Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

mercoledì 1 ottobre 2014

Calcare e acciaio

L'atmosfera ha il leggero sapore dell'ultimo giorno di scuola: sarà perché si chiude l'ultimo corso dell'anno, o forse per la torta e le bottiglie di vino che carica in auto Gianpaolo, riservando delicate attenzioni al vassoio con il dolce. Sarà perché queste uscite portano ancora il lontano sapore dei giorni di gita ai tempi della scuola.
E' l'uscita conclusiva del corso ferrate e, con me e cinque allievi, c'è anche Max diretto alla falesia del Kanzianiberg, nei pressi del Falker See.
L'aria del mattino è frizzante nel bosco e i primi colori dell'autunno risaltano nel sole.
Il programma del corso ferrate è semplice ma fitto e, dopo una breve presentazione, iniziamo a lavorare. Giampaolo e le ragazze ci danno sotto alla grande: mezzi barcaioli, paranchi e corde doppie, si susseguono sulle pietre dove l'ombra fredda lascia il posto a un sole che accarezza la pelle e che rende piacevole lo stare appesi alle rocce.





Il sole corre nel cielo sopra di noi e le prime fatiche si fanno sentire: quando ormai si è fatto il primo pomeriggio ci fermiamo a prender fiato e a far riposare i pensieri. La carne al fuoco era tanta e ci vuole un pò a digerire e assimilare il tutto. Dopo tutto la pratica richiede tempo, non basta certo lo spazio di un mattino, ci vuole passione e dedizione e mi fa piacere vederla negli occhi che incrocio. 
L'attimo è fuggente ed entriamo nel cuore della falesia, lungo le vene d'acciaio che la percorrono, lungo i tratti attrezzati della Kanzi ferrata.







Il pomeriggio raggiunge il suo apice e ci dirigiamo verso l'albergo, dove per chi vuole, c'è l'aperitivo alla Rotschizaklamm, a cui nessuno,  nonostante l'intensa giornata trascorsa intende rinunciare.
Saliamo nel respiro umido e fresco del bosco e piccoli brividi corrono lungo la schiena, mentre ci avviciniamo al soffio della cascata.








Gli ultimi scampoli di sole ci accompagnano all'albergo, dove una meritata birra in compagnia ci aspetta, assieme a una serata di chiacchiere sincere e rilassate.
Un mattino grigio accoglie lo sguardo oltre la finestra: non un cavallo tende il collo verso il prato, ma bensì due eleganti caprioli, sicuri e quasi beffardi nel loro brucare distaccato.
Il cielo si fa più basso mentre un sole svogliato inizia la sua giornata, mi sforzo di indovinare una crepa in quella diga che costringe l'azzurro in un lago di cui non ci giunge sentore, finché svoltando verso Zell, la muraglia cede e la luce trova la strada verso valle, mentre noi imbocchiamo la strada che porta ai piedi del Koschuta.
Il sentiero sale lento nel bosco, mentre gli occhi cercano con cocciuta insistenza un pò di sereno sopra di noi. Voglio un'azzurra tranquillità per salire, anche se il percorso non presenta grosse difficoltà. Saliamo lentamente il ghiaione fino all'attacco della ferrata OTK e iniziamo a salire i facili risalti che ci portano all'aereo e traballante ponte, sospeso nel vuoto tra due pareti.






Continuiamo la salita e in breve raggiungiamo la cresta di confine, sospesi tra i declivi prativi a sud e gli scoscesi calcari a nord. Usciamo tutti dalla via e proseguiamo per pochi minuti ancora fino alla vetta del Koschutnikturm.







Erika, Doris, Enrica, Gianpaolo Stefania,Max e io tutti in cima: il sole scalda e scioglie la fatica, lascia posto a facce soddisfatte e a pensieri che si indovinano leggeri nonostante qualche tensione durante la salita.
Il tempo non si ferma è arriva anche il momento di salutare un panorama fantastico e suggestivo e riprendere il sentiero verso valle.






La discesa riserva ancora qualche fatica, ma il gioco di squadra spiana le difficoltà com'è corretto che sia. 
Il sole del pomeriggio filtra nel bosco e accompagna gli ultimi passi di una giornata ricca per tutti. 
Quest'anno chiudo il registro dei corsi con soddisfazione: tanto il gruppo istruttori tanto chi i corsi li ha frequentati hanno lavorato bene, e tra queste anche l'Alpingirl che ha saputo migliorarsi notevolmente.
Appoggio il bicchiere al tavolo e mi accorgo di questi pensieri, mentre gli altri parlano. Sto già pensando alla prossima uscita. Era veramente l'ultimo giorno di scuola.

2 commenti:

STEFANO SCHIOZZI ha detto...

Bene Luca é stato come riviverlo un'altra volta attraverso il tuo splendido e sincero racconto. Bellissima esperienza, ottima compagnia e.......speriamo in tanti altri giorni di scuola. Grazie di vero cuore !!!!!!

erika ha detto...

Tornare a scuola assaporando la magia della natura... Ascoltare le tue parole osservando la maestosità della roccia...Seguire i tuoi passi e correre verso nuovi sogni...Grazie per la gioia di quei giorni. Finalmente libera di volare!!! Erika