fronte a noi. A dire il vero son più belle in foto che dal vero. Scendiamo velocemente lungo il sentiero e ritroviamo i nostri compagni infreddoliti all'ombra del Catinaccio.

Ci rimettiamo in cammino verso il Rifugio Passo Principe, le nuvole prendono il posto del cielo azzurro e l'atmosfera si fà sempre più invernale, mentre Daniele e Linda ingranano le ridotte, io e Nadia saliamo con calma godendoci le luci del giorno che cede il passo alla sera.

Arriviamo al rifugio, un piccolo gioiello di legno incastonato nella dolomia. Entriamo nel caldo tepore che profuma di legno e ci sistemiamo nelle piccole camerette del piano superiore.

Scendiamo e troviamo Linda e Daniele alle prese con il gestore, prodigo di parole e storie, con cui intrattiene a rotazione gli ospiti del rifugio.

Apprezziamo la cucina del cuoco, con qualche riserva, e ci diamo battaglia a briscola, confrontando la scuola bergamasca con la scuola friulana.

Alla fine vince il sonno e abbracciamo velocemente (almeno io) il regno di Morfeo, tra austriaci ronfanti e profumo di legno.

lunedì 22 settembre 2008

Marathon climbing

Dopo essere stata rinviata per le condizioni meteo finalmente giungeva l'ora della Marathon Climbing alla falesia del Monte Strabùt."L' Orso-Alpinauta, che già sentiva già l'approssimarsi dell'autunno e del dolce letargo nel caldo giaciglio, optava per un comodo risveglio, una comoda colazione e un comodo arrivo al meeting, dopo aver portato, sempre comodamente, Nicolino dal Darione, nell'Impero di Goricizza; d'altro canto già nei propositi proclamati inventandosi Rimpinant Ator assieme ai DorigoClimbingBrothers aveva bandito la frenesia della gara a favore del piacere di stare assieme, quindi il tutto aveva una logica lapidea!".
Un domani dovessi scrivere un romanzo sul circuito potrebbe essere un buon inizio, ma intanto mi limito al racconto di una bella giornata, passata arrampicando.
Bepi e gli altri si davano appuntamento alle otto e mezza in piazza, per poi salire a Tolmezzo con calma e con una sosta per la colazione di gruppo, io me la prendevo ancora più comoda e puntavo la sveglia verso quell'ora. Dopo aver lasciato Nik dai miei, alle prese con la "montagna" di compiti, io e Nadia ci dirigevamo verso lo Strabut, sorbendoci il traffico dei domenicali di metà mattina: svegliarsi un pò più tardi ha i suoi vantaggi in termini di sonno, ma anche i suoi svantaggi in termini di traffico!
Arriviamo in falesia e troviamo un sorridente e placido Albino che ci accoglie all'iscrizione: "Dai che almeno il tempo è buono!". Incrociamo suo fratello Gianni e ci complimentiamo per aver passato gli esami di Aspirante Guida, e constatiamo che è già all'opera con i nipoti.
Sbrigate le formalità ci prepariamo e andiamo in cerca dei nostri amici Orsi scoprendo che sono in buon numero: Bepi, Jeannette, Roberto, Loris, Federico, Tiziano, Big Roberto e Silvan, il Cimenton e Alessio erano gia all'opera sulla roccia dello Strabùt!
Aspettando il nostro turno sulla via che stan salendo Loris e Tiziano, per sgranchirci un pò iniziamo con la "4" salvo poi deviare su un'invitante vietta a buchi e reglette... per iniziare però un 6b non è il massimo!
A tre spit dalla catena mi pianto!
"OK Nadia, cala! Riprovo dopo!"
Nel frattempo il 5b di Loris è libero e iniziamo con calma a far punti. Tra una chiacchiera e l'altra il tempo passa, le dita stringono appigli, le corde scorrono nei rinvii e l'atmosfera è piacevole e rilassata. Tutta la falesia brulica di magliette blu, e dal prato sale la musica e il profumo di salsiccia!!
E con l'aiuto dei profumi della cucina, con i consigli di chi stà 30 metri più in basso, "c'è un buchetto, un britùlut sulla destra, fuori dallo strapiombo", alla fine riusciamo a chiudere pure il 6b! Punti su punti! E dita spellate!!
"Ancora una vietta e andiamo a mangiare" è il pensiero di molti.
Scendiamo al chiosco degli Orinabuoi per birra e panino e il sole lascia il posto alle nuvole e all'arietta frizzante. Di fronte, al di là della strada, l'Amariana si mette il cappello, e l'aria da frizzante inizia a diventare fresca.
Ripartiamo con un 6a per scaldarci (nel vero senso della parola) ma il vento è fastidioso nel settore basso.
Il tempo è passato in fretta e son quasi le cinque, saliamo al settore alto dove raggiungiamo gli altri, impegnati sugli ultimi tiri, dal piazzale arriva il fischio di Albino che mette fine al meeting. Pian piano scendiamo tutti a consegnare i punteggi, e mentre al tavolo dei giudici si fanno i conteggi si ripone il materiale e si trova il tempo per una birra in compagnia.Giunge l'ora della classifica finale: gli Orsi-Alpinauti chiudono al tredicesimo posto!
Aspettiamo la lotteria e poi salutiamo tutti gli amici del meeting, c'è un fusto di bionda da finire e dopo le fatiche sui gradi francesi, si passa alle fatiche sui gradi... alcolici!!!
Mentre torniamo verso casa mi fa piacere sentire come Nadia ha vissuto la giornata: arrampicando senza frenesia tra amici, in un'atmosfera rilassata e cordiale!
Bene! Vuol dire che abbiamo visto giusto!