Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

mercoledì 26 ottobre 2011

Sengio Alto...in solitaria

La prima e unica volta che feci una "solitaria" fu per andare sul Peralba per la ferrata Sartor: ma sapevo che una volta arrivata in cima, avrei trovato Luca ad aspettarmi, salito anche lui con due amici per la via normale.
Questa volta invece sarà una vera "solitaria": Luca e gli amici Orsi saranno impegnati ad arrampicare sulla Guglia Gei, nel gruppo del Fumante, esattamente dal lato opposto a dove mi troverò io, sulla catena del Sengio Alto. 
Arrivati al Passo di Campogrosso (Recoaro Terme) alle 10:15, ci prepariamo in fretta e dopo avere sintonizzato le radioline, ci salutiamo e partiamo: Luca, Stefano, Federico, Marco, Stefania, Andrea e Claudia da una parte del passo, io dall'altra.





Li vedo allontanarsi, con un mix di ansia e determinazione: in montagna mi piace andarci in compagnia, condividere le esperienze. Andarci da sola per me è una cosa nuova, che m'intimorisce: ma sono determinata a fare questa esperienza...per forza di cose, visto che nessuno del gruppo oggi è venuto qui per camminare!
Controllo, per l'ennesima volta la cartina: la mia prima meta sarà il monte La Sisilla, la cui incombente parete sud si erge proprio di fronte al rifugio Campogrosso. Imboccata la mulattiera con segnavia 170 impiego pochi minuti a raggiungere il sentierino che si stacca alla sua destra e ripidamente sale il versante ovest della cimetta, raggiungendo prima una piccola sella, dove una trincea gradinata porta a un breve tratto attrezzato con catena tramite cui si raggiunge la vetta e la statua della Madonna posta sulla piccola cima.






Uno sguardo a picco sul sottostante passo, un sms alle amiche, una piccola preghiera e scendo verso la forcella, dove salendo avevo scorto anche un paio di gallerie. Un'occhiata veloce alle due postazioni e ritorno al passo, per imboccare il sentiero 149 che mi porterà alla seconda tappa di oggi, il Passo di Gane, sotto il monte Baffelan.



Salgo veloce, con la speranza di incontrare presso la sella, le persone che avevo scorto alla partenza e fare il giro in compagnia, ma davanti a me non vedo nessuno e raggiunto il passo mi guardo in giro: non c'è anima viva! Solo un anziano signore senza zaino e un po' trasandato, sbuca da dove sono arrivata, risponde timidamente al mio "buongiorno" e scappa giu dall'altra parte del passo per tornare al Passo di Campogrosso, o forse alle malghe sottostanti.




Decido di proseguire per "tappe": ogni volta che ne raggiungerò una, deciderò se proseguire o ritornare indietro. L'idea era di salire il monte Beffalan, ma "manco" la traccia che si stacca sulla destra e imboccato invece il sentiero con segnavia 177 arrivo, dopo un tratto in falsopiano, alla forcella Beffalan, dal lato opposto e leggermente innevato del monte. Uno sguardo alla croce di vetta e alla ripida salita di questo versante e abbandono l'idea di salire in cima, optando invece di proseguire verso il monte Cornetto percorrendo il sentiero d'arroccamento del Sengio Alto che la mia guida descrive come uno "straordinario e arditissimo cammino di ronda costruito dalle truppe italiane nel corso della grande guerra per collegare tra loro, al riparo della vista nemica, la rete di postazioni, osservatori e trinceramenti sistemati lungo l'intera dorsale del Sengio Alto". Ed in effetti, gia il primo tratto appare interessante, mentre aspetto che due arzilli vecchietti, escano dalla stretta galleria posta all'inizio del sentiero, sorprendendoli con un bel "buongiorno".


Ricambiano sorridenti e stupiti dalla mia solitaria presenza e proseguono mentre m'infilo nella prima di una lunga serie di gallerie che si alternano ad aerei tratti in cengia: il percorso è davvero bello e spettacolare!


Nuvole che salgono dalle colline sottostanti, coprono a tratti il sole che ci aveva accolti al nostro arrivo al passo tingendo il cielo di grigio, mentre arrivo al primo intoppo della giornata: la cengia termina bruscamente e prosegue oltre un colatoio attrezzato con catene.


Il mio primo istinto è quello di fare dietrofront e battere in ritirata! Ma di li ci sono passati gli arzilli vecchietti: io no? Studio per bene le rocce, valuto distanze, freno le visioni catastrofiche e afferro la catena in modo maniacale e passo, risalendo velocemente dal lato opposto con il cuore in gola e la tremarella! Osservandolo a "freddo" non è niente di più di un breve ed esposto tratto attrezzato che, fatto in compagnia, non creerebbe grosse paturnie, ma il fatto di essere completamente da sola amplifica le mie paure. Proseguo, sperando di non incontrare altri tratti simile, verso il Passo delle Giare Bianche, mentre dalle colline boscose sottostanti, spari e botti si susseguono fin dalla mia partenza: cacciatori! Sembra di essere in tempo di guerra quassù!



