Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

sabato 4 luglio 2015

Goldeck

Scendendo dalla Millstatter Alpe Gabriele sentenziava di avere salito abbastanza cime, ma in vista della grande croce che ci salutava dall'alto, cambia rapidamente idea e decide che alte due da aggiungere al suo curriculum alpino possono starci.
Il Goldeck è il comprensorio sciistico che domina da sud la cittadina di Spittal, e vi si accede con una funivia o, in auto, lungo la Goldeck Panoramastrasse, come abbiamo fatto noi.
La strada si snoda lungo fitti boschi fino a sbucare sui pascoli in quota, dove prende senso il nome di strada panoramica. Lasciata l'auto nel grande parcheggio, torniamo indietro lungo il nastro d'asfalto grigio fino ad incontrare il sentiero che sale alla cima del Martennock.


Dalla strada è impossibile non vedere la grande croce di vetta e. imboccato il sentiero, iniziamo a salire in mezzo ai pascoli, tra le fioriture. il sentiero sale senza strappi. Il panorama si apre mano a mano che saliamo, e lo sguardo si stende dalle Karavanche alle Dolomiti di Lienz

Sotto di noi si stende la valle della Drava, che scorre silenziosa a fondovalle, l'aria fresca punzecchia in maniera strana in questo inizio d'estate. Davanti a noi la mole della Millstatter Alpe domina il Millstatter see.

 Continuiamo il nostro cammino lungo la dorsale che collega il Martennocl al Goldeck, La cima davanti a noi è affollata: la funivia sforna gitanti ogni 20 minuti, ma siamo fortunati e Gabriele e Nadia possono "conquistare" la cima in solitudine.







Lasciamo la cima alla folla e iniziamo a seguire il sentiero che porta alla Gusenalm. Pochi passi e il silenzio si riappropria dei nostri passi. Una breve pausa per calmare la fame, non solo di cime, di un piccolo viandante delle terre alte, ci fa rilassare su due comode e legnose sedie..

Il sentiero avanza tra cielo e terra, il verde si fonde con il blu, e poco ci vuole per prendere il volo verso l'infinito.


Il sentiero cavalca larghi prati fioriti e ci porta verso la Gusenalm. In lontananza ci appare la dorsale dello Staff, che mano a mano che ci avviciniamo rivela la sua poderosa massa calcarea, percorsa anche da alcuni itinerari alpinistici. Le sue forme dolci invitano ad una conoscenza più approfondita in tempi futuri.


Raggiungiamo la Gusenalm, ma l'accoglienza non è delle migliori, invisibili alla ragazza che passa tra i tavoli, decidiamo di proseguire oltre e dopo qualche tornante polveroso raggiungiamo la Kapeller Alm. Anche questa fa rimpiangere i rifugi della Millstatter alpe. Una gestrice tabagista che pare non amare l'acqua e disinteressarsi agli ospiti ci accoglie (si fa per dire). Dopo un pò entro nell'antro fumoso della megera e, in apnea, ordino un paio di birre. Bofonchiando qualcosa mi invita ad andare al tavolo e esce a recuperare la dorata bevanda nella fontana: "glass?" Eh, magari si, grazie! 


Con il ricordo dei sorrisi del giorno prima, ci incamminiamo per l'ultima fatica fino al parcheggio. L'aria va rinfrescandosi nel tardo pomeriggio, Gabriele recupera velocemente la stanchezza e dichiara chiusa la caccia alle cime per questa giornata.

1 commento:

Luca De Ronch ha detto...

Bravo Gabriele, aumenta la lista delle cime ....... una più bella dell'altra !