Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

lunedì 29 settembre 2008

Impressioni di settembre

Un mattino silenzioso ci accoglie al Passo Principe. Il vallone del Vajolet e del rifugio Bergamo sono immersi nelle nebbie e il sole si tende timido sulle cime. Il freddo si fa sentire e la neve scricchiola gelata sotto i passi. Esco fuori dal rifugio e salgo nel silenzio all'attacco della ferrata Ovest del Catinaccio d'Antermoia, a pochi minuti dal passo. La neve è ghiacciata nel primo tratto non attrezzato e senza ramponi non è sicuro salire. Nella mia testa la cosa sarebbe fattibile, ma so che Nadia non si sente sicura sul misto in libera e Daniele è col tutore. Sono pochi metri, dopotutto, fino al cavo.
Mentre penso al da farsi faccio qualche foto in giro e mi suona in testa una canzone della PFM, cantata da Battiato, "Impressioni di settembre". Alla fine decido che è meglio non rischiare. La parete è ancora in ombra e lo sarà ancora per un pò, inutile perder tempo ad aspettare.

"No, cosa sono adesso non lo so,

sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso,

no, cosa sono adesso non lo so,

sono solo, solo il suono del mio passo,

e intanto il sole tra la nebbia filtra già,

il giorno come sempre sarà"


* * *

Lasciamo il rifugio e saliamo al Passo d'Antermoia, la neve è ancora ghiacciata e a tratti si scivola, guadagnamo velocemente una piccola cresta che domina tutto il vallone, con una meravigliosa vista sulla Roda di Vael, sul Catinaccio e sulle Torri del Vajolet che spuntano da un mare di nuvole.

Prima del passo deviamo sulla destra, calandoci in un valloncello, lungo una traccia che ci porta al passo de Scalieret, da dove parte la cresta che porta all'omonima cima. Dal passo un passaggio esposto consente di salire sull'ampia cresta che si restringe in prossimità della cima. Prima Nadia e poi Linda rinunciano a proseguire a causa di un passaggio da equilibristi reso un pò più infido dalla neve ghiacciata.Raggiungiamo la cima io e Daniele. Le Dolomiti si schiudono agli occhi del nostro amico, che per la prima volta le vede: Civetta, Marmolada, Antelao, Pelmo, il Sella, Sassolungo e Sassopiatto si ergono splendenti dalle nebbie del fondovalle nella luce del mattino. Foto di rito e torniamo indietro a raggiungere le nostre infreddolite compagne. Assieme raggiungiamo il Passo d'Antermoia. Ormai son le undici passate e scendiamo velocemente sul sentiero innevato verso il rifugio Antermoia, rasentando la Croda del Lago, lungo il Valon d'Antermoia, in un ambiente che ricorda le atmosfere dei spaghetti western, da un momento all'altro non ci stupirebbe vedere arrivare un cavallo che traina una cenciosa slitta con sopra il Terence Hill di Trinità!!

Arriviamo al lago d'Antermoia, con sullo sfondo la Regina che ci mostra le spalle mantate di ghiaccio, dietro a noi la mole massiccia del Catinaccio e della Croda dei Cirmei.

Nei pressi di un ormai deserto rifugio ci fermiamo a mangiare. Il sole ci scalda il viso e lo sguardo spazia sulle cime tutt'intorno, finchè giunge l'ora di rimetterci in cammino. Attraverso i Lastees d'Antermoia risaliamo verso il Pas de Lausa, un paesaggio reso ancor più lunare dalla neve caduta i giorni prima.

Scendiamo lungo la Val de Lausa e raggiungiamo il Passo delle Scalette, sul fianco del Larsech. Ora la discesa si fa ripida e con qualche tratto attrezzato, il vallone s'incunea tra la Pala da la Lacia e il Gran Cront. Il sentiero è in ambiente severo e solitario, e il silenzio ci accompagna. Finalmente una breve risalita su una paretina scura ci introduce ad un comodo sentiero che, attraversando un bosco odoroso di resina ci accompagna a Gardeccia. Le gambe sono provate dalla lunga discesa e la dolce risalita verso Ciampedie le rilassa un pò.

Mentre attraversiamo una delle piste da sci, pochi metri sotto di noi una coppia di caprioli pasteggia tranquilla con dell'erba grassa. Ci guardano incuriositi e quieti mentre li fotografiamo e poi all'improvviso, scattano verso il bosco.

Arriviamo a Ciampedie e ci sediamo su di una panchina. Mentre aspettiamo la funivia che ci riporterà a valle, l'occhio corre felice sulle cime arrossate dal tramonto.

8 commenti:

sofia77 ha detto...

che girone ragazzi! l'ho visto sulla cartina!
mi piacciono le citazioni inserite nel contesto del racconto.

antonella ha detto...

belle le foto, che posti meravigliosi, poi, come le descrivete voi due queste zone sono ancira più fascinose

frivoloamilano ha detto...

...con la neve il Gruppo del Catinaccio è ancora più bello e le atmosfere descritte sono fantastiche.

un saluto.

carlo de ts ha detto...

cayo ma dov'è finito quel ruspante aquilotto dell'alpinismo giovanile dedito al rutto libero e altre amenità in compagnia di altri beccotanti aquilotti?
altro che malignani, dovevi andare in un liceo classico, e fare lo scrittore!!! ah hah ah mi par gia di sentire dove mi stai mandando!!
tutte ste menate per dirte che scrivi bene alpinauta
mandi

annarita ha detto...

che bei posti! e che famiglia pigrona ho io!

piero ha detto...

ma Luca sei un tuttologo? che vastità di conoscenza hai? musica, montagna, leggende, citazioni? ma se siete sempre in giro, ogni tanto lavorate come dice il triestino, quando avete il tempo di leggere e documentarvi? si è no che ho la voglia (non dico il tempo) di vedere il meteo sul 3regionale e vedere cosa ha fatto l'udinese quando torno a casa.
vi invidio!

Luca l'Alpinauta ha detto...

caro Piero, ti risponderò con le parole di Totò: "Signori si nasce... e io lo naqui"... ah ah ah
Diciamo che mi piace essere informato!

Carlo de ts ha detto...

tu lo nacqui?
pensavo tu fossi generato e non creato, della stessa sostanza del padre....
ah ah ah ah-ah