Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

lunedì 4 agosto 2008

La via è la meta! Ovvero la cima non è tutto

Si sa, chi intraprende la "carriera alpinistica" deve attrezzarsi. Negli ultimi due anni, un po' con l'esperienza, molto su consiglio di Luca, il mio guardaroba montano è aumentato parecchio, tanto quanto è calato il mio conto in banca per acquistarlo...ma questo ultimamente è un male comune, montanari o no. Fatto sta che possiedo ben 3 paia di scarponi, uno per ogni ambiente, neve, roccia o trekking! Per non parlare di scarpette d'arrampicata, di avvicinamento, picozza, ramponi, imbraghi e vestiario vario che fan fatica a trovar posto negli armadi!




Per l'uscita domenicale decido di rispolverare, dopo un anno, gli scarponi da ferrata (come li chiamo io), quelli belli rigidi. Si, perchè la meta di oggi è la Cima Palombino, in Val Visdende e se anche la ferrata che dobbiam fare non è difficile, sempre ferrata è e io non voglio trovarmi impreparata!




Perciò, messo imbrago e caschetto nello zaino, alle 7.30 ci ritroviamo nell'"Impero di Goricizza", come lo chiama Luca, con Claudio ed Enrica.


Lasciato il Nicolino con Dario e Fabiola, ci avviamo alla volta di Sappada e la Val Visdende.

Nei pressi della seggiovia del Siera, a Luca pare di scorgere il sig. De Ronch & Co...saranno stati proprio loro? ci faranno sapere!

Pagato il pedaggio all'ingresso della Val Visdende, scopriamo poco dopo che il punto di partenza segnalato sul libro di Mazzilis, è preceduto da circa 3km di strada asfaltata con tanto di doppio divieto di transito! Rassegnati ad allungare la camminata, imbracciamo gli zaini e via alla volta del bivio Ciadon.
La strada per fortuna corre in un fresco bosco e la moderata pendenza facilita le chiacchiere. In circa mezz'ora arriviamo al bivio e in un altro quarto d'ora siamo alla casera Dignas. Qui il panorama si apre e cominciamo a gustarci la vista sulla valle.
Le chiacchiere cessano e iniziamo a risparmiar fiato per la salita.
A quota 1800mt usciamo dal bosco e la vista si amplia dalla nostra meta alla Croda Negra, dal m.te Vancomun al bellissimo Peralba, dal Lastroni al Rinaldo. Tutto in giro è verde e la nostra strada risale con ampi tornanti fino alla forc. Dignas.
All'ultimo tornante deviamo per il sentiero 172, che tra prati e detriti ci porta all'attacco della ferrata.



Sono le 12.30 e gia da un po' scrutiamo preoccupati un nuvolone che soggiorna tranquillo sopra il Palombino. Siamo indecisi sul da farsi ma un' affannata Enrica, arriva per ultima,ci guarda e dice "su, su"! Ci prepariamo in fretta e sperando nella rapida dipartita del nuvolone, iniziamo a salire per la semplice ferrata, praticamente in assenza d'esposizione. Il panorama è stupendo e il sole fa di nuovo capolino: in mezz'ora siamo fuori dal tratto attrezzato e iniziamo a risalire zigzagando il pendio erboso fin dove pensiamo si trovi la cima.
Ma ci attende un'altra sorpresa: cio che stiamo risalendo è solo il primo tratto di una lunga cresta. Quando vedo dove esattamente si trovano le croci di vetta (una austriaca, l'altra italiana) mi sfugge un "ah! porco boe!" A Claudio, dietro di me, sfugge un'imprecazione ben più colorita, tanto che mi aspetto che un fulmine ci colpisca e ci disintegri! Cio che ha detto Luca che ci precedeva, solo le margherite sul prato lo sanno!

Gambe e pancia gia da un po' reclamano attenzione e corrotti dalla stanchezza decidiamo in un sano bivacco sulla cresta con vista sulla cima!
Mangiamo in fretta e dopo la foto di rito, visto che il nuvolone proprio non vuole sloggiare da qui sopra e spinti da un fresco venticello, iniziamo la discesa seguendo un sentiero che si abbassa rapidamente nella Valle del Palombino.
L'erba è alta, la fioritura stupenda: è chiaro che da qui scendono in pochi, preferendo il rientro per le ferrate italiana e austriaca. Una moltitudine di fiori ricopre tutti i prati colorandoli d'azzurro, giallo, viola e bianco: mai visti tanti fiori come quest'anno!
Prestando attenzione a non inciampare in una delle tante buche di marmotta e attraversando più volte un rigagnolo che scorre tra le rocce, seguiamo adesso l'evidente sentiero che si addentra in un bel bosco e che con alcuni tornanti ci riporta sulla strada delle malghe percorsa all'andata.




