Nessuna preghiera, nessun credo, rendono l'uomo più devoto quanto la solitudine d'un bosco che stormisce al vento, o la libera vicinanza al cielo sulle vette dei monti
Julius Kugy

venerdì 22 agosto 2014

Laghi d'Olbe

Questa estate mi fa rivivere l'esperienza del campo base, durante le salite alle montagne più alte della terra: un occhio al meteo, e lo sguardo speranzoso verso il cielo, in attesa di una finestra di bel tempo.
Un paio di giorni con Gabriele e Nadia a Sappada, prima della trasferta austriaca si pongono in questi termini. Cieli grigi, fatti di nuvole pesanti che quasi non riescono a sollevarsi da terra.
Così passiamo un paio di giorni fintanto che si apre una finestra di bel tempo! E con lei la seggiovia!

Gabriele è tutto contento di salire sulla "seggioria" e abbracciato a Nadia mi precede sul primo tratto, per poi ordinarmi di sedermi davanti nel secondo.

Arriviamo al rifugio Sappada 2000 mentre sole e nuvole si litigano il posto, una battaglia che andrà avanti per tutto il giorno. Sistemati gli zaini imbocchiamo il primo tratto di pista che ci porta all'imbocco del sentiero per i laghi, passiamo sotto le coste del Monte della Piana e usciamo sul pianoro sul lungo divallammento che divide la Piana di Unterz e la val di Sesis.


Il sentiero si fa comoda mulattiera e saliamo con calma, al passo di Gabriele, una pausa per bere, una per uno spuntino veloce, una per cercare legnetti che sparano o denti di dinosauro, o chissà che altro. Non dovremmo più stupirci, ma la fantasia di un piccolo alpinista non ha limiti.

Passata Casera d'Olbe la strada punta verso il cielo e dopo una rapida svolta ci  appare davanti la chiesetta dedicata ai caduti della Grande Guerra. Poco meno di cent'anni fa quassù ci si ammazzava, e al fischio degli ufficiali si saltava fuori dalle trincee, ora l'unico suono è quello della campana che viene fatta suonare dai bambini. Rintocchi che malamente coprono gli schiamazzi di gitanti che non apprezzano il silenzio dell'acqua e della roccia.







Proseguiamo verso il lago occidentale; li gli schiamazzi non arrivano, pochi metri ci separano dall'altro specchio d'acqua, ma qui i escursionisti sono pochi e silenziosi, come le mucche al pascolo che si godono una giornata di sole grigio.


Un mare di nuvole abbraccia le cime dal Siera alle Terze, e si riversa verso il fondovalle. Un tramonto effimero ci accompagna verso casa.

2 commenti:

Luca De Ronch ha detto...

ottimo carica batterie, nei momenti statici serve...... oooo se serve :-) !

Nadia l'Alpingirl ha detto...

Diciamo che abbiamo scaldato un po' i motori prima delle vere ferie!!
Ciao Luca ;)