Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

domenica 22 febbraio 2015

Esplorando: Cueste Mozze

La strega che penzola, dondolando dal ramo di un albero spoglio nel mezzo del prato, è una visione sinistra e un po' inquietante. Il cielo plumbeo sopra di noi oggi non ci regalerà caldi raggi di sole ma solo freschi e microscopici pallini di neve ghiacciata. Ci guardiamo attorno mentre infiliamo scarponi e zaini, ma nonostante un paio di auto siano parcheggiate nello spiazzo, sembra che a Saps non ci sia anima viva!



Uno sguardo alla cartina e individuiamo l'inizio di quell'itinerario che tanto mi aveva incuriosita sulla cartina e di cui sul web non ero riuscita a trovare nulla! 


Poi ieri pomeriggio, un breve trafiletto in un post sul sito del rifugio Grauzaria accende di brutto la nostra curiosità! E la scelta è fatta! Si va a vedere! Tanto con il meteo che danno c'è poco di meglio da fare!


E così eccoci qua, io e l'entusiasta Silvia, a risalire, tornante dopo tornante, la bellissima mulattiera di guerra ben conservata, di cui si parlava nell'articolo. Il cielo non sa cosa fare, se impallinarci o lasciarci in pace: decide per la seconda opzione, forse a premio della nostra caparbietà! Piene di energia e sorridenti, calpestiamo il fondo erboso, osservando la cura con cui i muretti a secco furono costruiti. 







Certo qua e là ci son stati dei piccoli cedimenti, ma è davvero un piacere oggi risalire dolcemente questo "capolavoro di ingegneria militare progettato prima della Grande Guerra per servire alle fortificazioni poste a protezione della sella Cereschiatis". E sono queste ultime il vero motivo per cui siamo qui! Quante avventure tutte le volte che siamo andate dentro e fuori per gallerie di guerra con il papà di Silvia o con mio cugino Manuel! Ridendo al ricordo di tante incursioni, raggiungiamo il pianoro che ospita tre grandi entrate a ridosso di una collinetta. 


Una è parzialmente ostruita da un piccolo franamento, ma le altre due ci concedono una regale entrata ad una lunga serie di larghi corridoi e stretti cunicoli, entrambi collegati tra loro e tutti che portano alle grandi finestre delle cannoniere, affacciate sul sottostante vallone del rio Fous. 






La luce che entra dai finestroni ce li fa esplorare in lungo e in largo e solo un buio corridoio necessita di pila. Soddisfatte, usciamo e risaliamo il sentiero che si stacca a lato dell'entrata franata e raggiungiamo gli spettrali resti degli stavoli Cuete Mozze. 


Alcuni edifici sono ancora pericolanti e in piedi, altri sono letteralmente crollati. Chiazze di neve e la nebbiolina che aleggia qui rendono ancora più silenzioso questo posto che al suo interno nasconde i segni e i ricordi di una vita passata. 


Ci si prova ad immedesimare nelle persone di questi sperduti luoghi, affaccendate nelle incombenze giornaliere: in una vecchia stalla ci sono delle gerle, alcuni rastrelli senza manico, il fieno in un angolo. E poi quella microscopica stanzetta, con tavolo, panca e un piccolo caminetto con su sopra ancora il paiolo e il mestolo al suo interno. Come se il tempo si fosse fermato li, in un attimo. Fascino e malinconia, alla vista di quel fregio sul muro e quella scritta: chissà chi l'avrà fatta?







Ci aggiriamo un po' tra i muri crollati e pericolanti, poi esploriamo i dintorni, alla ricerca di altre "farcadicis" come le chiama il cugino Manuel. E quella dove s'intrufola Silvia assomiglia proprio ad una enorme galleria di talpa! 


Per fortuna piccola e agile com'è ci si infila senza problemi e ne esce poco dopo sorridente della sua esplorazione: declino l'invito ad andare a vedere la piccola feritoia e dopo aver esplorato ancora un po' scendiamo lungo la strada di guerra e torniamo alle cannoniere, dove, sedute fuori da un finestrone, pranziamo ammirando ciò che i nuvoloni oggi ci lasciano intravedere dei monti che ci circondano.






E poi giù, di nuovo a Saps, deviando poco prima di raggiungerne le case, passando accanto ad un acquedotto, seguendo una labile traccia che costeggia alta sopra il rio del Fous. 
"Alla ricerca della miniera perduta", come dice Silvia mentre fa strada, lungo quella traccia che leggermente si allarga e diventa ben evidente dopo un franamento. Perchè qui ci sono delle vecchie miniere, lo dice anche la cartina: ma dove? Desistiamo dopo un paio di divertenti "ravanate" (con Silvia è un classico!) e dopo averle individuate sull'altro lato del ruscello, sotto le pareti del Gran Cuel!
Torneremo! Intanto andiamo a Moggio... c'è da "saccheggiare" una pasticceria!!!
Le esplorazioni mettono appetito!!! 
E finalmente sul web ci sarà qualche notizia in più su questo luogo "dimenticato" che, come dice l'autore del post che ho letto, andrebbe proprio valorizzato!

3 commenti:

Flavio Molinaro ha detto...

Mistero e memoria esplorate esplorate, brave.
un saluto ;-)

Luca De Ronch ha detto...

curioso .......

Nadia l'Alpingirl ha detto...

Qua tocca darsi da fare a trovare destinazioni anche con il brutto tempo o manca la ricarica settimanale!!! E vi dirò che,nonostante il meteo così così,ci siamo proprio divertite!Poi è bello scoprire questi angoli nascosti e poco noti.
Saluti ad entrambi