Siamo poco sopra casera Dignas e i miei piedi gia da un po' implorano pietà! Sì, perchè se da un lato questi scarponi sono una bomba sulle ferrate, non lo sono altrettanto sui lunghi percorsi!
Il pensiero di dover ripercorrere tutta la strada della salita mi fa desiderare di poterli togliere e di venir giu scalza!
Ripromettendomi cento volte di mettere nello zaino anche le scarpette per gli avvicinamenti la prossima volta, ripercorriamo la lunga via del ritorno brontolando ad ogni curva perchè la strada sembra non finire mai!
Quando dopo l'ennesima ansa vediamo cio che sembra un miraggio, due nonni che spingono un passeggino, ci rincuoriamo: il parcheggio e i vacanzieri della piana della Val Visdende sono vicini!
Arriviamo all'auto e stravolta guardo con gola un abbeveratoio ricolmo di acqua fresca!
Uno sguardo d'intesa con gli amici e poco dopo siam tutti coi piedi in ammollo!
Per un po' il formaggio prodotto in questa zona avrà quel qualcosa di sapore in più di formaggio, grazie a noi!!!

Risanati i piedi doloranti facciamo tappa: bisogna reintegrare anche i sali minerali persi, e un paio di birrette aiuteranno! Inoltre c'è da "bagnare" l'auto nuova di Claudio!
Scendiamo nella calda e afosa pianura e passata la Frontiera rientramo nell'Impero, dove una buona grigliatina del Darione ci rimette a posto anche le pancette affamate!
Non c'è che dire, dopo gli 800mt di ieri e la bella scarpinata di 1200mt di oggi, il fine settimana è stato produttivo!
Come dicevo a Luca salendo... "dura la vita del montanaro!...ma mi piace!".

6 commenti:

Carlo de Ts ha detto...

ma si che tanto la cima la vedevate lo stesso, sarà mica un problema di etica no? diciamo che avete applicato il ragionamento alla base dell'arrampicata sportiva: la prevalenza del gesto, rispetto all'arrivare in cima.
se non ci fosse sto triestino a pararvi il ...
Nadia non toccare l'Impero di Goricizza agli Imperiali... non sai che storie tirava su il tuo uomo già quando eravamo nell'alpinismo giovanile: immagina .. già furlani e triestini più un de goricizza!!!
ah ah ah
Mandi a duci quanci

Annarita ha detto...

col tempo che girava domenica meglio scendere in fretta e andare a reintegrare. domenica ho portato le bambine sul peralba, con tutta calma, per la ferrata ma avevo una paura del temporale che vedevo dalle vostre parti! due piccole alpinaute (o alpingirls) di 10 e 12 anni! eran più brave di mamma e papà
ciao belli

Lorenzo ha detto...

Dal bollettino osmer.fvg per domenica:
"Al mattino cielo ingenere poco nuvoloso; dal pomeriggio variabile con la possibilità di qualche locale rovescio o temporale."

Interpretazione fantozziana:
locale=luogo dell'escursione
Possibilità=certezza

sofia77 ha detto...

si che è dura la vita dell'alpinista! levatacce, faticacce, per godersi la cima e... e vederne un'altra che ti ingolosisce e via di nuovo!!
la cima l'avete vista no? meglio lasciar stare se incombe il temporale, in caso ci si torna

andrea loi ha detto...

Hi, hi, hi.....allora non ah fregato solo mè la strada con quel bel divieto del cavolo....e già che ci sono..... potrei proprio menar la viola: come si fà a non arrivare in cima? Bisogna dar de potenza!!! e non andare in discoteca la sera prima!!!! e già che ci son..... bon basta dire cavolate.....per questa volta ve l'abbuono dai.....tanto mi hanno raccontato che è difficile che qualcuno rubi la cima e quindi siete ancora in tempo.
Mandi mandi a ducju

Maya ha detto...

Mah dai! come si fà a non andare in cima!??!!!! ahahahah ... se il pomeriggio il tempo è messo in peggioramento, si parte prima al mattino!!!! io infatti mi sono alzata alle 4:15 domenica .... a parte gli scherzi, vedendo le foto e leggendo l'articolo, il posto era bellissimo anche senza arrivare alla croce... e poi l'importante essere per Monti ...
Mandi