Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

giovedì 18 dicembre 2014

A casa tra le nuvole

Il mattino buio è ancora più freddo e non aiuta a scegliere. Non piove dice Omar, e allora andiamo, verso casa.
Esco sotto una sottile ed eterea pioggia.
Fine, sottile e fredda mi accompagna all'auto.
Daniele sale silenzioso in auto, le ferite di una notte difficile e breve lo fanno più taciturno del solito.
Incrociamo Omar poco fuori Tolmezzo e proseguiamo verso Timau.
Il cielo è grigio e cattivo, l'aria che scende dall'alto è fredda e segna la pelle. Imbocchiamo il sentiero che sale agli stavoli Roner e la sensazione di andare a casa mi pervade. Pal Grande mi fa questo effetto, ormai è parte della mia vita, come è parte della vita di molti dei miei compagni di montagna.
Il bosco è scuro e il suo alito freddo. I passi si susseguono lenti, non c'è fretta di salire. Saliamo lungo la vecchia mulattiera militare, la "calada".

Sale lenta, placida. Accompagnava al macello schiere di giovani, aveva almeno la cortesia di non farli faticare. La fatica l'avrebbero fatta nell'ultimo balzo fuori delle trincee, sotto lo sguardo attento della Mietitrice.
La neve scricchiola sotto i nostri passi e si confonde lungo il breve orizzonte con le nebbie che avvolgono le cime degli abeti. La traccia che ci precede si perde leggera davanti a noi, confondendosi tra cielo e terra e senza preavviso, ci troviamo davanti a casera Pal Grande di Sotto, immersa un bianco silenzio.


Proseguiamo verso Pal Grande di Sopra. Quest'anno ancora non ci sono salito, e la sento come una mancanza, come non fossi passato a salutare qualcuno di caro. Mentre arrivo ai ruderi restaurati del comando militare immerso in questi pensieri un brillio lo mette in risalto, mentre un timido cielo blu pare voglia farsi strada verso il basso. Arrivo davanti casa e un sole sempre più deciso inizia a farsi strada verso di noi.



Arriviamo in casera, in un catino di cielo blu, con il sole che fa scricchiolare le lamiere delle stalle.
Mi stupisco sempre di come varcare questa soglia sia come varcare l'uscio di casa. Quei muri freddi e umidi sanno riscaldare l'animo, intrisi di tanti bei ricordi.







Sbuffi di nuvole si alzano tutto in giro, ma noi restiamo nel tiepido sole, finché, veloci come siamo saliti, chiudiamo la porta e rientriamo.

1 commento:

Luca De Ronch ha detto...

e' proprio vero, sarà una semplice emozione, quando ti avvicini a casa è così........