Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

sabato 18 settembre 2010

Grigio e blu in Moiazza

In uno degli ultimi fine settimana d'estate si risveglia dal torpore il desiderio di un pò di roccia verticale. Già predisposto mentalmente alla stagione invernale parto con Bepi, Roberto, Stefano e Claudia alla volta di passo Duran mettendo nella borsa degli attrezzi pure le viti da ghiaccio! Mmmh... saranno un pò difficili da usare!
La giornata si annuncia splendida, e a Longarone, tappa intermedia per cappuccio e brioche, l'aria del mattino punzecchia le guance, ma il blu del cielo riempie già il cuore e gli occhi di gioia.
Lungo la strada poche auto, ma a Passo Duran parcheggiare è un'impresa. Ci prepariamo in fretta e puntiamo verso la nostra prima meta: la Torre Jolanda. Con il pensiero rivolto alle battute della Littizetto saliamo ridendo lungo il sentiero che porta al Carestiato.

Due relazioni discordanti ci fanno perdere un pò di tempo nell'individuare il sentiero che sale all'attacco, ma alla fin fine combiniamo. O quasi! Infatti entrambe le relazioni parlano di "bolli rossi" che ci sono ma che ci portano verso il canale sbagliato, quello che sale alla cengia Letizia. Dopo un arrembante traverso su sfasciumi e mughi arriviamo all'attacco.
Poiché siamo dispari e Claudia e Stefano preferiscono gradature non elevate puntiamo alla classica via del Topo, rimandando ad altro giorno la Supersoro, che sale a fianco.






Roccia buona, arrampicata divertente e panorama super ci accompagnano fino in cima.
Il sole inizia a scaldare meno e si alza un venticello freddo che sembra in contrasto con i caldi colori del tramonto. Con cinque doppie ci ritroviamo alla base e in breve rientriamo al passo.


Bepi entra al Tome e chiede "si può cenare in cinque?", "Si può fare". "Ha un posto a dormire?" "Penso si possa fare anche questo". Il Soro è un tipo particolare....
Cena super e campeggiatori super veloci a montare le tende alla luce dei fari, Stefano tira fuori dal cappello magico i sigari e Bepi cede alla tentazione. Dopo tutti nel sacco a nanna.
Il cielo ha talmente tante stelle che quasi non fa buio. Il silenzio della notte ci avvolge e il sonno presto ci coglie (tranne Bepi che non chiude occhio).
La mattina è zuppa di rugiada, ma basta un pò di sole, e velocemente evapora, in un profumo misto di fieno e resina.
Facciamo colazione e ci dirigiamo verso il Carestiato con destinazione la Pala del Belia.
Saliamo lungo il ghiaione che da un profondo canalone scende verso la forestale che sale al rifugio, e in breve siamo alla base del diedro. saliamo con un leggero obliquo lo zoccolo basale fino a raggiungere lo spigolo dove corrono la Sorarù e la parte bassa della Penasa. Lo zoccolo è facile, ma molto sporco e inerbito, e di conseguenza poco simpatico da percorrere con le suole lisce delle scarpette.
Raggiungiamo il cengione erboso dopo tre tiri più fastidiosi che divertenti, il bello inizia ora: roccia pulita e compatta! Peccato che siamo un pò tardi per pensare di fare tutti i 13 tiri della via e a far due conti anche per puntare all'uscita della cengia che porta alla ferrata Costantini.
Cosi saliamo ancora un paio di tiri prima di scendere in doppia fino al cengione. Da qui scendiamo verso destra lungo i ripidi verdi e torniamo alla base.
Il sole scalda la pelle scoperta e ci fa pensare all'estate che non è ancora finita.
Contenti della bella giornata, scendiamo lungo la strada chiacchierando di nuovi progetti e di escursioni fatte durante l'estate. 
Nuovamente al passo ci concediamo una partita a tetris: campo di gioco il bagagliaio delle auto e per mattoncini corde, sacchi a pelo e zaini! Finito il livello ci concediamo una birra in compagnia al Tomè: Soro ci chiede com'è andata: "Bene, a parte un chiodo lasciato in parete!" "Come? Un chiodo? e dove?"
Tutti uguali questi alpinisti!!!
Ah! Ah! Ah!

6 commenti:

Carlo de Ts ha detto...

belle giornate vi siete trovati cayo. la roccia poi è ancora calda in questo periodo. une bellezza!

Laura ha detto...

il letargo roccioso... è la prima voglia che lo sento nominare... si vede che quest'anno ne avevi poco bisogno no? le crode della civetta sono magnifiche! e avete beccato due bellissime giornate

Lorenzo ha detto...

Bellissimi posti e bellissime foto, tranne quelle che ti scatti da solo, ma possibile che nessuno dei tuoi compagni te ne faccia una?
La distorsione grandangolare non ti dona :-)

frivoloamilano ha detto...

..i chiodi da ghiaccio? Vabbè che non vedi l'ora...Ah!Ah!
Un fine settimana con due bei colori!
;-)

Luca ha detto...

@Lorenzo: in certe situazioni la macchina non ha vita facile a passar di mano!!
@Flavio: che vuoi... son rimasti nella borsa!

Antonella ha detto...

bellissima giornata e belle salite