Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

giovedì 11 settembre 2014

Mala Mojstrovka, spigolo Hintersteiner-Malnitz

Da Kranjska Gora le vette del passo Vrsic si nascondono tra le nuvole in questo inizio di settembre. Saliamo i tornanti che portano al passo e respiriamo l'aria umida di nebbia. Le brume si mescolano alle cime degli abeti e dei larici mentre lo sguardo si rallegra alla vista di un piccolo squarcio d'azzurro.
Al passo l'aria è fredda, e seppur nel passare della gente, si coglie il silenzio dell'autunno ormai vicino, le nuvole corrono, aprono e chiudono finestre in cui passa volando Srebrnokrilec, il camoscio nero dalle ali d'argento.

Salendo alla Vratika scruto il cielo in cerca del camoscio ma non lo scorgo, vedo solo gli squarci che crea tra le nubi e che rasserenano gli animi in vista della salita che ci attende.
Seguiamo il sentiero in direzione dell'Hanzova Pot e proseguiamo oltre, in direzione della Sleme, fino a raggiungere la base dell'evidente spigolo nord.




Siamo soli all'attacco, mentre poco più in là, alla base della ferrata si assiepa un buon numero di escursionisti. Le loro parole le possiamo solo immaginare, il vento le porta verso altre pareti, lasciandoci isolati nel silenzio.
Le nuvole si alzano come quinte di un palcoscenico mentre Roberto inizia a salire, le tracce del suo salire sono solo il respiro e il tintinnare della ferramenta.
Dopo Carlo parto anch'io, vedo la corda scorrere tra le mani di Nadia e salgo tranquillo: la roccia è fredda e mi ricorda che comunque siamo a nord. Le mani si intorpidiscono velocemente e gli appigli li stringo "a vista". Parte anche Nadia e ,anche lei un pò infreddolita, ci raggiunge in sosta mentre il sole guadagna spazio sopra le nostre teste. Il calcare è discreto, anche se di tanto in tanto qualcosa resta in mano giusto a ricordarci che l'attenzione non è mai troppa. Di tanto in tanto il vento ci porta le parole di quanti salgono la ferrata, rompendo il nostro isolamento.

Tiro dopo tiro l'uscita si avvicina, le nuvole salgono da Tamar scavalcando la Slemenova Spica d'un fiato per scendere nel vallone e risalire con maggior forza verso di noi, ma sono solo giochi di luce e ombra. 
Le mani continuano a scorrere leggere sul calcare, gli sguardi si incrociano ad ogni sosta. Poche parole, poi si sale verso l'alto, alla ricerca del sole che illumina l'altro versante.
E uno dei piaceri più semplici che regala una parete a nord, uscire nel tiepido abbraccio del sole.











Giriamo le spalle alla cima e scendiamo i ghiaioni in direzione del Vrsic, i passi si fan svolazzanti sulle veloci ghiaie e in poco tempo raggiungiamo il sentiero della normale alla Mojstrovka.




Qui i rumori del passo si fanno più vicini, e d'un tratto l'incanto della solitudine si rompe, mano a mano che scendiamo si sentono le voci dei gitanti, il respiro degli escursionisti stanchi che, come  noi, hanno goduto di questo selvaggio angolo di alpi.
Chissà da quale roccia silenziosa il Camoscio dalle ali d'argento ci osserva in compagnia della sua compagna dalla corona d'oro. Lo cerco con lo sguardo, ma si nasconde alla nostra vista.
Mentre scendiamo si apre uno spiraglio d'azzurro verso lo Spik. Forse andremo a cercarlo lassù.

3 commenti:

ROMINA VENIER ha detto...

Io adoro le Giulie per questo, perchè tessono assieme leggende e nuvole, strade e parole, il pavè dei tornanti che portano al Vrsic percorsi in bicicletta si animano e suonano di lontani passaggi, sulle pareti che scorgi alzando gli occhi si specchia la mitologia, qui "l'anima vola, mica si perde, mica si spegne"_Elisa_
quello che c'era prima ci sarà dopo di noi.

Luca De Ronch ha detto...

bello arrampicare pensando allo Srebrnokrilec, o a Zlatorog o ancora alle Rojenice, ti sembra di stare nella leggenda........... :-) !

Luca l'Alpinauta ha detto...

Luca il tempo era da saga nordica!
Romina la magia delle Giulie l'abbiamo inseguita per anni e continuiamo a farlo