Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

martedì 23 agosto 2016

Verso il Montasio

L'aria del mattino è fredda e carica di umidità. Arriva al naso forte,  esaltando i profumi che salgono dai Piani, colpiti  dai primi raggi di un sole che si sta alzando sopra le creste del Buinz.
Una leggera foschia ci accompagna mentre attraversiamo il mare verde ai piedi delle pareti. I Piani sonnecchiano ed anche i suoi abitanti sono tranquilli, non badano al nostro andare lungo il sentiero.
Il Montasio si erge davanti a noi e pare di toccarlo da un momento all'altro, ma è il suo solito scherzo, come sempre si fa desiderare.







Arriviamo a Forca Disteis tra timidi sbuffi di nebbia che sembrano voler fare la voce grossa, se non che nel giro di pochi secondi evaporano verso l'alto lasciandoci tranquilli. Imbocchiamo il sentiero verso il bivacco Suringar e i timidi sbuffi, iniziano a prendere vigore e ad assediare la parete. Ci prepariamo all'imbocco del canale di salita, e abbandoniamo il sentiero per risalire le prime placche della Spanyol Wittine, la via che risale il canalone sud del Montasio.





Con un pò di attenzione al detrito che ricopre le placche risaliamo per un centinaio di metri la parete slegati, fino a dove il canalone si restringe e dove ci apprestiamo a legarci, se non che la nebbia si solleva dai Piani e ci stringe in un abbraccio plumbeo. La parete sparisce dietro un sipario grigio, lasciandoci nel limbo. sospesi tra i colori delle pareti e delle nuvole che vanno fondersi verso l'alto.






Dopo una buona mezz'ora in cui la situazione non si sblocca decidiamo, vista l'ora, di ritirarci. Cerco un punto buono per attrezzare una sosta di calata e scendiamo in doppia fino a raggiungere il sentiero. Non è la giornata giusta per salire e soprattutto per godersi la salita.
Nuovamente sui ghiaioni il cielo sopra di noi sembra votarsi all'azzurro, ma è solo un ricciolo di sereno tra gli sbuffi di nuvole,  che salgono ad inspessire il mantello che avvolge la montagna.



1 commento:

Luca De Ronch ha detto...

giornataccia, ben tornati indietro !