Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

sabato 11 luglio 2015

Semide dai Agnei

A volte il cassetto dei sogni si apre all'improvviso e ti costringe a rincorrere con forza un sogno che vuole scappare verso la realtà. A volte il fluire del sogno è cosi impetuoso che neppure il caldo, che dal Flegetonte sale dalla parte più oscura dell'Ade, riesce a fermarlo.
Molti anni fa acquistai il libro edito da Lint sui sentieri montani del Friuli. Sfogliandone le pagine  mi imbattei in una piccola nota che parlava del "leggendario percorso della Semide dei Agnei". Un percorso che sfruttando un sistema di cenge permetteva agli abitanti della Val Dogna di raggiungere i pascoli sugli assolati pendii meridionali del monta Cimone e della Forca della Puartate.
Un percorso perso nell'oblio della memoria e percorso da pochissime persone. Un sogno selvaggio.
Mauro è tra le persone giuste per questa avventura e senza batter ciglio è della partita.

Di buon ora siamo a Patoc, ma il caldo umido ha già conquistato parte della vallata. Saliamo con passo svelto lungo il sentiero, entrando nel bosco che, dopo aver conosciuto il dolore del fuoco, torna pian piano al verde della vita.
Due anelli di ferro ancorati alla roccia lungo il sentiero ci ricordano le fatiche di cent'anni addietro per issare i cannoni più pesanti alla galleria del Chinop. Superiamo il bivio con la Via Alta, nei pressi dei ruderi dello stavolo Chinop e proseguiamo verso la Forca Galandin. Sotto le fasce rocciose del Monte Jovet continuiamo senza grossa fatica fino alla spettacolare gola del rio Fontanis, in un rincorrersi continuo di nuova vita e morte.







Passiamo vicino ai ruderi del vecchio ricovero di boscaioli e raggiungiamo le acque fresche del rio Livinal. Ora ha inizio la nostra avventura: iniziamo a risalire il greto, saltando tra pietre e acqua e facendoci largo tra la vegetazione. Rari e sbiaditi segnavia ci compaiono davanti durante la salita. Il greto si fa asciutto e il caldo si fa dittatore.
Improvvisamente si apre davanti a noi il dimenticato alpeggio di Cadramazzo, racchiuso tra le pareti dello Jof di Miezdi e dello Jovet Blanc.



Guadagnamo la Forca di Dogna avanzando a fatica in un intreccio senza fine di mughi, ma senza giovamento: da li non si passa. Scendiamo nuovamente verso i prati sottostanti e scorgiamo quelli che sembrano i resti di un ometto. Una traccia inerbita ci porta sotto le pareti dello Jof di Miezdi, dove rami tagliati in tempo che non conosciamo, ci indicano la chiave per il percorso che cerchiamo.




Proseguiamo per una cengia esile e superiamo un breve camino tra i mughi pervenendo ad una traccia più evidente che ci porta a un caratteristico clapusc. Ora siamo sicuri di essere sulla Semide: i clapusc erano dei ricoveri naturali usati dai pastori e dall greggi, anfratti capaci di dare riparo dalla pioggia o dal freddo della notte.
Proseguiamo con facilità e raggiungiamo lo spigolo nord ovest dello Jof di Miezdi: sotto di noi si apre la Val Dogna, dominata dalla mole possente del Montasio che ci chiude l'orizzonte.
Le pareti sono selvagge e ripide e cerchiamo di leggere il percorso nelle pieghe della parete, avanzando cauti tra mughi sospesi nel vuoto e pietre instabili.





Il passaggio si rivela a fatica, mano a mano che avanziamo, un primo franamento ci sbarra la via e lo superiamo senza grosse difficoltà. Proseguiamo ancora e  ne superiamo un secondo usando un robusto mugo come corda doppia. La cengia raggiunta prosegue comoda e ben definita ma dietro uno spigoletto ecco un altro franamento, probabilmente dovuto agli incendi del 2013, a sbarrare ancora la strada.
Superare questi passaggi ci ha portato via diverso tempo e, vista l'ora che si è fatta, preferiamo ritornare sui nostri passi.







Per oggi l'avventura termina qui e il cassetto da cui era fuggito torna a custodire il sogno, in attesa di un giorno meno caldo. Ora ho la chiave per liberarlo e con questo pensiero ripercorro a ritroso i miei passi. Felice.
Rientriamo a Patoc, mentre dall'alto la Forca della Puartate ci attende.

4 commenti:

vincenzo ha detto...

Complimenti! Attendo il secondo, futuro, resoconto definito che credo di certo non mancherà. Vincenzo

Luca De Ronch ha detto...

L'incendio ha reso tutto più difficile....... ma ormai la strada è tracciata, roba per tipi esigenti :-)

Luca l'Alpinauta ha detto...

L'incendio ci ha messo del suo ma vuoi che ci distolga? adesso la via l'abbiamo vista Luca e la Puartate è la che ci aspetta, Vincenzo ritenteremo con il fresco!

maurizio antoniutti ha detto...

mi prpongo come guida mandi maurizio