Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

lunedì 27 ottobre 2008

Maestoso Cimone

Ma buongiorno! Ben alzato!
Saluto così il rosso sole che, pigro, si alza ad oriente mentre raggiungo in auto Gemona.
Oggi sono sola: Luca è occupato nel chiosco di San Simone e Nik gli fa volentieri da assistente.
Pur di non venire in montagna questo e altro!
L'appuntamento con Ilaria e Denis è per le 7.00 all'uscita dell'autostrada. Puntuali all'appuntamento solo Denis con gli amici Luca e Serena. Di Ilaria non c'è traccia! Il mistero è svelato poco dopo: ci aspetta ad Amaro!
La raggiungiamo e poco dopo puntiamo le auto verso Sella Nevea e i bellissimi Piani del Montasio, già di prima mattina affollati! In molti hanno voluto approfittare di questa bellissima e forse ultima, calda giornata di fine ottobre!
La meta odierna è il Cimone, che sornione ci osserva imponente nell'aria limpida mentre ci avviciniamo alle casere Pecol e imbocchiamo il sentiero 621.
Con una lunga traversata in quota sul versante a solatio del monte Zabus, attraversiamo tratti boscosi e rocciosi e canaloni che scoscendono in Val Raccolana. Zigzagando passiamo sotto la caratteristica Grotta delle Pecore, un affioramento roccioso a forma di fungo, caratterizzato da grotticelle, clessidre e nicchie..una vera scultura dall'aspetto però molto friabile che ci fa affrettare il passo.
Ancora un paio di faticosi tornantini e raggiungiamo l'impressionante e tetra Forca di Vandul, a cui Findenegg attribuì l'eloquente appellativo di "porta dell'inferno". E ora capisco il perchè: gli impressionanti paretoni a precipizio del monte Zabus ci lasciano senza respiro, mentre sotto di noi si apre un abisso spaventoso!
I primi stambecchi cominciano ad osservarci dall'alto delle rupi mentre lasciamo dietro di noi la forca e ci avviciniamo all'attacco del tratto attrezzato che ci porterà a scavalcare la ripida e rocciosa parete est del Pizzo di Viene. Qui Denis, Luca e Serena si fermano, non essendo attrezzati per la salita.
Io e Ilaria proseguiamo e, indossati gli imbraghi, attacchiamo la ripida parete uscendo sulla stretta cengia superiore che con una svolta ci porta al cospetto del Cimone.

Rimaniamo incantate dalla sua mole e dal bellissimo ambiente che caratterizza il vasto catino de La Viéne. Qui è stato posto di recente il nuovo bivacco Del Torso, piccolo e di legno.

Passiamo accanto all'uscita della ferrata Norina, una prossima avventura nella mia lunga lista, e osserviamo l'ampio panorama che si estende limpidissimo verso l'Austria e i suoi ghiacciai. Davanti a noi la Val Dogna con il Due Pizzi e lo Jof di Miezegnot in primo piano. Un rapido sguardo alle pareti che precipitano a picco sotto di noi e proseguiamo verso la nostra meta.

Gia da qui possiamo vedere le persone che, davanti a noi, stanno affrontando la medesima salita e cominciamo a capire che non sarà proprio così banale.

Passando sotto superbi esemplari di stambecchi maschi dalle lunghe corna, risaliamo il sentiero che, esposto su ripidi verdi, porta verso un breve canalino roccioso e sporco di fango. Faccio un paio di tentativi per risalirlo ma non mi sento sicura e, dopo un rapido consulto con Ilaria, optiamo per una sana ritirata. Ci vorrebbe ancora un oretta per raggiungere la cima e visto il cambio dell' ora decidiamo di accontentarci e di goderci beatamente i caldi raggi del sole sedute su una rupe a un paio di metri dai dieci bei maschioni cornuti che, continuando a ruminare, posano tranquilli per le nostre foto!

Mangiamo i nostri panini osservando affascinate il modo in cui sicuri si spostano sulle pareti a precipizio e si scornano pigramente.
Tutt'attorno è pace e tranquillità e siamo veramente riluttanti a lasciare questo splendido angolo delle nostre Giulie. Ci tratteniamo il più possibile, ma, ricordandoci dei nostri amici e del lungo ritorno, malinconicamente ci rimettiamo in cammino.

Ripercorriamo a ritroso il tratto attrezzato e con l'Altopiano del Canin davanti a noi scendiamo, sorridendo alla vista di tenerissimi piccoli di stambecco che saltando e piroettando giocano a rincorrersi nell'erba sotto lo sguardo vigile delle loro mamme.

I Piani del Montasio ci riaccolgono brulicanti di felici escursionisti di ritorno dalle loro avventure.
A giudicare dai visi sorridenti e soddisfatti che incontriamo, possiamo proprio dire che la giornata è stata grandiosa per tutti quanti!

10 commenti:

Anonimo ha detto...

ma che bella giornata vi siete trovati! maestoso Cimone

Sofia77

Anonimo ha detto...

brava mula, ta va a torseon anche senza l'alpinauta!
avete beccato una giornata stupenda, io ero tornato a Trieste e non ho resistito a un giretto sul carso e in rosandra


carlo de ts

(ma cos'ha che non funzia la funzione nome?)

Nadia l'Alpingirl ha detto...

ho notato che non vi firmavate,indagheremo sul problema!!
Nadia

annarita ha detto...

bellissimo
ma fuori dalla mia portata, forse salendo dal catibo ce la potrei fare

annarita ha detto...

basta lasciare uno spazio o scrivere qualcosa

Antonella ha detto...

mmmh bello il pranzo con i maschioni!!!
hi hi hi, mi fate morire

Bello anche il bivacchino nuovo, andrò a vederlo

Piero ha detto...

il cimone è bellissimo, anche perchè poco frequentato rispetto alle altre cime vicine, e l'incontro con gli stambecchi è sempre emozionante

sofia77 ha detto...

Ciao bellissima! bello il cimone, pieno di stambecchi. ci sono stat quest'estate, ma il tratto finale era pieno di stambecchi e ho avuto paura (che stupidina). hai visto l'uscita della Norina, mi ha messo i brividi in una giornata da 30 gradi

antonella ha detto...

brava l'alpingirl, mai molà!!! sempre sotto!

Anonimo ha detto...

Ma che brava scrittrice! Bell'articolo .... lo scritto rende a pieno l'idea della bellissima giornata.
Baci baci
Iaia ...
sono imbranata ... non riesco a mettere il nome ...