Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

domenica 27 luglio 2008

Arrampicando nella leggenda

Per anni e con svariati tentativi, Kugy e le sue guide studiarono quasi maniacalmente la parete nord del Montasio per trovare una via diretta alla cima, in alternativa alla via dei cacciatori italiani, scoperta in discesa, inseguendo un camoscio, dai cacciatori della Raccolana Pesamosca e Piussi.
La volontà di Kugy di cercare nuovi itinerari, logici, ma difficili per quegli anni lo portò a pensare ad un itinerario che superasse il ghiacciaio, risalisse lo sperone centrale e portasse in cima attraverso le cenge sommitali.
La messa in pratica di queste teorie costrinse Herr Doctor e le sue guide a dare il meglio di se in parete.
Nel primo pomeriggio del 24 agosto 1902 Kugy, Oitzinger, Bolaffio e Komac uscivano sulla cresta del Montasio.
Era nata la diretta Nord.

"Andrea lino a fa la Kugy a la nord dal Montas?"
"Sino sigurs? a metin temporai par sabide dopomisdi"
"D'estat a metin simpri temporai dopomisdi!!!"

Alle quattro e mezzo del mattino la Freccia Nera raggiunge l'impero di Goricizza, carichiamo velocemente le mie cose e partiamo alla volta di Sella Somdogna. Per strada non c'è quasi nessuno e arriviamo in fondo alla Val Dogna alle sei. Inforchiamo gli zaini e ci incamminiamo verso il Rifugio Grego, proseguendo veloci verso il bivacco Stuparich. Erano diversi anni che non facevo questo sentiero e non mi ricordavo della repentina discesa del sentiero poco dopo il rifugio. Poca cosa, ma il pensiero andava già al ritorno, e non mi stava poi tanto simpatico risalire quel tratto.
Arriviamo al bivacco in un'oretta, e man mano che ci avviciniamo lo sguardo scruta la parete che si para davanti a noi, maestosa nella sua grandezza.
Imbocchiamo il sentiero che porta alla Via Amalia, e una volta giunti nei pressi della morena, lasciamo la traccia battuta e ci avventuriamo per le ghiaie fini che ci portano al ghiacciaio del Montasio.

Giunti sulle prime nevi ci prepariamo. Indossiamo gli imbraghi e organizziamo i materiali: moschettoni, cordini.,un paio di chiodi e qualche nut: non si sa mai.
Calzati i ramponi e impugnata la picozza iniziamo a risalire il relitto glaciale, che con una discreta pendenza, ci porta alla crepacciata terminale e all'attacco della via.
Calo il Signor Loi (anche oggi in veste cardinalizia) alla base della crepaccia e mi appresto a fargli sicura sul primo tiro di corda: sale di una cinquantina di metri fa sosta utilizzando le attrezzature presenti in parete. Mi cala dal bordo del crepaccio fino all'attacco della parete e, una volta tolti i ramponi, inizio a salire e in breve lo raggiungo. Proseguo per un altro tiro di corda e una volta recuperatolo siamo fuori dalla parte più difficoltosa della via, ci sleghiamo, riponiamo la corda e continuiamo a salire.

Le difficoltà sono contenute e l'arrampicata divertente, l'esposizione massima e continua, in un ambiente maestoso che a tratti toglie il fiato. A metà salita ci si para davanti la misteriosa parete rossa della Torre Nord, che ammiriamo sotto gli occhi curiosi di una famiglia di stambecchi. Ma come diavolo sono arrivati li? Mistero!!
Superiamo alcuni passaggi delicati su cengette esili e arriviamo al famoso Passaggio Oitzinger, un tempo il passaggio più difficile della via, ora deturpato da ciò che resta delle attrezzature, più fastidiose che utili.
Ormai la cima si fà più vicina e in breve sbuchiamo, tra roccie rotte, in cresta nei pressi del Ricovero Garrone.
Mi avvio felice verso la cima, dopo aver ricevuto i complimenti di una coppia di austriaci che aveva seguito l'ultima parte della nostra arrampicata, mi giro un attimo per far parola con il Loi, e lo vedo seduto all'uscita. Rassicurato delle sue condizioni proseguo in cima, dove mi libero dallo zaino e guardo le cime circostanti soddisfatto.
Andrea mi raggiunge, stanco ma soddisfatto della salita. Iniziamo a studiare la discesa e a guardare il cielo: nuvole nere si rincorrono sopra di noi, il Fuart e il Canin ne sono avvolti. Per una attimo ci balena l'idea di scendere ai Piani e chiamare Nadia a recuperarci, ma è un attimo. Proseguiamo come da programma. Una coppia di sloveni ci ragguaglia sulle condizioni della neve sull' Amalia e insieme a loro e a qualche stambecco iniziamo la discesa lungo il Findenegg, in direzione del Suringar. In discesa il canalone non è certo piacevole, ricoperto com'è di detriti. A ogni passo se ne smuove qualcuno, che a sua volta ne smuove altri e così via.