All'uscita dell'ennesima galleria, in un tratto in ombra, ecco il secondo intoppo della giornata: la cengia s'interrompe di nuovo e riprende oltre un altro colatoio attrezzato con catena...questo un po' più largo del primo. Anche qui l'istinto "fuga" predomina, ma l'idea di ripassare l'altro mi convince che forse è meglio andare avanti e dopo avere afferrato la catena mi cimento in un adrenalinico passaggio in "spaccata"( Deo gratias per le gambe lunghe!!!) che mi deposita tremante dall'altra parte!


Ritornata al sole, oltrepasso una galleria in discesa e sbuco in un luogo incantevole, dove il sentiero passa in mezzo a bianchi pinnacoli rocciosi circondati da mughi, molto probabilmente il Passo delle Giare Bianche.




Mi fermo per uno spuntino e dopo avere avvertito Luca via radio della mia posizione, riparto per il Passo degli Onari dove saluto una coppia che sta chiacchierando animosamente. Mi calcolano appena e dopo avere controllato la cartina e trovata una prima "via di fuga" per tornare al Passo di Campogrosso tranquillamente, proseguo verso la vicina forcella del Cornetto. La nebbia mi avvolge e sono titubante se continuare o no: dopo un attimo decido di andare avanti oltre una galleria e guardato con sospetto un pinnacolo di roccia che sembra farmi le corna, sbuco dal lato opposto e intravedo il cartello che segnala la forcella.






Ancora una breve galleria e sbuco in forcella, proprio alla base del Cornetto, dove un cartello segnala che la cima dista solo quindici minuti....ed è riservata ad "escursionisti esperti"!! Una catena sparisce oltre una roccia e afferratala do un'occhiata oltre lo spigolo: essa continua salendo un ripido canalino per una quindicina di metri che si raccorda ad un sentiero che sparisce tra la nebbia. Oso? Non oso? Mentre guardo la cartina e scruto la parete una scarica di sassi scende giu per il canalino attrezzato e mi fa decidere in fretta: ritiraaata!!!! Tanto con la nebbia non ne varrebbe la fatica e il rischio!


Decido così di scendere dal versante est e con una lunga serie di tornanti scendo alla Sella dell'Emmele, dove seduta su uno sperone mi fermo a pranzare. Da qui posso vedere il sentiero fatto e quello ancora da fare e mentre la nuvola che avvolgeva tutto lentamente se ne va, ammiro il panorama e il sottostante Ossario del Pasubio.




Ripresa la marcia, raggiungo il bivio con il sentiero della Loffa, dedicato a un certo Peruffo Bruno, che s'inoltra all'interno di un ripido bosco, dove incontro una giovane coppia che chiede a me se è sulla strada giusta!! Li indirizzo al bivio appena passato e proseguo nel fitto bosco, seguendo la labile traccia che tende a sparire sotto il tappeto di  foglie e che dopo una ventina di minuti mi deposita sulla Strada del Re che mi riporta tranquillamente al Passo di Campogrosso.




Per molte persone, il fatto di andare da sole in montagna è nella normalità, lo vedo spesso nelle mie amicizie. Ma per me, prudente e anche un po' paurosa, questa è stata una novità e una "crescita": mi sento al settimo cielo!
Raggiungo la falesia sopra il Passo di Campogrosso per visitare alcune gallerie notate alla partenza e incontro alcuni amici Orsi che causa il freddo, si sono arresi alla base della Guglia Gei: mancano Luca, Stefania e Andrea che ne raggiungeranno la vetta e che ritroveremo in rifugio alcune ora più tardi infreddoliti ma felici. 
Come prima giornata, niente male....almeno per gli Alpinauti!!!! 

3 commenti:

frivoloamilano ha detto...

Brava Nadia! La solitaria, che strana sensazione dipendere solo da se stessi, stare sempre concentrati, considerare ogni passo, ogni gesto, ogni situazione e decidere. Un altro andare, altre emozioni. Ogni tanto si può fare...anche se le regole della sicurezza dicono esattamente il contrario! ;-) ciao

frivoloamilano ha detto...

P.S. per fare l'elogio della "solitaria" mi sono dimenticato l'elogio delle foto, che rendono il concetto della solitudine. Grandi le Piccole Dolomiti.

Nadia l'Alpingirl ha detto...

Grazie Flavio,hai proprio ragione,è un'altro andare,con la massima attenzione!safety first!
Le Piccole Dolomiti meritano una bella visita!