Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

sabato 16 febbraio 2019

Da Moline a Oltrerugo... su e giù per sentieri selvaggi!

Presa da una smania esplorativa, mercoledì coinvolgo l'amica Diana per un giro vicino a Pinzano al Tagliamento. L'idea è di percorrere una parte dell'Anello di Pinzano, ma abbandonarlo per seguire una traccia nera riportata sulla cartina Tabacco che, dalla borgata Moline scende al rio Gerchia e risale a Oltrerugo, per poi ritornare al punto di partenza scendendo lungo una delle coste boscose che partono da quest'ultimo.



Evitando la prima parte dell'Anello di Pinzano, imbocchiamo una laterale di via XX Settembre e parcheggiata l'auto, scendiamo lungo una stradina cementata interdetta al traffico che ci porta ad attraversare con un ponticello il Rio Dietro Colat.


Seguendo i segnavia Cai che giungono dal castello di Pinzano, attraversiamo su dei provvidenziali sassi le acque del Rio Gerchia.
Se fino ad ora eravamo all'ombra e al gelo, da qui in poi i caldi raggi del sole ci accompagneranno per tutto il percorso. Tralasciato un bivio a sinistra, da cui dovremmo giungere al nostro ritorno, giungiamo così alla bellissima cascata Sflunc, a cui riserviamo un bel servizio fotografico.






Ce la godiamo per un po', prima di continuare dall'altro lato del ruscello, risalendo una gradinata che ci porta ad aggirare la parete e ad attraversare un fotogenico foro nella roccia!




Il sentiero continua dall'altro lato, costeggiando lo scorrere del Rio Gerchia per poi attraversarlo di nuovo e risalire verso le diroccate case di Samontan, avvolte dall'edera.






Il sentiero prosegue nel bosco, tranquillo e rilassante, facendoci godere il vivace cinguettare sopra di noi. Giunte alle case di Moline prima del previsto, decidiamo per una deviazione fino al monte Molimes, la cui cima però, dopo aver percorso un'iniziale buona traccia, risulta invasa da un groviglio di arbusti e rovi.







Facciamo dietrofront e, dopo aver esplorato velocemente anche l'opposta dorsale, andiamo alla ricerca del fatidico sentiero di collegamento con Oltrerugo. Scopriamo però che di esso non rimane che una labile traccia che si perde in un groviglio di pungitopo oltre la recinzione di un meleto. Abbandonata l'idea della "traversata" Molimes-Oltrerugo, decidiamo di ridiscendere per la via di salita, raggiungendo il bivio intravisto poco prima della cascata Sflunc. Questo ci da l'occasione per ripassare il foro roccioso e scoprire al suo interno, dei simpatici folletti nascosti negli anfratti, che all'andata non avevamo visto.





Raggiunto il bivio, iniziamo la nostra nuova risalita, seguendo prima il Troi dal Cuel e poi il Troi dal Bearzat che ci portano alle ultime case di Oltrerugo.






Pranziamo su un bel tavolo con panche presso un'ancona e dopo aver consultato la cartina presso il vicino tabellone, seguiamo per un breve tratto la strada asfaltata, per abbandonarla poco dopo per seguire le indicazioni per la Cuesta Marquart.


Oltrepassata una casa, proseguiamo lungo il sentiero nel prato, "tuffandoci" poi in quello che definirei un vero percorso natura! Qui infatti tutto è lasciato in mano alla natura stessa, che avvolge ogni cosa e che ci porta nel passato, attraverso muretti a secco ricoperti di muschio e case diroccate invase dalla vegetazione.





Il terreno porta i segni di un vivace passaggio di cinghiali, il cui fortuito incontro speriamo vivamente di evitare. Alcuni cartelli ci indicano i vari bivi da prendere, interpretando i tracciati che a volte le foglie nascondono o che alcuni alberi caduti interrompono. In un ambiente in cui sembra di essere lontanissimi da tutto, seguiamo le indicazioni del Troi di Clapat, costeggiamo le acque di uno dei tanti rigagnoli che inzuppano il terreno e proseguiamo con attenzione, passando da un lato all'altro con piccoli guadi, fino ad intercettare una sterrata in salita chiamata Troi di Curistic.






Per fortuna che ho scattato una foto al cartellone che descriveva i sentieri della zona: sulla carta Tabacco infatti non sono riportati e la foto c'è di estremo aiuto! Attraversato un adrenalinico e fatiscente ponticello, perdiamo momentaneamente la "retta via" presso dei tralicci dell'alta tensione ma, ritornando sui nostri passi, seguiamo in ripida discesa le indicazioni di una grossa freccia rossa su un albero che, speriamo, ci porterà di nuovo presso la parte iniziale del nostro giro.






Sbuchiamo così presso il primo guado incontrato al mattino e, tirando un sospiro di sollievo, ritorniamo alla nostra auto.
Esplorazioni concluse... possiamo ritenerci soddisfatte!

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