Raggiungiamo il bivacco sotto una leggera pioggerellina, che per fortuna smette in breve, e proseguiamo veloci verso la via attrezzata Amalia. Passiamo un paio di nevai aiutandoci con la piccozza e iniziamo a scendere lungo le prime attrezzature. Passiamo la parte centrale della via velocemente, lo Stuparich è a un tiro di schioppo, ma non si avvicina mai. Arriviamo alla Torre Stabile e iniziamo, finalmente l'ultimo tratto attrezzato prima della morena, sembra non finire più. Finalmente raggiungiamo il sentiero e ci liberiamo dell'imbragatura.

Scendiamo verso lo Stuparich e ci fermiamo ad ammirare la Nord: pare impossibile essere passati sul quelle rocce. Ma è un pensiero comune, ogni qualvolta si guardi una parete.

Rilassati scendiamo lungo il sentiero che ci riporta al Grego.

Scendiamo..

Nella contentezza della cima ci eravamo dimenticati che ci aspettava la salita.

Beffarda la montagna cerca di toglierci il sorriso, ma neanche l'ultimo strappo prima della Sella di Somdogna riesce nell'intento.

Arriviamo alla macchina e finalmente ci rilassiamo. Guardo verso la cima, dietro lo Jof di Sompdogna e sorrido felice.

Volgo lo sguardo verso il fondovalle e mi par di scorgere un signore con loden e alpenstock che ricambiando il sorriso, alza la pipa in segno di saluto.

No, non è un miraggio, è solo un desiderio. Il miglior coronamento di questa lunga giornata.

11 commenti:

Luca ha detto...

Bravi ragazzi, complimenti, nell'anno di Kugy la vs. impresa acquista ancor più valore e significato. Non c'è che dire.

Mandi
Luca "montagne sottosopra"

Carlo de ts ha detto...

cayo! hai visto che i triestini fan sempre belle cose! eh! eh! e voi furlani sempre dietro!!!
scherzi a parte bella gita la vostra, e sfacchinata non da poco, io avrei messo una macchina ai piani. ma si sa com'è il chiarcos...
ben, ora mi toccherà smettere di rimandare e andare a farla anch'io

L'Alpinauta ha detto...

si i triestini fan belle robe...
ma qualcuno di loro per non far vedere che "se piantà" e scappato in piemonte...
ahi ahi ahi
i triestini boni se scappai!
li gavemo anche cercai
mo no li vem più trovai!

Grazie a Luca per i complimenti, ma la nostra non è un impresa, è una gita come tante altre.
mandi e buona montagna

marco ha detto...

Complimenti ragazzi, veramente un giro maestoso. Bravi

Ciao
Marco suimonti

sofia77 ha detto...

bellissimo. ma su quella cengetta eravate slegati???
e nadia che ha fatto di bello?

Marco strazzer ha detto...

bella vero? l'ho fatta l'anno scorso con un cliente e adesso ad agosto ci ritorno.
Ciao

andrea loi ha detto...

Come al solito il buon alpinauta riesce a dare un'atmosfera quasi "magica" nei suoi racconti!
E comunque una grande avventura che avevo nei miei progetti da parecchi anni, veramente suggestivo!
Mandi a ducju

Marietto ha detto...

Bravi...mi associo al commento di Andrea!!!

iaia ha detto...

Ai vul fisic!!!! Mitici! ... mangie mangie basmati Luca, o viot che ti fas ben. Ciao

roberta ha detto...

impressionante la parete con la cengia. espostissima e bellissima. da quel che ho capito, e anche da quel che ho letto sullo scarpone, Kugy è un riferimento molto importante per voi friulani.
andrò a cercare i suoi libri
Ciao

Antonietta ha detto...

che sgroppata ragazzi, mi fate venire il pel dret solo a pensarci