Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

mercoledì 24 dicembre 2014

Golovec

Si potrebbe andare tutti quanti a fare un'invernale
Vengo anch'io? No tu no!
Per vedere come stanno le nevi perenni
E gridare "Aiuto aiuto che freddo su stò crestone"
E vedere di nascosto l'effetto che fa! 


Si avvicinava il primo giorno d'inverno, una domenica. Tra l'altro di sole! per forza di cose si doveva uscire.
Di cascate ancora non se ne parla, e allora la scelta cade su una linea percorsa lo scorso anno da Gianni con Massimo e Alex, la cresta del Golovec.
Il tepore della stazione di arrivo, mentre ci prepariamo, mi ricorda gli attimi che precedono la sveglia a letto, quel breve attimo di piacere che accompagna il saluto al caldo delle coperte. Si aprono le porte automatiche e l'aria gelida punge forte sulla pelle del viso. Il freddo ci sprona all'azione e puntiamo alla selletta da dove ha inizio la nostra salita.
Decidiamo sul posto le cordate, io e Carlo e Roberto e Bepi; lo zaino si alleggerisce ed il materiale migra verso l'imbrago. Un po di tutto, non si sa mai.
Iniziamo la salita sul lato nord del filo, i guanti si attaccano alla roccia ghiacciata, un primo camino intasato di neve ci apre la porta della cresta. Mi sento bene, piacevolmente impegnato. A casa.



Iniziamo a percorrere la cresta in direzione della cima, sospesi sopra luce e ombra. Nonostante le basse temperature, il riverbero del sole ci scalda piacevolmente, anche troppo. Uno sguardo verso Roberto e Bepi e ormai siamo già sotto la cima.






Solo un breve pendio di neve ben dura ci separa dalla meta, i ramponi fanno scricchiolare la crosta gelata, pochi metri e si schiude dinanzi a noi un panorama fantastico, dal golfo di Trieste al Piancavallo, passando per Triglav, Montasio, Glockner, Cogliàns, Antelao, Civetta. Fantastico è dir poco.






Un attimo per riprender fiato e iniziamo la discesa. La traccia è battuta, il percorso conosciuto, e la mente si gode leggera il piacere della giornata che scorre sopra queste cime. Sono piccoli pensieri quelli che accompagnano i nostri passi, so che il sentiero per tornare a casa passa per le salite che vogliamo fare. I desideri che daranno vita alle prossime avventure sono piccoli semi che germogliano, innaffiati dai progetti che frullano nella testa mia e di Roberto ogni volta che scorgiamo una linea interessante.

Una corda doppia ci cala nella chiassosa realtà del sci, la funifor, a intervalli regolari,  sforna decine di sciatori colorati, alcuni si fermano con il naso all'insù a guardarci, per un atttimo. Forse incuriositi, ma senza troppa convinzione.
Dalla calda luce del sole scendiamo in una gelida penombra che ci scuote dai nostri pensieri e ci fa desiderare quel cubo di cemento, vetro e acciaio che ci regalerà un pò di tepore.
Sistemiamo il materiale negli zaini mentre aspettiamo la corsa per scendere a valle.
In piedi di fronte alla vetrata sorrido, guardo fuori e vedo che la strada che porta a casa, attraverso i miei desideri,  corre appesa a un filo, sospesa sul vuoto.
Vedo i sorrisi dei miei compagni. La felicità percorre strane vie.

1 commento:

Luca De Ronch ha detto...

insomma tutto il giorno appesi alla felicità :-) !

Buon Natale Alpinuati !