Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

venerdì 22 giugno 2018

Zottach kopf

Un placido mare verde, ampio e ondeggiante, che si infrange contro un' isola grigia.
Essa si erge con la sua lunga dorsale rocciosa, ormai conosciuta nelle sue molteplici varianti.
Poco discosta, appena accennata, quasi timida accanto a lei, c'è una piccola cima. Sembra un tutt'uno con la sua sorella maggiore, ma non lo è! Una croce è stata posta lassù sulla sua vetta, visibile ogni volta che, scesi dalla Creta di Aip, le passavamo accanto, volgendole solo un curioso sguardo. E una promessa... prima o poi, anche tu.




Così mercoledì, io e Luca ci troviamo a percorrere il Sentiero del Formaggio, diretti alla sella di Val Dolce. Fiori multicolori tappezzano i prati ondulati che ci dividono da quell'isola grigia che oggi sarà il nostro porto. E' un po' che non le facciamo visita, ma la nostra attenzione oggi sarà rivolta al Zottach kopf, la "famosa" cimetta accanto, piccola e trascurata, così messa in ombra dalla sorella maggiore! 







La sella di Val Dolce ci regala visuali sui pascoli della Rattendorfer alm, da dove ci giungono voci e tintinnare di mucche al pascolo. Sul filo del confine, c'incamminiamo percorrendo un tratto della Traversata Carnica, puntando a quell'isola grigia che ci fa da guida, fino ad arrivare dove il verde s'infrange contro le sue rocce.




La croce di vetta è lassù, oltre quei ghiaioni che risalgono il valloncello che la separa dall'ingombrante sorella. Li risaliamo lentamente, senza fatica, tra massi e enormi pilastri, costeggiandone il fianco orientale e arrivando ad una selletta, alla base del salto finale. 






Qui, attraverso un piccolo antro tra le rocce, giungono da nord due sentieri che, raccordatisi alla nostra "via normale", portano alla vicina vetta. 






Le nuvole sopra di noi ci riparano dalla calura estiva e donano un misterioso fascino a questa cima. Il panorama si apre alla nostra vista e il fatto di essere soli quassù, ci regala il tempo di gustarcelo in tutta calma e tranquillità. 





Il tempo si dilata, l'ora di rientrare si avvicina: scendiamo e, visitati quelli che furono luoghi di fatiche e guerra, ripercorriamo i passi dell'andata, facendo una piccola visita alla Grotta di Attila, chiamata così perchè il suo ingresso ricorda l'elsa di una grande spada.











Luce filtra da finestre nella roccia, creando al suo interno giochi d'ombre tra le pareti scavate. La percorriamo per pochi metri, fin dove la possibilità di stare eretti ci è concessa, poi torniamo indietro, la nostra curiosità appagata. 




Il Cason di Lanza ci accoglie illuminato dal caldo sorriso della gestrice che, con birra e deliziosi cjarsons, ci farà chiudere in bellezza questa splendida giornata di metà giugno.






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