Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

mercoledì 6 agosto 2014

Chiaroscuri

Decisa la meta, non resta che preparare il materiale. Dadi, friends, qualche chiodo per le emergenze dice la relazione. Scendo le scale verso la cantina. Alzo le braccia verso il baule dell'attrezzatura e il peso mi fa capire che non è una vittoria, non alzo una coppa al cielo, sembra quasi che il cielo mi schiacci a terra. Pensieri che rendono inutili i preparativi, partire con l'idea di un viaggio vuoto: pensieri grigi.
Passa una notte scura, rotta da lampi lontani, e arriva un alba lattiginosa, in cui il sole non è deciso come dovrebbe essere di questa stagione. Vinta a fatica la voglia di tornare a letto prendo la strada della montagna. La sensazione di una giornata inutile si mescola con le nubi che ribollono dietro le prime schiere di vette.


Ci incamminiamo verso il rifugio Grauzaria con qualche sprazzo di azzurro che rompe la solita monotonia di questa estate. Un sole spento da cornici velate, che salgono da rocce grigie e madide del sudore dell'aria, che non rinfranca il cuore, ma quasi sottolinea l'inutilità dell'andare. Arrivati al rifugio le nuvole prendono il sopravvento. Sfumature di grigio su grigio, la roccia trasuda la voglia che abbiamo di accarezzarla e come una timida amante si ritrae, si fa desiderare e poi si nasconde dietro un velo.



Decidiamo di continuare, un barlume di speranza resiste sempre nell'animo di un sognatore. D'altro canto cos'è un alpinista se non un sognatore? L'effimero ci conquista, ci convince a continuare nella consapevolezza dell'inutilità di un'azione, ma il fatto di portare a compimento l'inutile ci riempie comunque di una sottile gioia fino ai più reconditi meandri del nostro io.


Oltrepassato il Foran da la Gjaline continuiamo verso Nuviernulis. nascosta dietro un cinerino sipario di anime, i nostri desideri passati e futuri che ci accompagnano passo dopo passo. Poi il regista da il via allo spettacolo e la torre ci appare, mostrandoci il diedro Bulfoni nella sua semplice maestosità. Rivoli grigi percorrono la parete e il sospetto diventa la conosciuta certezza.


Una pausa in forcella, la consolazione dell'allenamento. La fatica che riempie lo spirito attingendo alla gioia di poter condividere delle sensazioni,e una sconfitta che tale non è, aprendo come sempre nuovi orizzonti allo sguardo. Un velo chiaroscuro che fluttua nell'azzurro di un'estate che ancora non arriva. Questione di toni e sfumature.

3 commenti:

Flavio Molinaro ha detto...

"chiaroscuri" sono a volte gli scenari e i pensieri....un post intimista con una considerazione finale positiva.

"... e la pioggia che va e ritorna il sereno..." diceva una canzone dei Rokes!

ciao

Luca l'Alpinauta ha detto...

arriverà, presto o tardi arriverà

Anonimo ha detto...

Piacevole lettura, come sempre.Proporrei di modificare il titolo in "ChiarCoscuri"... :-)
Un saluto a te e a Nadia. Lauretta