Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

sabato 3 gennaio 2009

Silenzi selvaggi

Il film "In to the Wild" ha fatto conoscere e sognare i grandi spazi del nord America alle moltitudini. Ma spazi selvatici li abbiamo anche noi, vicino casa. Spazi che ti fanno sentire la loro selvaggia solitudine mentre li vivi, mentre li percorri, a piedi, con gli sci o con le cjaspole.
Senza far tanti chilometri il primo venerdì del 2009 ci siamo calati nelle silenziose selvaticità delle nostre montagne.
Saliamo la Val Cellina con destinazione la borgata di Lesis. Claut ci accoglie con una veste decisamente invernale e fiabesca: l'umidità che sale dal Cellina riveste di ghiaccio alberi, cespugli e pietre e il paesaggio glaciale fa scorrere i brividi lungo la schiena.
Claut pulsa di vita, gente che viene, gente che va: Nadia e Io andiamo a casera Podestine.
Arrivati nel parcheggio dopo il ponte degli alpini troviamo un'allegra comitiva in attesa del taxi per casera Pradut: poco dopo arriva la motoslitta con carretta attrezzata a rimorchio che li porterà a pranzo alla casera. Ci precedono lungo la strada fino al bivio di Pont de la Sala regalandoci un pò di sano smog d'alta quota.
Percorriamo la strada lungo il Cellina nel silenzio freddo della vallata, saliamo verso le stalle Parentonia aspettando che il sole ci conceda un pò dei suoi raggi. In cielo strani riflessi ci accompagnano mentre i tornanti ci portano rapidamente attraverso la val Margons al Pian de Cea: da qui si stendono davanti a noi le "grave da giere".
Un bianco e vasto pianoro che si stende ai piedi del Pinzat, del Caserine, del Cornaget e del Cjampons.
Una traccia ci accompagna lungo le grave verso la casera Podestine. Di tanto in tanto la neve porta i segni del passaggio di qualche lepre e capriolo, e man mano che avanziamo la grandiosità dei luoghi sembra sovrastarci: il bianco del terreno, l'azzurro del cielo, il grigio e il verde delle pareti ci avvolgono mescolandosi nel silenzio. Dietro di noi si vedono i pianori della Pradut, ai piedi del Resettun, risplendere sotto il sole.
A un certo punto viene da chiedersi dove mai sarà la casera, non se ne vede traccia nei dintorni.
Arriviamo alla fine del vallone e finalmente i nostri dubbi trovano risposta:intravediamo il tetto in mezzo agli abeti. Il sole non è ancora arrivata a scaldarla, sebbene sia già passato mezzogiorno. Ci sediamo sulle panche all'estreno a mangiare qualcosa ed a aspettare il caldo abbraccio. Il posto è veramente bello e il silenzio che ci avvolge mette in risalto anche il rumore di un pugno di neve che cade da un ramo. Finalmente il sole ci raggiunge e il piacere della "polse" aumenta cullati dal sole che filtra tra i rami.
Arriva l'ora del rientro e ripercorriamo a ritroso i nostri passi solitari, rincorriamo il sole prima che si nasconda dietro la cresta del Resettum, mentre gli strani riflessi del mattino ci riaccompagnano lungo il rientro, assieme a giochi di luci e ombre che danno vita a strani animali.Una volta imboccata nuovamente la val Margons la temperatura cala decisamente. Percorriamo velocemente la strada verso Lesis, l'aria fredda del pomeriggio ci accompagna lungo il Cellina.

3 commenti:

carlo de ts ha detto...

eeeh nadia!nella borraccia che indichi? doping???
bene, bene, continua cosi con l'imprinting del baby!

annarita ha detto...

brava la futura mammina!
bel giro la podestine, bello andare fin su alla caserate, io l'ho fatto d'estate, ma il gravone è un calvario sotto il sole
Ciao

montagne sottosopra ha detto...

"Nelle terre estreme" , forse è più bello il libro di Jon Krakauer che il film (non l'ho visto). Ammirando le vostre foto e leggendo il vostro originale racconto immagino il film con stupendi e selvaggi paesaggi visitati da Chris. Biel e salvadi.
Chissà che ne pensa l'Alpinfrut?

Mandi
Luca