Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

sabato 29 luglio 2017

Monte Paterno, Spigolo Bolte

Erano diversi anni che non salivo al cospetto delle Tre Cime. Spesso il vederle da lontano mi riaccendeva il desiderio di sfiorarne le rocce, di innalzarmi lungo le rughe che le solcano. Di salutare il mondo dalle loro cime. Verrà il momento in cui il desiderio si concretizza in azione, per tornare a sentire il profumo di quelle pietre, e il silenzio che ne avvolge le pareti.
Nel frattempo torno al loro cospetto, per ammirarle da un punto di vista insolito e poco frequentato, lontano dal vociare estasiato dei turisti, lontano da tutto.








Arrivati a forcella Lavaredo lo spigolo nord ovest del Paterno si staglia contro il cielo. La linea salita nel lontano 1930 da Bolte e Wolf si impenna dai ghiaioni. 
All'attacco della via le voci dei turisti sono solo un ricordo lontano.
L'ombra fredda della montagna ci avvolge in una luce blu che riflette il cielo terso sopra di noi. Le mani stringono la roccia fredda e nuda, cercando la via verso il sole, verso la cima, verso la pace lontano dalle cose.





Il sole inizia a scaldare la parete, e il tepore sulla pelle ci regala il piacere di un abbraccio silenzioso. La via sale logica lungo lo spigolo, spesso aereo, Sotto di noi un lontano e colorato brulicare di escursionisti: prende vita un lungo serpente sui sentieri battuti, che avvolge con le sue spire i rifugi in quota, il chiasso dei gitanti neppure ci sfiora.






Saliamo lo spigolo pronunciato fino ad uscire su una vasta banconata detritica, sotto una bella e verticale parete che ci introduce alla cresta finale. Il sole finalmente ci riscalda in questo pomeriggio di metà luglio. La luce ci avvolge completamento, e ci toglie dal senso di isolamento che si sentiva nell'aria.
Un senso di pace e di tranquillità mi accompagna lungo la cresta, fino alla grande croce di vetta. Non sento nulla, se non il piacere di salire.












La cima è quasi deserta e riusciamo a godercela assieme al fantastico mondo che ci circonda in silenzio, giusto il lieve fruscio del vento a fare da colonna sonora.
Scendiamo velocemente il sentiero fino alla forcella del Camoscio, e da questa, lungo il franoso canalino scendiamo in direzione della forcella Passaporto, e poi lungo la cengia artificiale risalente alla Grande Guerra. raggiungiamo in breve forcella Lavaredo.












2 commenti:

Anonimo ha detto...

Indubbiamente una bella giornata! Rivedere le foto mi ha fatto dimenticare anche il "lungo" viaggio di ritorno! Bravi!

Nadia l'Alpingirl ha detto...

Un lungo rientro...per una giornata super!
Ciao Laura ;-)