Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

domenica 16 marzo 2014

Esplorando... Anello del Monte Lupo

Avevamo notato la sua dorsale quella volta dell'uscita al bivacco Molassa.
E dopo l'uscita sulla neve del Cocco di sabato scorso, voglio un giro "fiorito", che sappia di primavera! E' arrivato il momento del monte Lupo e sabato mattina, dopo l'incontro con Diana a Dignano, puntiamo l'auto verso Barcis e la piccola località di Predaia, dove parcheggiamo in uno spiazzo accanto al cartello di partenza.


Mettiamo gli scarponi e partiamo su, per il sentiero che è un vero giardino fiorito, inizialmente di grossi ciuffi di primule gialle, poi di cuscini di eriche rosa, che addolciscono mentalmente la costante ripidità della salita.


Salendo notiamo su un dosso una bella croce di vetta e arrivate ad una forcellina, seguiamo una traccia di sentiero che ci porta ad un panoramicissimo pulpito affacciato sul lago di Barcis. Bandierine tibetane svolazzano sospinte da una lieve brezza che porterà nelle prossime ora la nebbiolina che aleggiava in pianura stamattina! 


Davanti a noi la piana di Piancavallo segna l'inizio della bella catena montuosa innevata che va dal Cimon del Cavallo al Col Nudo dalla quale di tanto in tanto sentiamo il terribile rombo delle valanghe.




Dopo un autoscatto salutiamo questo primo cimotto e volgiamo lo sguardo alla lunga dorsale che ci aspetta. Ripresa la ripida salita, la vista del lago alle nostre spalle è una scusa per riprendere fiato e fermarsi di tanto in tanto, fino al prossimo dosso, questa volta immerso in un bel boschetto tappezzato da un soffice tappeto di foglie. 




Il sentiero finalmente si appiana e con dolci saliscendi su prati erbosi raggiungiamo la cima del monte Lupo, segnalata da una scritta su un tronco d'albero. 



Sotto di noi le campane di Barcis suonano a mezzogiorno e noi ci fermiamo a pranzare qui, non prima di aver ricostruito quello che sembra essere stato un tentativo di croce di vetta: accanto ad un mucchietto di pietre infatti ci sono due rami e presi un po' di fili d'erba, li intrecciamo a mo' di corda e in pochi minuti ecco fatto! Anche se per poco, anche la cima del monte Lupo avrà la sua croce di vetta! 


Il caldo che ci aveva accompagnate durante tutta la salita, lascia il posto ad un venticello fresco che avvolge il panorama di una fastidiosa e poco fotogenica foschia, che ci fa indossare il giubbotto e riprendere la marcia, verso il cimotto di San Daniele del Monte. Iniziata la discesa verso forcella Vallata, percorriamo forse il tratto più interessante del percorso, una bella e facile cresta erbosa che ci deposita nell'intaglio da dove parte il sentiero che utilizzeremo per la discesa. 


Davanti a noi riprende la ripida salita che ci porta alle due cimette del san Daniele del Monte dove un tempo sorgeva il sacello omonimo, testimone nei secoli della fede delle genti della pieve di Cellis, così recita una targa posta su una parete di roccia. 


Arrivate al forcellino che le separa, saliamo prima sul dosso erboso di sinistra che offre una bella visuale sulle sottostanti selvagge vallate, che aggiungo alla mia lista di future esplorazioni. 


Non resta che risalire su quello di destra, che presenta ancora i resti del basamento e delle mura perimetrali dell'antica chiesetta di San Daniele del Monte. Le pareti del Resettum sono proprio davanti a noi e anche da esse scendono copiose le valanghe di neve: fanno davvero impressione i rombi che producono!!!



Mangiamo ancora qualcosa, ma il frescolino che ora ci ha fatto pure indossare i berretti non ci permette di stare a lungo quassù e dopo un autoscatto ritorniamo alla forcella Vallata e iniziamo la discesa verso Roppe. Sulla mia cartina Tabacco (forse vecchia) questo sentiero non era segnato, ma leggendo le varie relazioni so che ci permetterà di chiudere ad anello questo bel giro. 


Ed è davvero un bel sentiero, a volte leggermente esposto sui verdi che calano giù nella sottostante Val Molassa, ma sempre evidente e panoramico! E l'arrivo ai ruderi della casa Picchel è preceduto da un bel corridoio delimitato da un basso muretto di pietre, dove il terreno è stracolmo di bucaneve e primule! 




Ancora un tratto in discesa e raggiunta una presa d'acqua, sbagliamo e scendiamo direttamente alle case di Roppe. Avremmo dovuto continuare ancora un tratto per sentiero inerbito ed evitarci un chilometro scarso in più di asfalto, ma ce ne accorgiamo solo dopo, quando vediamo il cartello Cai accanto ad una cappelletta votiva. Fa nulla e proseguito oltre, risaliamo a Predaia passando accanto a prati disseminati di crocus, primule, erba trinità e fior di stecco! 


Che meraviglia la primavera!!! E' stato proprio un bel giro e l'ora è proprio giusta per festeggiare con una bella coppa di gelato a Montereale Valcellina!
E poi via, verso casa, pensando già a dove ci condurrà la prossima meta!!!


4 commenti:

Siro Alfenore ha detto...

buona sera Nadia.bellissima descrizione dell escursione.il posto è casa mia e ci passo molte giornate durante l anno e con tutte le condizioni atmosferiche ma ogni volta che torno scopro una magia nuova, come quelle che hai visto.ciao.Siro

Nadia l'Alpingirl ha detto...

Ciao Siro, in questa zona non abbiamo fatto molto, ma ogni volta è una gran bella sorpresa!! Torneremo!!! Grazie!!

Flavio Molinaro ha detto...

bene bene, continuano le esplorazioni a tutto vantaggio di chi farà le ripetizioni...

ciao e grazie ;-)

Nadia l'Alpingirl ha detto...

Ciao Flavio...della serie "testati per voi" :D
Metti in lista!