Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

sabato 28 aprile 2012

Casera Tamer Bassa

Un risveglio svogliato dall'aria primaverile, il 25 aprile rischio grosso con Nadia, che avrebbe mal sopportato una giornata "in pianura": alla fine, in tarda mattinata,  partiamo alla volta di Toppo per una passeggiata alle rovine del castello.



Arrivati in paese il destino ci mette davanti un sentiero che sulla nostra cartina non è segnato e una meta a noi sconosciuta, Casera Tamer Bassa; scopriremo in seguito che il sentiero 850 è stato realizzato dalla Sezione di Spilimbergo e dedicato a Gianguido Maso, e raggiunge il monte Davass e il Cjaurlec.


Tamer è un toponimo frequente nelle nostre montagne, ma da queste parti non l'avevamo mai sentito. Sulla cartina viene indicata solo una Fonte Tamer, comunque sia, visto che il segnavia indica un'ora di cammino per arrivarci, decidiamo di partire, riservandoci al ritorno la visita al Castello.
Gabriele parte in quarta a bordo dei suoi scarponcini alati, novello Mercurio, e trascina la mamma lungo la ripida salita asfaltata.


Quando il nero manto cede il posto a una bella forestale, tutto l'intrico verde che ci avvolge diventa ancora più bello!


Arriviamo a un bivio che indica ancora un ora per la casera: in effetti non abbiamo camminato poi molto, ma seppur alato, il nostro piccolo Mercurio di certo non corre, almeno per ora e i tempi si dilatano un pochetto, ma anche questo fa parte del bel gioco di portare un bimbo alla scoperta dei monti.


Conquistato un piccolo ramo nodoso, che mi fa tornare in mente Mosè davanti alle acque, Gabriele inizia la sua avventura inerpicandosi sugli "enormi massi" che costellano la mulattiera, che lenta sale nel bosco. Ogni passo è una scoperta: fiori bianchi, rosa e blu, bacche rosse e legnetti sono i protagonisti di questa avventura nel bosco.


Pian piano guadagniamo quota e tra gli alberi intravediamo la piana di Travesio e la pianura.





Piccole radure si alternano a tratti nel bosco finché arriviamo ad una presa d'acqua, seminascosta tra gli alberi, che ci annuncia l'arrivo alla casera.




La casera è stata sistemata e offre un riparo di fortuna pulito e asciutto. E' posizionata in una conca alberata, che, a giudicare dalle dimensioni degli alberi, un tempo non lontano era un buon pascolo.



L'acqua abbonda, come testimoniamo i muschi che ricoprono un pò tutto in giro, e noi nella penombra del bosco ci fermiamo a spuntinare. Gabriele estrae dallo zaino la sua flotta di trattori e ruspe e si da da fare a risistemare l'alpeggio!






Il sole inizia a far dispetti e noi iniziamo a scendere.
Lungo il sentiero si fan sentire alcune gocce, poi altre ancora, ancor di più, finché ci prendiamo un bell'acquazzone che non spaventa minimamente l'Alpinfrut!


Ritornato il sole, visitiamo il castello di Toppo e Nadia provoca l'invidia di un paio di siorette che si son viste negare l'accesso alle rovine da un cancello in ferro (mentre con un assalto ai bastioni in arrampicata libera l'intrepida compagna che mi ritrovo conquista il maniero!).






E alla fine rientriamo in paese sotto un bel temporale con Gabriele stanco che approfitta di un passaggio sulle spalle del papà.

4 commenti:

Ernesto Majoni ha detto...

Ma ce grant c'al è daventat il frut!! A mi par ieir c'al era un pinùt pìciul pìciul...
Propi un biel frùt, congratulasions a pari e mari!!

Mandi da Iside, la femina di Ernesto, cjargnela "naturalisada" anpezana..

Nadia l'Alpingirl ha detto...

Grazie Iside ed Ernesto!!
Il pìciul al divente simpri plui grant..e sperin cal continuedi a corinus davur in mont!!

Francesca BB ha detto...

Uhuh: hanno messo il cartello?
Un altro dei miei rifugi svelato.
Sigh!

Nadia l'Alpingirl ha detto...

E già...il bello è che sulla cartina neanche è segnalata!! e ho una cartina recente!!
Ciao Francesca!!!