Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

lunedì 14 luglio 2008

Climbers on the storm

Venerdì scorso le previsioni meteo lasciavano ben poche speranze per il fine settimana, ma ormai i pulmini a noleggio erano prenotati... e poi si sà, finche non arrivi sotto alla cima e non guardi in sù non puoi mai dire... non si sa mai in una botta di fortuna che apre un cielo azzurro sopra la tua testa mentre stai per arrivare in cima... la speranza, in fin dei conti, è sempre l'ultima a morire.

Fatto stà che sabato mattina eravamo in 15 speranzosi Orsi a caricare gli zaini sui due pulmini, destinazione Solda, 1850 m, ai piedi del nostro obbiettivo: i 3905 metri delll'Ortles.

Lasciamo Codroipo e il suo cielo lattiginoso alla volta del Sud Tirolo: Bolzano, Merano, Trafoi... il cielo si fà sempre più grigio e cupo, ma comunque riusciamo a intravedere qualche raggio di sole. Ma è vero o è un miraggio?

Arriviamo a Solda che il cielo è di un grigio che più grigio è difficile da immaginare, e la temperatura è frizzantina, ma noi viaggiatori in canotta e sandali non ci perdiamo certo d'animo! Un tuffo nel bagagliaio ed ecco un caldo pile che viene prontamente indossato.

Ormai è ora di pranzo e andiamo alla ricerca di un posto dove sgranocchiare qualcosa, prima di incamminarci verso i 3000 metri del Rifugio Payer.

Entriamo in un pub pizzeria ricavato da un vecchio fienile, gestito da un "motaro" indigeno, che anni fa ha passato un paio d'anni a lavorare nella Piccola Patria, e la nostra presenza gli fa ricordare quegli anni di gioventù: le donne conosciute e sopratutto le sbronze da antologia patite e godute, tant'è che ci offre l'aperitivo a base di prosecco. Mentre ci idratiamo in compagnia, fuori inizia a diluviare e tra un sorso e un boccone, guardiamo , attraverso le ampie vetrate quello che ci attende.

Pagato il conto ci avviamo verso i furgoni, e ci portiamo alla seggiovia dell'Orso (Orso? Orsi? un buon auspicio??). Ci prepariamo nel piazzale sotto un'insistente pioggerellina e guardiamo speranzosi verso l'alto, dove, a tratti, sbuca dalle nuvole la sagoma del rifugio Payer.

Saliamo veloci i primi 600 metri in seggiovia e arriviamo sotto una pioggia battente alla stazione a monte. Ci riorganizziamo velocemente e ci incamminiamo verso il rifugio.

La pioggia scende sempre più fitta e in poco tempo iniziamo a essere zuppi sotto il temporale. Va ben che alpinismo fa rima con masochismo, ma ora un pò si esagera. Saliamo la morena della Vedretta di Marlet, un ghiacciaio completamente ricoperto di detriti ai piedi della parete Nord, quando tra le nebbie fa capolinea il rifugio Tabaretta. In breve, per veloci serpentine del sentiero, arriviamo al rifugio e proseguiamo oltre, in direzione della Forcella dell'Orso (!!!) quando sentiamo delle voci che chiamano. Il grosso del gruppo si è fermato al rifugio e aspetta di decidere il da farsi. Mancano ancora 400 metri al Payer e c'è da percorrere un lungo tratto di cresta dopo la forcella e con un bel temporale che rumoreggia sulle nostre teste. Sappiamo bene che le creste sono tra i luoghi preferiti dei fulmini, e dopo un breve conciliabolo decidiamo di fermarci al Tabaretta e di non proseguire. Inutile correre rischi con questo tempo.

Per la notte saremo ospiti della famiglia Reinstadler, con la speranza (dura a morire!!) di svegliarci con una domenica di bel tempo.

Prima di cena facciamo un pò di ripasso delle manovre di corda nella sala del rifugio, tra pantaloni e giacche appese ad asciugare e sotto gli occhi delle figlie del gestore. Mentre aspettiamo di sederci a tavola delle oscure presenze si aggirano tra di noi, quasi luciferine.. mancano solo gli zoccoli caprini e la coda: il resto c'è! Che sia causa loro il maltempo? non ci è dato sapere...

Ma finalmente arriva il momento positivo della giornata : una bella spadellata di pastasciutta innaffiata con un buon rosso ridà un pò di gioia alla gita, mentre fuori non vuol saperne di smattere di piovere. La cena continua generosa di cibo e di vino e l'allegria pervade tutti, e si continua a chiacchierare piacevolmente; la mancata salita ora non pesa più di tanto.

Dopo cena usciamo per dare un'occhiata al cielo, sempre piu grigio sopra di noi. La verticale parete nord dell'Ortler con le sue pendenze ghiacciate ha una parvenza spettrale. Davanti a noi si intravedono per un attimo il lago di Resia e di San Valentino, ma è un attimo prima che tutto sia di nuovo avvolto dalle brume del crepuscolo.

Rientriamo e ci sediamo piacevolmente a chiacchierare pensando all'indomani. Il meteo non lascia scampo, ma il gestore si offre gentilemente di alzarsi alle 3 per vedere le condizioni del tempo ed eventualmente chiamarci e preparare la colazione. Lo ringraziamo, e dopo l'ultima grappa ci ritiriamo.

La notte si dorme poco, e la pioggia tamburellante sul tetto accompagna il dormiveglia: l'una, le due.. le tre passano senza cambiare la colonna sonora. In altre situazioni sarebbe bello rigirarsi nel letto ascoltando la pioggia scendere, ma quà è piuttosto frustrante.

Alle sette non si riesce più a stare a letto e scendiamo a far colazione; tanto per cambiare piove, e il temporale tuona tutto intorno a noi.

Anche la sola salita al Payer è improponibile e allora ci concentriamo sul buffet dolce salato della colazione, abbondante e varia secondo i canoni altoatesini.

Rassegnati all'inevitabile doccia che ci aspetta ci prepariamo a scendere verso Solda.

L'Ortler non ci ha concesso neppure la sua vista.








8 commenti:

carlo de ts ha detto...

la sai quella dei triestini che vanno a sciare a pramollo...
daghe de nero!!!
coraggio il tempo era di cacca ovunque.

Luca ha detto...

Pioggia di qua e pioggia di là. Anche noi abbiam Flop (mica il monte)e sfidato la Sfinge che ci ha annegato di brutto.

Mandi Luca
"montagne sottosopra"

sofia77 ha detto...

eeeh dai coraggio. io mi sono rondolata sul divano tutto il giorno. vi sarete bagnati ma almeno avete fatto qualcosa.

Marta e Franco ha detto...

che bella la foto della vallata.
e anche le altre che aveete
bravi bel blog, abbiamo visto il post su sentierinatura e siam venuti a vedere.
Ciao a presto

Marco strazzer ha detto...

già che c'erravate potevate far la tabaretta per passare il tempo no?
dalla foto la nord è in condizioni ottimali per salire. Un pensierino?
Ciao Furlani

Annarita ha detto...

certo che col tempo che c'era... anche voi...
ma vi capisco, figlia di montanari, sorella di montanari. Riuscite a vedere uno spiraglio di luce che neanche con il microscopio si vede.
almeno avete fatto festa. Ma la signora dove l'avevi lasciata?

nadia ha detto...

eh cara Annarita...mi aveva lasciata a casa ad annoiarmi!..era una gita per soli uomini veri! ahahah

andrea loi ha detto...

Con tutto rispetto.... più che per uomini veri la gita era per uomini testardi!
Mandi a ducju