Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

giovedì 10 luglio 2014

Crode dei Longerin

Diciamo che la gita cresce man mano che si sale. Da una strada piccina picciò, dove speri di non incontrare nessuno in senso contrario, si arriva ad un piccolo parcheggio, sul confine della Val Visdende. 
Si entra nel fitto del bosco dove un comodo sentiero si innalza e in breve ti accompagna alla luce del sole, aprendo davanti ai tuoi passi l'armonia della Valle dominata dalla mole possente del Peralba.




Una svolta decisa e il sentiero sale più deciso, impaziente di portarti alle porte di un piccolo angolo di paradiso. La chiave che apre le porte dei questo scrigno sono le acque del Rio Visdende, che sembra si soffermino attimo dopo attimo per dare un'ultimo sguardo prima di precipitare nel verde abisso.



La valle di Vissada si lascia scoprire piano, passo dopo passo. Il largo sentiero avvolge come l'abbraccio di un innamorato la vallata.
Lo sguardo non sa dove posarsi. La tavolozza di colori dei fiori si innalza fin sulle creste erbose. Salire lentamente per assaporare ogni istante è quasi obbligatorio. L'orologio non è necessario, il tempo si dilata, il respiro si fa sempre più ampio finchè, come d'incanto, le Crode dei Longerin si innalzano d'improvviso, quasi a voler toglierti il fiato.
Creste e pinnacoli aguzzi, grigi scogli di calcare che si ergono dal mare verde e calmo.




Raggiunta forcella Longerin iniziamo a risalire verso i ghiaioni che portano alle cime. Un gruppo di mucche si fa vicino e fatichiamo un pò a farle desistere dal seguirci. Il sentiero sale senza strappi fino alla base delle pareti. I segnavia sono radi e il sentiero a tratti sembra dimenticarsi di noi.






Le ghiaie s'impennano, quasi a non voler essere da meno delle Crode che gli impediscono di raggiungere il cielo, le seguiamo con calma e giungiamo a pochi passi dalla cima sud, con la sua piccola croce.
Uno scampolo bianco d'inverno ci chiude la via alla cima, ma ci consoliamo con  la cima più alta e sottile.





All'orizzonte la valle del Piave si drappeggia di veli di pioggia, e iniziamo a scendere seguendo un'esile traccia che ci porta verso il monte San Daniele ed il Colle dei Pradetti.





Dopo aver saziato gli occhi e mentre i pensieri volano sopra altre cime, ci immergiamo silenziosi nel bosco di chiaroscuri scendendo lentamente a forcella Zovo.

2 commenti:

Flavio Molinaro ha detto...

Il posto evidentemente è fonte di ispirazione! Una bella descrizione che spinge ad andare a provare le stesse sensazioni ;-)

Luca De Ronch ha detto...

Bello, l'ho smiciato !