Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

giovedì 8 dicembre 2016

A nord, sulla Mala Mojstrovka

Il passo Vrsic è ancora immerso nella luce blu del primo mattino, mentre il sole splende alto oltre la cima del Prisojnik, illuminando la nostra meta. Ci prepariamo in silenzio, controllando rapidamente il materiale e lasciando quello di troppo in auto.


Il freddo pungente ci sprona a metterci in cammino verso il sole che illumina le pareti della Mojstrovka. Il sentiero scricchiola sotto i nostri passi che salgono con calma verso la Vratica, 
Il sole ci abbraccia frettolosamente, prima di immergerci nelle ombre a nord e continuare il cammino ai bordi del vallone dello Sleme, verso l'attacco dell'Hanzova Pot.




La neve cede leggermente al nostro passaggio e in breve siamo all'attacco della ferrata. Il primo tratto è pulito e saliamo velocemente. Oltre la placca la via inizia a essere ingombra di neve, passiamo con attenzione il primo traverso e alla base del canale calziamo i ramponi per procedere più rapidi e sicuri.




"Lassù, tra roccia e neve, sarà strano, ma mi sento a casa" , cerco nei cassetti della memoria chi scrisse quelle parole, inutilmente. Alla fine non è importante, queste parole le sento mie, e ,guardando lo sguardo compiaciuto di Stefano, mi compiaccio di vedere gli amici contagiati da questa sottile pazzia.

 

Un'ultima rampa ghiacciata ci porta allo spallone tra la Sitna Glava e la Mala Mojstrovka. Assieme a Stefano aspetto che ci raggiungano Max e Roberto, per proseguire assieme. Mentre aspettiamo studiamo il percorso dell' Hanzova che prosegue verso il costone nord, ma una linea un pò più a est ci incuriosisce, e alla domanda di Stefano "E quel canale la?" non trovo di meglio che rispondere "Andiamo a vedere".





Per raggiungere la base del canalone attraversiamo il pendio con cautela. La crosta è gelata e mille luccichii ci indicano la via verso la cima, brillanti come il nostro sorriso nel pregustare questo ultimo tratto di salita.


Una divertente strozzatura di misto ci porta alla parte superiore del canale, un piccolo anfiteatro che si fonde con la cresta nevosa che sale in cima.





Siamo in cima, nel cuore delle Giulie, a godere di un panorama meraviglioso su queste vette possenti e selvagge. Lo sguardo si perde lungo pareti lontane, scrutando linee che solo l'abbraccio della stagione fredda rivela agli occhi bramosi di chi vuole salire sentieri effimeri, dove le emozioni si fondono assieme per regalare esperienze forti, che restano nel cuore e negli occhi di chi le vive.





Con un velo di tristezza, come sempre quando si lascia casa, iniziamo la discesa lungo la cresta Grebenec, fino al poderoso intaglio della Vratca.
Scendiamo i ghiaioni gelati con qualche virtuosismo acrobatico fino a raggiungere nuovamente il passo, sotto lo sguardo dolce della Ragazza di Pietra.




2 commenti:

Stefano Figliolia ha detto...

Bravo Luca, ma oltre che alpinista sei anche un poeta e sognatore ehh.

Enrico Franconi ha detto...

bella avventura, complimenti! E gran bei posti. Purtroppo non li conosco..