Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

venerdì 17 agosto 2012

La Casa di Rosa

"Setu? Atu cjolt il musciut? Dai chi lin a cjase di Rosa"
Infilato l'uscio di casa, un alito caldo d'asfalto ci accompagna mentre saliamo in auto: ne scendiamo nel fresco soffio dei boschi di Fusine.
"Do esie la cjase di Rosa?" Lassù, indica con il bastoncino Gabriele.
Iniziamo a salire lungo la forestale che porta al rifugio Zacchi e quel bastoncino diventa ora sostegno, ora un aratro, ora un rasaerba.





Intanto i passi si rincorrono l'un l'altro e la strada diventa più corta.
D'un tratto il rombo di un motore precede di poco una jeep: é Gianni che scende a far la spesa. Stretta di mano salda e vera, da amico; un saluto veloce e l'arrivederci a dopo, su a "casa di Rosa".
La strada si riempie di giochi e soste, cacce ai lamponi e nuvole.


Nuvole che si ingrossano contro i contrafforti della Ponza e, prima poche gocce timide, poi un'allegra brigata di tamburellanti soldatini inizia a bagnarci mentre Gabriele se la ride: "li pocis!!"
Nuovamente il rombo della jeep ci sorprende e un "montait su!" ci salva dal diluvio.



Con le ultime gocce di pioggia che cedono il posto ai raggi di sole finalmente arriviamo a casa di Rosa: al Rifugio Zacchi, gestito dagli amici Gianni e Rosa appunto, di Timau.
Dopo un attimo di iniziale timidezza Gabriele prende in mano la situazione e il rifugio diventa "suo".
Sistemati gli zaini e fatti i letti siamo pronti per la cena.


E per il dopo cena.



Finché la stanchezza ha la meglio sull'Alpinfrut e le pareti severe del Mangart gli danno la buona notte.

1 commento:

I sognatori di Cucina e nuvole ha detto...

L'ultima foto è quella che preferisco, troppo tenera! E bravo Gabriele che ha dormito già in rifugio!