Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

domenica 26 agosto 2018

Tiarfin est

Voglia di camminare, voglia di ambienti fuori dalle masse, voglia di silenzi e spazi sconosciuti.
Sfoglio la lista di mete da "fare con Luca" ma l'idea arriva dalle amiche "donnavventura", fresche di salita alla cima est del Tiarfin. 
In zona Casera Razzo ho salito solo il Clapsavon, Luca qualcosa in più, ma il Tiarfin è una meta che manca ad entrambi. Così domenica mattina raggiungiamo Casera Razzo dalle cui stalle giunge a pieno volume "Gnot d'Amor" di Sdrindule e parcheggiamo, incamminandoci poi lungo la strada per intercettare il sentiero 208 che parte poco oltre e s'innalza lungo i prati, immergendosi poi in un bosco umido da recenti piogge. 


Il ricco fogliame del sottobosco ci inzuppa scarponi e pantaloni ed è solo una volta raggiunta la forcella del Col Marende che i caldi raggi del sole potranno asciugarceli. 



Si, perchè da qui in poi il verde lascia il posto al grigio delle rocce, ai bellissimi traversi sui ghiaioni e alle risalite sui faticosi canali friabili. Raggiungiamo così la forcella che si affaccia sulla Busa di Tiarfin, meravigliosa anticamera che ci divide dalla nostra meta. 











Abbandonando il sentiero 224 che porta alla forca Rossa, seguiamo gli ometti e la traccia che, passando sulle pendici ghiaiose del Tiarfin, ci porta a risalire verso una verde forcella punteggiata da centinaia di fiori. 







Seguendo dei provvidenziali ometti, saliamo un ripido tratto tra verdi e roccette giungendo infine su terreno più facile, da dove scorgiamo poco distante l'ometto di vetta della cima est del Tiarfin. Ancora un po' di metri su terreno molto friabile e siamo sulla stretta cima a godere di un bellissimo panorama. 












E sono solo le 10:40!!! Facciamo una veloce merenda guardandoci in giro per decidere come continuare la nostra giornata. Poco distante, le creste affilate del Crodon dei Puntioi attirano la nostra attenzione: la relazione scaricata il giorno prima indica più o meno come raggiungerlo e rimettendoci in cammino torniamo alla forcella precedente e scendiamo fuori via lungo un ripido ghiaione, intercettando una traccia che orizzontalmente ci porta a una forcella tra il Tiarfin e la cresta iniziale del Crodon dei Puntioi. 








Davanti a noi, sbucati dall'altro versante, tre ragazzi iniziano a percorrerne le creste affilate, a volte con percorsi "alternativi" sui ripidi versanti, a destra e a sinistra, tanto da farmi passare la voglia poco dopo, lungo un primo ripidissimo traverso su verdi. Intimato al mio compagno d'avventure il dietrofront (poca voglia di rotolare oggi!), decidiamo per un lungo traverso fuori via (ovviamente!!!) sui ripidi ghiaioni che, scendendo dalla cima del Tiarfin, ci ricollegheranno più avanti al sentiero 224 che dalla forca Rossa porta alla Forcella della Croce di Tragonia. 







Raggiunto finalmente il sentiero, per la felicità delle nostre caviglie, il tratto successivo è una bucolica valle verde, dove la traccia passa tra conche e dossi erbosi: ci fermiamo su uno di questi per una rilassante pausa pranzo, osservando la corsa di un camoscio che sparisce poco oltre, in una macchia di alberi e cespugli. 






La cartina Tabacco ci mostra il successivo percorso verso la forcella della Croce di Tragonia e il Colle di San Giacomo, che decidiamo di salire, visti i pochi metri di dislivello che ci separano dalla sua cima. Raccogliendo mirtilli lungo la sua dorsale, seguiamo il sentierino che s'inerpica verso l'alto e poco dopo siamo al cospetto della sua croce di vetta e di un altro bellissimo panorama: il "piccoletto" qui non se la cava per niente male in quanto a vista!!! E chi lo avrebbe mai detto? Pure Luca si deve ricredere, scettico all'inizio a questa ennesima "risalita". Circondato da cime vip, il Colle di San Giacomo è un ottimo belvedere!










Riscendiamo alla forcella e poi lungamente fino alla sterrata che serve le malghe, passando accanto a casera Mediana e raggiungendo infine di nuovo Casera Razzo, affollata e rumorosa per la "Festa delle Casere". Togliamo gli scarponi con enorme piacere dei nostri piedi e, lasciata la Sella di Razzo,  raggiungiamo Sauris per una tranquilla merenda di affettati e birra! Dopotutto ce li siamo meritati!!! 

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